I Nabis, “profeti” di atmosfere emotive tra Muse e giardini

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Maurice Denis, Pierre Bonnard, Edouard Vuillard, Félix Vallotton, Sérusier si formarono presso l’Académie Julian di Parigi e, ispirati dalla Scuola di Pont-Aven e dal Simbolismo, facendo propri i differenti stili di Cézanne, van Gogh e Gauguin, diedero vita al gruppo dei Nabis, dall’ebraico “profeti”. Le prime incisioni dei Nabis furono pubblicate sul periodico Le Revue Blanche, diretto da Alexandre Natanson.

I Nabis sostenevano fermamente che l’artista dovesse essere una guida, colui che crea forme nuove e che al contempo istruisce, fa cioè “entrare dentro le forme” e costruisce, “dando una forma d’insieme, coordinando i pezzi”.

  • Maurice Denis, tra mito e fiaba
Maurice Denis, “Donna dormiente” (1892)

Un quadro è una superficie piana ricoperta di colori accostati secondo un certo ordine e per il piacere degli occhi (Maurice Denis)

Maurice Denis, “Le muse (1893)

La stilizzazione delle foglie, sia quelle naturali che quelle sul pavimento, riprende il Sintetismo di Paul Gauguin e apre le porte a un mondo di fiaba. Che sa di realtà, in piccola parte, solo per la rimordernizzazione delle Muse, le quali non hanno più i classici simboli (ghirlanda d’edera, maschera, lira o flauto) ma tengono sul grembo un libro, una matita e un album da disegno. Gli sguardi di tutte sono abbassati, la figura stagliata al centro dell’orizzonte del bosco è evanescente, forse sparirà a breve nell’effluvio di scintille brillanti. Chi è? E dove andrà, se quella radura altro non è che una sala d’interno, di certo simile a Little Holland House in cui si conobbero i parenti di Virginia Woolf, come sembra suggerire il pavimento decorato coi ghirigori ripresi dalle Arts and Crafts?

  • Edouard Vuillard, decorazioni domestiche

Vuillard fu molto colpito, come tanti altri artisti tra cui James Tissot e Emil Orlik, dall’arte giapponese. La cura per i dettagli, le righe e i pois stilizzati, per nulla naturalistici ma vivi nella loro caoticità, emerge in tutte le sue opere:

Edouard Vuillard, “Bambine che camminano”

Anche quando Alexandre Natanson gli commissionò una serie di 9 pannelli per decorare il soggiorno e la sala da pranzo, Vuillard optò per riproporre le figure sommariamente, senza dettagli; ciò nonostante, dai pochi particolari si coglie lo stato d’animo dei personaggi ai Giardini pubblici assisi nel solleone: la donna in nero sembra pensierosa, con gli occhi abbassati, mentre le tre al centro discutono concitatamente (quella a destra si sporge in avanti perchè coinvolta dal discorso, mentre quella a sinistra, con l’ombrellino di un giallo radioso e un po’ irreale, preferisce nascondersi ad occhi indiscreti e dedicare le sue attenzioni al bambino).

Edouard Vuillard, “Giardini pubblici” (1894)

Le pennellate dorate, scandagliate in varie gradazioni, risucchiano inerti i chiacchiericci del giorno e i raggi caldi del sole, e con qualche accenno di Pointilisme ritraggono il Bois de Boulogne, dove Natanson trascorreva buona parte del suo tempo. Per quest’opera, Vuillard, come scrisse nei diari del 1894, s’ispirò agli arazzi medievali visti al Musée de Cluny- Le monde médiéval a Parigi, e scelse la tempera su tela, come ritorno all’antico.

  • Pierre Bonnard, i divertimenti degli uomini

    Pierre Bonnard, dettaglio “La partita di croquet” (1892)
Pierre Bonnard, “La partita di croquet” (1892)

Anche Bonnard fu profondamente influenzato dal Giapponismo. Il naturalismo è ben lontano dalle sagome bianche e schizzate di giallo, intente, nella loro opulenza, a giocare La partita di croquet,  ed è distante anche dalle figure sullo sfondo, danzanti in un cerchio matissiano rotto dalle vibrazioni irregolari del dinamismo orfico. Un nastro viola, l’unico, scintilla nel verde della radura, dalla quale non c’è via di fuga. Solo le tre nuvole, draghetti arancioni, danno accesso al cielo, mentre i fiori, apparentemente freschi ma di cartapesta, contemplano in silenzio gli sforzi di concentrazione sui volti e la leggiadria dei corpi disinvolti, che raccontano i divertimenti degli umani.

  • Félix Vallotton, accenni di Realismo magico
Félix Vallotton, “The Mistress and the Servant” (1896)
Félix Vallotton, “Il bagno in una sera d’estate” (1892)

Vallotton raggiunse una fama internazionale per le sue litografie ma soprattutto per le incisioni su legno. Come Kandinskij, andò via via semplificando sempre più le opere, arrivando a togliere ai protagonisti qualunque accenno di profondità. Le donne al Bagno in una sera d’estate sono sensuali, nude o avvolte in sottili veli bagnati ma, che siano distese sull’erba o immerse nell’acqua, sembrano isolate nelle rispettive sensualità. Non c’è quasi dialogo (fatta eccezione per la donna sulla destra, che guarda negli occhi la figura in piedi e forse sta per comunicarle qualcosa) e sembra di scivolare nelle atmosfere disincantate del Realismo magico. Il quadro, esposto al Salon des Indépendants, è un rimbalzo fra bianchi e neri, riflessi di fisionomie chiuse in se stesse, ritrovatesi qui forse per il gioco di un collage.

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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