Giorgio Bassani: una vita salvata dalla Cultura

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Giorgio Bassani e il vero rispetto per la Cultura

Può la cultura considerarsi un rifugio dalle sofferenze della persecuzione e della guerra? Se si pensa alla vita di Giorgio Bassani, la domanda suona quasi retorica. Venne al mondo a Bologna il 4 marzo del 1916 da una famiglia della borghesia ebraica. Poco dopo la sua nascita i suoi si trasferirono a Ferrara, dove Bassani si laureò in Lettere nel 1939. Di lì a poco sarebbe scoppiata la Seconda Guerra Mondiale e con essa le persecuzioni nei confronti degli ebrei. Bassani partecipò attivamente alla Resistenza insegnando italiano e storia agli studenti ebrei espulsi dalle scuole e diventando attivista politico clandestino. Nel 1940 pubblicò la sua prima opera, Una città di pianura, sotto lo pseudonimo Giacomo Marchi. Nel 1943 venne arrestato: trascorse in prigione alcuni mesi prima di essere liberato e fuggire a Roma per vivere in clandestinità. Non si spostò più dalla capitale, dove trascorse la sua vita dedicandosi interamente alla cultura – ormai libero da ogni persecuzione – come scrittore prima di tutto, ma anche come operatore editoriale fino ad approdare alla televisione, diventando vicepresidente della RAI.

Nonostante il trasferimento a Roma (città in cui morirà il 13 aprile 2000) a soli 27 anni, Giorgio Bassani restò per sempre legato alla città di Ferrara, tanto da metterla al centro della sua produzione letteraria. Non solo la città, ma la sua numerosa comunità ebraica, le persecuzioni e la sofferenza furono i protagonisti delle sue opere. Il nucleo essenziale dell’intera produzione è rappresentato dal ciclo dei cosiddetti Romanzi di Ferrara, di cui fanno parte Cinque storie ferraresi (1956), Gli occhiali d’oro (1958), Il giardino dei Finzi Contini (1962), Dietro la porta (1964), L’airone (1968) e L’odore del fieno (1972).

Fu con Il giardino dei Finzi Contini che Bassani raggiunse il grande successo di pubblico. La storia racconta il tormentato amore che il protagonista – di cui non viene mai rivelato il nome –  prova per Micol Finzi Contini fin dal loro primo incontro avvenuto durante l’infanzia, e che lo porta a frequentare assiduamente la casa e tutti i membri della famiglia. Le storie del ragazzo si intrecciano dunque non solo con quelle di Micol, ma anche con quelle del fratello Alberto, del loro padre e di Gianpiero Malnati – compagno di studi di Alberto e amico di famiglia. La fissazione di Micol per il passato sembra quasi ricordare lo stile di Bassani, orientato alla memoria. La rievocazione di vicende comuni, le descrizioni della quotidianità vissuta dai protagonisti dei suoi romanzi – per lo più ebrei – non fa che porre l’accento sulla crudeltà e l’estrema violenza della follia delle persecuzioni.

La figura di Micol sembrò ossessionare non solo il protagonista del romanzo, ma anche e soprattutto i suoi lettori. C’è chi dice che sia realmente esistita, che si tratti di Teresa Foscari Foscolo, nobildonna veneta che conobbe Giorgio Bassani negli anni ’50. La donna ricevette infatti in dono dallo stesso Bassani quattro quaderni contenenti l’intera elaborazione manoscritta de Il giardino dei Finzi Contini. Un regalo dal valore inestimabile, corredato da una dedica personale alla Foscari, datata 17 dicembre 1961 e firmata “Giorgio”:

Cara Teresa,  senza il tuo aiuto Il giardino dei Finzi Contini non sarebbe mai stato scritto. Desidero che questi quaderni restino per sempre con te.

Risale all’anno scorso, in occasione del centenario della nascita di Giorgio Bassani, la decisione della famiglia Foscari di donare i manoscritti alla Biblioteca comunale Ariostea di Ferrara. Il Comune ha siglato poi un accordo con il Museo cittadino dell’Ebraismo, che prevede l’esposizione dei manoscritti al suo interno,  non appena il restauro dell’ex carcere che ospiterà il museo sarà completato. I documenti – di enorme valore storico e filologico – riceveranno ospitalità nelle stesse celle in cui Bassani fu rinchiuso, aggiungendo un ulteriore significato simbolico.

Federica Caricilli per MIfacciodiCultura

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