Camille Claudel: la scultrice della meraviglia in un mondo di mostri

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In una delle ultime lettere all’amico Eugène Blot, la scultrice Camille Claudel disse che per descrivere la sua vita ci sarebbe voluta un’epopea, l’Iliade o l’Odissea, e un Omero per raccontare quella storia selvaggia, ebbra di meraviglia e infin violenta, radicale quanto una scultura nera di due corpi nudi avvinghiati fra loro palesata agli occhi divoratori di uomini (e donne) pregni di puerile ipocrisia.

Casa dei Claudel a Villeneuve-sur-Fère
  • Infanzia: Camille plasma Paul, Paul scrive di Camille

Il primogenito dei Claudel morì ad appena 16 giorni di luce, poi nacque Camille e, nella piccola cittadina di Villeneuve-sur-Fère che oggi conta 301 abitanti, arrivarono Louise e Paul; quest’ultimo, che prese il nome dal fratello della madre morto suicida per annegamento nella Marna, fu dapprima miele e poi serpe per Camille. L’infanzia trascorse attorno al castello medievale situato nel dipartimento dell’Aisne dell’Alta Francia, la brughiera di sabbia ed erica e la grotta dove si diceva dimorasse una strega. Tra Nogent e Wassy-sur-Blaise, Camille iniziò a lavorare la creta e l’argilla, a 13 anni ricevette le prime lezioni di scultura e cercò di rappresentare Paul, il quale di ricambio la rese protagonista del suo primo libro. I due fratelli si spiarono, si piacquero, e appresero la complementarietà degli opposti: il selvaggio del bosco e il pasto caldo, il grigiore del castello e l’azzurro del presente, la lavorazione della concretezza con l’argilla e l’invocazione delle parole di Paul per fissare l’astratto. Tra fragori lancinanti, impressioni di fantasia e realtà, i due fratelli entrarono nel mondo.

Camille è bellissima! Una fronte superba e magnifici occhi blu, di quel raro blu che si incontra solo nei romanzi (Paul Claudel, fratello di Camille) 

  • Parigi e il successo
Camille Claudel con Amy Singer e Jessie Lipscomb

A 17 anni il trasferimento a Parigi, in boulevard de Montparnasse n.135bis. Il padre, per motivi lavorativi, non potè raggiungere la moglie e i figli, e questo pesò a Camille, che gli era molto affezionata. Il rapporto con la madre, invece, andò stridendo sempre più quando la giovane decise di trasferirsi in rue Notre-Dame-des-Champs nº117 con alcune amiche scultrici, tra cui Amy Singer e Jessie Lipscomb, conosciute all’Accademia Colarossi, e aumentò sempre più quando vide la figlia venire stimata e giudicata estremamente talentuosa dal maestro scultore Alfred Boucher.

Accademia Colarossi, classi di pittura: protagoniste dello scatto sono le pittrici Ida Gerhardi e Jelka Rosen, contemporanee di Camille
  • Camille e Rodin

Sfortunatamente, Boucher dovette trasferirsi a Roma ma prima si assicurò di lasciare la sua allieva in buone mani: nel 1883 le presentò Auguste Rodin. 24 anni di differenza, una relazione di mezzo (Rodin frequentava Rose Boucher, che sposerà nel 1917) ma un’intesa senza eguali, fisica, psichica, tra anime selvagge, rapì i due e li consacrò all’attrazione delle rispettive idee e delle forme.

Ha una natura profondamente personale, che attira per la grazia ma respinge per il temperamento selvaggio (Rodin)

Questa foto di Camille, giovane, fiera e scapigliata, venne commissionata da Rodin

Come Lee Miller con Man Ray o Lizzie Siddal con il Preraffellita Dante Rossetti, anche Camille Claudel apprese dapprima dal maestro, arrivò ad eguagliarlo e talvolta curò persino alcuni particolari delle sue opere (come le mani e i piedi della Porta dell’Inferno), e poi lo superò. Rodin scrisse “le ho mostrato l’oro, ma l’oro che trova è tutto suo”, a dimostrare quanto Camille fosse un autentico talento, un’esplosione di originalità.

Camille Claudel, “Il Valzer (La valse)” (1891)

Nell’opera Il Valzer (La valse) c’è un’evidente dinamicità erotica, che ovviamente scandalizzò la massa perbenista: una donna, non legata a un uomo, che viveva da sola con altre donne e condivideva un atelier con un artista, aveva osato scolpire l’amore carnale, curandone ogni dettaglio! Quella vergogna sovversiva doveva immediatamente essere censurata (le fecero coprire l’opera con un velo, che partiva dal grembo e raggiungeva i volti). Ovviamente la caparbietà di Camille Claudel, sostenuta dall’amico Claude Debussy, con cui passava ore a parlare, la portò ben oltre le monotone etichette borghesi, e si divertì a raffigurare l’amato Rodin in scene riprese dal Kāma Sūtra, mentre lui fece numerosi disegni erotici (oggi al Musée Rodin di Parigi).

Auguste Rodin, “Fugit amor” (1886)
Auguste Rodin, “Danaide” (1885)

Dopo l’esposizione partiremo nel mese di maggio per l’Italia e vi rimarremo almeno sei mesi, e sarà l’inizio di un legame indissolubile dopo il quale Mlle Camille diventerà mia moglie” (Rodin, 12 ottobre 1886)

Ma non lo divenne mai. E dopo un aborto e la scelta di Rodin di rimanere con Rose, Camille cominciò a pensare di essere tormentata “da qualcosa di perennemente assente” in quella relazione, e così se ne andò. Ma, oltre al macigno di Sisifo per cui doveva ricrearsi una vita dopo 13 anni ininterrotti di stimolazioni reciproche e dipendenze, Camille incontrò al varco il mostro più spaventoso, l’animale formato dalle convulsioni delle passioni represse, dai pensieri inesprimibili e condensati in strambe e patetiche caricature: la società. Che le rigurgitò addosso commenti grotteschi e falsi, e se già era stato difficile affermarsi come scultrice insieme a Rodin, ora sembrava un compito davvero impossibile.

Rodin non ignora che molte persone malvagie hanno osato dire che era lui a fare le mie sculture: perché allora fa di tutto per accreditare questa calunnia? (Camille Claudel, 1886)

Signore, leggo con stupore il suo resoconto del Salon in cui mi si accusa di essermi ispirata a un disegno di Rodin per la mia Clotho. Non avrei problemi a dimostrare che la mia Clotho è un’opera assolutamente originale. […] La prego di pubblicare sul suo giornale la piccola rettifica che le chiedo (1889)

  • Resistenza: Sakuntala, Clotho, La Petite ChâtelaineLes Causeuses (I pettegolezzi), La Vague 
Camille Claudel, “Sakuntala” (1886-88)
Claudel, “La Vague” (1900)

Ma l’eco di Camille è forte, perentoria, si percepisce la tensione avversiva e sovversiva nel dinamismo delle forme e nell’originalità di Sakuntala, che riprende un dramma indiano, e ne La Vague che s’ispira all’Onda di Hokusai, con l’uso innovativo dell’onice e spunti dall’Art Nouveau. Clotho, La Petite Châtelaine Les Causeuses (I pettegolezzi), sono sculture meravigliose pregne si simbolismo e costituiscono una risposta diretta, cruda e sensuale alle menzogne ricorrenti che volevano coprirla con un velo di silenzio.

  • Fratture: L’Age mûr
Camille Claudel, “L’Age mûr [L’Età matura]” (prima versione 1902, seconda 1913)
Camille Claudel, dettaglio “L’Age mûr” (1913)
Camille Claudel, dettaglio “L’Age mûr” (1913)

Gli ultimi 30 anni della vita di Camille Claudel sono sintetizzati in quest’opera. Nella prima versione del 1902 le mani dell’uomo e della donna si toccano, in quella del 1913 no. C’è stato un distacco, fisico e psichico, ma da chi? Da Rodin, dal padre (come sostenuto dallo psicanalista Luca Trabucco), dalla madre? O è forse la Morte a lasciarsi impietosamente la donna dietro di sè?

Di sicuro uno strappo ci fu, nel 1913: una settimana dopo la morte del padre, la madre, la sorella Louise e il fratello Paul firmarono un documento per far internare Camille in manicomio.

  • 10 marzo 1913: la codardia dei mostri

Dal 10 marzo 1913, giorno dell’entrata in sanatorio, niente più immagini. Non le era permesso scolpire. Privata della sua arte, come Oscar Wilde nel carcere di Reading e Egon Schiele nella prigione di  Neulengbach, rimase lucida in un ambiente ostile.

Le cartelle cliniche sono oggi pubbliche e non lasciano dubbi: Camille Claudel non aveva alcun disturbo psichico e anzi, i medici consigliarono ripetutamente alla famiglia di farla rincasare. Ma questo non avvenne mai.

Mio caro Paul, ho scritto molte volte alla mamma, senza riuscire a ottenere una parola di risposta. E anche tu, che sei venuto a trovarmi alla fine di maggio e ti avevo fatto promettere di occuparti di me e di non lasciarmi in un tale abbandono, com’è possibile che da allora tu non mi abbia scritto una sola volta e non sia più tornato a trovarmi? Credi che mi diverta a passare così i mesi, gli anni, senza nessuna notizia, senza nessuna speranza! Da dove viene tale ferocia? Come fate a voltarvi dall’altra parte? Vorrei proprio saperlo (Camille a Paul, lettera del 1915)

Disperata, scrisse all’avvocato e al dottor Michaux perchè la facessero uscire:

Mi si rimprovera (crimine orribile!) di aver vissuto da sola, di avere dei gatti in casa, di soffrire di manie di persecuzione! È sulla base di queste accuse che sono incarcerata da cinque anni e mezzo come una criminale, privata della libertà, privata del cibo, del fuoco e dei più elementari conforti […] Mia madre e mia sorella hanno dato ordini di tenermi isolata nel modo più completo. Oltretutto mia sorella si è impossessata della mia eredità e ci tiene molto al fatto che io non esca mai di prigione

Ma nessun l’ascoltò, e nello scatto dell’amica Jessie Litcomb traspira tutta la ferocia della desolazione di una vittima di quei manicomi che la fotografa siciliana Letizia Battaglia descrisse come una delle più grandi e vergognose efferatezze perpetuate legalmente dagli uomini ai danni di altri uomini.

Camille Claudel immortalata dall’amica Jessie Litcomb

Dopo 30 anni in manicomio, Camille Claudel si spense alle 2 del mattino del 19 ottobre 1943 per un colpo apoplettico dovuto quasi certamente a malnutrizione (secondo Max Lafont, tra il 1940 e il 1944, 40.000 pazienti morirono di fame negli ospedali psichiatrici di tutta la Francia). Venne seppellita nel cimitero di Montfavet e, similmente a quanto accadde anche ad altre donne quali Jeanne Hébuterne che avevano scelto di vivere la loro vita senza rimanere delle carte veline sbiadite, al suo funerale non partecipò nessuno dei familiari, e si presentò solo il personale dell’ospedale. Non andò nemmeno Paul, imborghesito e indottrinato di religiosità fino al midollo, e anzi commentò così: “Mia sorella Camille aveva una bellezza straordinaria, e inoltre un’energia, un’immaginazione, una volontà del tutto eccezionali. E tutti questi doni superbi non sono serviti a nulla; dopo una vita estremamente dolorosa, è pervenuta a un fallimento totale”. Un fallimento che, a detta dei posteri, non esiste.

  • Dopo Camille: i musei

Nel 1984 venne organizzata la prima retrospettiva su Camille Claudel al Musée Rodin. A Nogent, dove la piccola bambina aveva iniziato a plasmare la creta, è stato inaugurato nel 2017 il Musée Camille Claudel, partendo da un progetto del 1902 degli scultori Alfred Boucher e Paul Dubois. Nel 2014, sempre il Musée Rodin ha dedicato la mostra Camille Claudel sort de ses réserves per il 70º anniversario dalla sua scomparsa. Molte sculture della scultrice sono al Musée d’Orsay e nelle sale di tutto il mondo, a testimoniare che l’autenticità, l’istinto di vita che si contrappone al semplice sopravvivere, troverà sempre il modo di imporsi. Così sarà, finchè ci sarà vita.

Con lei si lasciava il mondo delle false apparenze per raggiunger quello del pensiero. Che genio, Camille! (Eugène Blot)

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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