Algoritmo mon amour: banna banna, qualcosa resterà (?)

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Se c’è una cosa che noi aspiranti pseudo-intellettuali radical chic falsi buonisti cerchiamo di evitare come la peste nera quando scriviamo, sono proverbi, saggezza popolare e frasi idiomatiche. Tuttavia, come preambola il noto filosofo Dumbledore, “vi sono sempre delle passibili eccezioni”.

Se c’è un’altra cosa che noi aspiranti pseudo-intellettuali radical chic falsi buonisti cerchiamo di evitare peggio della peste nera sono i fascisti, classici, neo o ur che siano. Eppure, grazie a Faccialibro ci troviamo costretti ad ammettere che allo stato attuale delle cose, piuttosto dell’i.a. degli algoritmi avrebbe maggior valore mi’ nonna che ammoniva a non buttare il bambino con l’acqua del bagno. Il casus belli è presto detto: il tentativo del sottoscritto di produrre un post sulla psicologia della folla, corredato di due immagini, una del sociologo Gustave Le Bon e una del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, quest’ultimo nemmeno in uniforme bensì in abiti civili – nella fattispecie, esattamente le foto a corredo di questo pezzo. Ebbene, per l’algoritmo del social in questione ciò equivale a propagandare organizzazioni pericolose, evidentemente quelle naziste, e da qui cancellazione immediata del post e ban di una settimana (ed iscrizione in una lista di individui sociopoliticamente pericolosi, immaginiamo). Censura? Forse. Ma non ci preoccupiamo tanto della possibile deriva autoritaria, quanto della certissima, palese e presente deriva idiota.

Il mondo della cultura è perfettamente in grado di sopravvivere ad una settimana senza le inezie del sottoscritto condivise su una piattaforma social (che già “social…); un po’ più arduo da metabolizzare è il fatto di poter essere trattato, peraltro dopo anni di comunicazione di stampo diametralmente opposto, come un naziskin, senza di fatto aver possibilità alcuna di replica. Il problema, per venire alle cose serie, è che in nome della cultura dello scarto si equipara Le Bon a Goebbels, e si butta tutto (vedi sopra). Potremmo sprecare un sacco di parole sulle infinte contraddizioni intrinseche al social Faccialibro, che ammette gioiosamente svastiche e busti di Mussolini e censura un sociologo dell’800 che ha la sola colpa di essere stato scopiazzato da un sociopatico nazista, l’autore di studi importantissimi assieme a colui il quale di questi studi fece un uso improprio; di questo passo, verranno bannati anche tutti quelli che parlano di Fermi, Einstein, del progetto Manhattan e anche quei nostalgici che ascoltano Enola Gay? Finirà per essere bandito qualsiasi cosa non sia svago acefalo e incitamento al consumo? Probabilmente sì, sull’onda degli algoritmi che al momento sono la seconda scusa più usata al mondo dopo “ha stato il T9”; in ogni caso, gli algoritmi si stanno dimostrando forse comodi ma non pensiero, semmai scimmiottatura, parodia che produce un effetto grottesco come quello di bannare a vista qualsiasi cosa si muova. Da qui, la confusione totale e pericolosissima; totale, perché confonda causa ed effetto, propaganda e critica, ricchezza e rumore, il diritto con il favore, l’innocente col criminale (ci aveva ammonito sia Malcom X che De Gregori), e soprattutto il diritto col carnevale. Pericolosissima, perché in nome del malinteso diritto a difendere la sensibilità di chiunque riguardo a qualsiasi cosa finiremo per considerare inaccettabile tutto. Il punto è che stiamo tentando come specie, probabilmente per motivi inconsci, di bannare il pensiero. E ci stiamo pure riuscendo, presto e bene: mentre avendo la libertà di pensiero ci sarebbe voluto il pensiero, magari stando un attimo di più con la testa tra le mani.

 

Vieri Peroncini per MifacciodiCultura

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