Settant’anni di De Gregori: adelante, Francesco, adelante

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Cesare aspetta ancora e per sempre nella pioggia, e Alice guarda i gatti che girano nel sole; il generale ha vinto e Sante è sempre più distante, il Titanic continua a non tornare dal viaggio contro l’impossibile nonostante tutti i muscoli che possa avere il capitano, ma Pablo, Pablo è vivo, e i pazzi, davvero, siete voi. Gambadilegno zoppica ma non arriva alla Grand Arche, e le mosche non dovrebbero avere ali; gli americani espatriano, i marinai si baciano tra di loro e gli autotreni carichi di sale corrono lungo la statale, mentre imperano gli avanzi di segreteria. Enormi misteri volano, gettando enormi cuori oltre le stelle attraverso i cieli di un’Italia povera come sempre, che tra il mare e la pioggia cerca di addormentarsi, fiorellini con le scarpette di gomma dura, aspettando un domani in cui non aver paura di tirare un calcio di rigore, dove contino coraggio, altruismo e fantasia. Siamo qui, cani per strada, seduti sull’orlo di un vulcano, a battere e levare, a osservare guanti che precipitano, la fine del killer contro un sipario di fiamme: a pezzi, pezzi di vetro e pezzi di gasolio, e nessuno deve sentirsi escluso, perché la storia siamo noi, anche quella probabile di un amore che non vale più, anche se confondiamo sempre il diritto col carnevale, che vorremmo andare nel paese dei tropici o in Africa, mentre la ragazza africana è ancora sul raccordo anulare, con in mano una valigia, come degli attori. Ma chi, chi di noi non ha mai buttato una mano di quattro assi di un colore solo mentre il vento passava? Non c’era, e non c’è davvero, niente da capire.

(ad libitum)

Oggi compie settant’anni il Maestro De Gregori. Adelante, Francesco, adelante, che l’arrivo è distante.

 

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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