2021 Anno Dantesco, c’è un posto speciale all’Inferno per chi lo celebra

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Sei solo una faccia su una T-Shirt!
Legodante

Si è già consumato circa un quarto del 2021, Anno Secondo dell’Era Pandemica, quindi è Anno Dantesco già da un bel po’. La motivazione, i 700 anni dalla morte del poeta; visto l’andazzo (solo con sforzo riusciamo a considerare importanti queste celebrazioni a scadenza secolare), paventiamo con giusto terrore un ulteriore Anno Dantesco nel 2065 ad 800 anni dalla nascita – e comunque celebrarne la nascita non sarebbe stato forse meglio? Tuttavia, abbiamo atteso oggi che è Dantedì, il secondo della Storia. Insomma, è la Giornata dedicata a Dante Alighieri; lo scorso 21 marzo, primo giorno di primavera ufficiale (in barba all’equinozio astronomico) è stata la Giornata Mondiale della Poesia, della Felicitò, del Tiramisù, della Sindrome di Down, delle Vittime delle Mafie, la Festa degli Alberi, del Polline, e per l’eliminazione della discriminazione razziale. Diceva Carmelo Bene, e non era l’unico, che l’abuso di informazione dilata l’ignoranza, con l’illusione di azzerarla. Per quanto riguarda le celebrazioni, la ridondanza è inevitabile: non ci siamo ancora ripresi dallo choc dell’Anno Leonardesco, non abbiamo ancora del tutto assorbito Leonardo e gli Accostamenti più Improbabili et Ardui, e ci è capitato quello dedicato a Dante Alighieri. In precedenza, avevamo già scritto un pezzo su “Dante icona pop”, Vita ed opere di Dante Alighieri, da intellettuale sfigato a icona pop (artspecialday.com), in precario equilibrio tra ironia e rammarico. Dopo l’anno leonardesco e l’incipit del presente Anno Dantesco non ce la sentiamo di cambiare tono. Intendiamoci, l’intento, in linea squisitamente teorica, sarebbe anche lodevole; potremmo persino iperbolizzare dicendo che se anche un solo individuo venisse conquistato alla causa dantesca dopo un anno di celebrazioni su scala nazionale, probabilmente ne sarebbe valsa la pena. Però, la date celebrative dovrebbero suscitare un interesse finalizzato: a preservare l’ambiente, ad adottare un comportamento etico et similia. Nel caso di un Anno Dantesco, presupponiamo che lo scopo ultimo dovrebbe essere quello di sollevare (deshi basara) gli animi dei lettori agli irraggiungibili picchi del Poeta; l’impressione, invece, è che il risultato sia quello di abbassare la percezione dell’Alighieri a livello dei suoi fruitori più

Dante icona pop o rock?

inconsapevoli. Onde per cui, per una volta, ci pare il caso di dire a buon titolo che la strada dell’Inferno è lastricata di buone intenzioni; ammesso che buone siano. L’inclusione dello skateboard tra le discipline olimpiche è stata una scelta in nome dello sport? O del merchandising, dell’indotto & C.? Tra il Giorno del Nudibranco ed il Mese del Nematodo, davvero l’arte dantesca verrà apprezzata nella sua concretezza e nelle sue infinite sfumature da un numero maggiore di italiani, qualsiasi cosa voglia dire, per un pugno di conferenze in più? Oppure è più verosimile che la diffusione della grandezza dantesca non trovi un ampliamento di un solo micron? Chi ama già Dante ne godrà, certamente (in realtà, potrebbe anche soffrire, a volte); nella quasi totalità dei casi, la cosa passerà come un riempitivo, un trastullo, un argomento da Trivial Pursuit. Come dice Mills, sei solo una faccia su una t-shirt, se ti va bene. E infatti le magliette dantesche spopolano: qui, signori, si sta contrabbandando una cultura logo-pop, che per forza di cose è cheap, per approfondimento; con l’inizio dell’industria pubblicitaria si è iniziato ad usare la grande musica, non soggetta a diritti d’autore, come jingle, col risultato che la Sinfonia n. 40 in sol minore k 550 era diventata “la musichetta di Telesette”. Del resto, Dante stesso non è nuovo a simili abusi: tra un “Paradiso del fai-da-te” (esempio vero ed a dimostrazione che il ‘Paradiso della Brugola’ non era poi così fantasioso) ed un uso come testimonial di telefonia, come dimenticare la pubblicità che qualche anno addietro lo vedeva intento a scrivere la sua Commedia sulla carta igienica (“Oh, ma nemmeno un rotolo!”). Libri, monografie, post, meme, spot; il reale vantaggio di un qualsivoglia anno celebrativo sta in chi celebra, scrive, discetta e conferenza (voce del verbo conferenzare), di chi appalta, concorre, nomina, e di chi elabora e vende i gadget. A tal proposito, peraltro, non abbiamo dubbi che l’Alghieri non avrebbe difficoltà a collocare in opportuni lochi prossimi a Lucifero chi sfrutta in cotal guisa l’opre sue, con particolare riguardo a chi associ con dichiarato intento celebrativo (o tempora, o mores) la sua cantica più nota ad un gelato, ancorché appetitoso. Naturalmente, nel mare magnum delle iniziative non mancheranno quelle di pregio, ma siccome la mole è enorme anch’esse son destinate a perdersi tra commenti assurdi e letture terrificanti: certo, mai peggiori di quelle di Roberto Benigni, ma comunque atroci, ché sentire il comico toscano (un effetto-Gorman ante litteram?) leggere di Paolo e Francesca è in grado di convincere chiunque a gettare nella stufa la propria copia dell’Inferno e a convertirsi alla lettura delle date di scadenza sui surgelati. Che poi, non dobbiamo dimenticare che questa è l’era dell’opinionista da bar, quello tratteggiato da Eco: e quindi, abbiamo già visto (ahinoi) individui a-grammaticali teorizzare con sicumera che Inferno e Paradiso andrebbero banditi dalle scuole per non turbare i ragazzi fino ai 18 anni. La cosa potrebbe far ridere, se questa non fosse anche l’era della cultura dello scarto, e da celebrare Dante a chiederne l’ostracismo per violenza, pornografia, sessismo e chissà che altro, è un attimo. E dopo tutto ciò, in attesa di macinare il prossimo “Anno di”, cosa rimarrà nelle teste e nelle librerie delle case degli italiani? Qualche copia in più della Divina Commedia? Magari soltanto dell’Inferno, a patto di non confonderlo col romanzo di Brown? Forse, soprattutto se acquistata in qualche presentazione, per farsela autografare dall’autore.

 

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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