Fernanda Pivano: una vita tra letteratura e traduzione

Fernanda Pivano (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009) è stata una delle colonne portanti della cultura italiana del Novecento, non soltanto per la sua attività di scrittrice e traduttrice, ma anche per quella di critica musicale, tanto da collaborare col grande Faber.

Nata a Genova, Fernanda Pivano entra immediatamente in contatto con la cultura anglosassone grazie alla mediazione della madre, Mary Smallwood (di origini scozzesi): una mediazione importantissima, poiché le permetterà di diffondere nel Belpaese le grandi opere della letteratura inglese e americana.

La famiglia si trasferisce a Torino e, nel capoluogo piemontese, Ferdanda ha come compagno di classe Primo Levi e come supplente d’italiano Cesare Pavese. L’incontro con Pavese sarà fondamentale, perché le permetterà di conoscere Foglie d’erba di Whitman, L’Antologia di Spoon River di Masters e l’autobiografia di Sherwood Anderson. Il destino di Fernanda Pivano è già segnato: nel 1938 tradurrà clandestinamente Addio alle armi di Hemingway, ma sarà proprio questa traduzione a provocarle il biasimo delle forze fasciste, sdegnate per la descrizione dell’esercito.

Dopo una laurea in Lettere su Moby Dick, Pivano si laurea in pedagogia filosofica col celebre Nicola Abbagnano: si tratta di un dettaglio essenziale se pensiamo ala traduzione come un’attività pedagogica, che insegna al lettore a immergersi in un’altra cultura, in un altro sistema assiologico e anche un’altra mentalità. 

Fabrizio De André

Nel 1949 sposa il celebre architetto Ettore Sottsass e, in seguito, viaggia negli Stati Uniti, per conoscere e approfondire l’opera dei grandi narratori americani del Novecento, come Fitzgerald e Faulkner.

Fernanda Pivano non ha soltanto diffuso i grandi nomi della letteratura statunitensi, ma anche quella Beat Generation, che si ribellava al conformismo della società dell’epoca. Mi piace pensare a una consonanza tra Pivano e i grandi poeti e scrittori ribelli, in quanto essi interpretavano la necessità di una società diversa e libera. 

La scrittrice fu anche una mecenate: dobbiamo a lei la conoscenza di poeti come Gianni Milano e Antonio Infantino. La città di Milano le riconosce un’indifessa attività letteraria e culturale: nel 1998 viene inaugurata la Biblioteca Silvana e Riccardo Pivano, la quale accoglie il patrimonio documentario e librario dell’autrice donato dalla scrittrice alla fondazione Fondazione Benetton Studi Ricerche di Treviso.

Dal 2003 è assegnato il premio Fernanda Pivano, ideato da lei stessa, donato a coloro che hanno dato un contributo decisivo alla cultura e alla società nella cultura italiana; dal 2009, dopo la sua morte, viene assegnato ad autori americani che si sono distinti attraverso la propria opera tradotta in Italia.

Antologia di Spoon River

La sua carriera di critica musicale è segnata dal rapporto con Fabrizio De André, il quale fu influenzato dalla traduzione di Pivano della Antologia di Spoon River, la quale è l’ipotesto del disco di Faber Non al denaro, non all’amore, né al cielo. Ancora una volta il nome di Fernanda Pivano si lega indissolubilmente alla musica italiana e uno dei suoi maggiori e raffinati interpreti.  

La scrittrice, se vogliamo, assurge a ruolo di Mecenate per la cultura italiana, avendo diffuso testi rivoluzionari nel nostro orizzonte culturale e avendo anche promosso l’attività di poeti. Sarebbe essenziale che il premio Fernanda Pivano fosse più conosciuto, rendendo noto un evento culturale poco noto del panorama italiano.

La grandezza di Pivano è sempre più evidente in quest’epoca, che non esito a definire di paraletteratura, dove scrittori di dubbio gusto e competenza come Fabio Volo e Federico Moccia dominano la scena editoriale. Cinicamente faccio mie le parole di Fabri Fibra e dei Thegiornalisti, augurandomi che questo non sia il ricambio generazionale.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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