James Tissot, il teatro intimo delle donne e il Giapponismo

0 560

Jacques Joseph Tissot nacque a Nantes, a nemmeno 25 anni espose al Salon du Louvre e divenne l’insegnante di un principe giapponese, fratello dell’ultimo shogun, e a 30 si comprò un palazzo in avenue de l’Impératrice (oggi Avenue Foch), una delle strade più prestigiose di Parigi.

L’ultima originalità da segnalare è l’apertura dello studio giapponese di un giovane pittore, ricco abbastanza da permettersi un piccolo palazzo sugli Champs-Elysées (Champfleury)

Tissot ospitò qui gli amici Whistler, Degas e Maupassant e i numerosi compratori che, accolti da un valletto che serviva champagne, osservarono la vasta collezione d’arte giapponese: un tavolo in legno duro, un altare domestico laccato in nero, un santuario cinese e una nave giapponese, oltre a una serie di kimono ricamati in seta, bambole di porcellana e paraventi colorati. Nella natura ispirata all’ukiyo-e (mondo fluttuante), Tissot prediligeva ritrarre le figure femminili, attratte magneticamente dai cimeli orientali che evocavano mondi esotici e sensualità proibite:

“Donne che osservano oggetti giapponesi” (1869)
Dettaglio “Donne che osservano oggetti giapponesi” (1869)
Dettaglio “Donne che osservano oggetti giapponesi” (1869)
Dettaglio “Donne che osservano oggetti giapponesi” (1869)
Dettaglio “Donne che osservano oggetti giapponesi” (1869)

Fin da piccolo, Tissot aveva appreso l’arte del particolare, in quanto la madre di mestiere faceva la modista e il padre era commerciante di stoffe. Quell’immenso corteo di colori e arabeschi era andato poi a integrarsi con la fotografia, e con quest’eleganza devota al dettaglio Tissot aveva ritratto abilmente le grandes dames parigine, agghindate nelle loro imperfezioni da sfavillanti nastri gialli, scialli verdi spruzzati di pois ambrati che rievocano piume di pavone, sottili linee di cuoio che emergono dalla linearità dei guanti beige, mentre un effluvio di capelli dorati cade sulle spalle della ragazza davanti a Il camino. Col tempo però, nonostante all’inizio i quadri fossero di stampo Realista (pur con la costante presenza di protagonisti medievali, simili a quelli ripresi dei Preraffaelliti) e poi simil-Impressionista, subentrò l’inconsueto elemento dell’enigma.

James Tissot, “Il caminetto” (1866)

L’enigma delle seminudità velate, i dubbi espressi dalle fisionomie e i racconti impliciti narrati con le mani che stringono l’asse di legno permettono di penetrare non solo la sensualità della protagonista, La giapponese al bagno, ma ne scattano anche un’istantanea psicologica. Di questo perturbante erotismo simulato dai contorni sottili, Tissot amava parlare con Edmond de Goncourt, primo biografo dell’artista Katsushika Hokusai.

James Tissot, “La giapponese al bagno” (1864)

1871: Londra e Kathleen Newton

Con la comune di Parigi e le violenze in atto, nel 1871 Tissot emigrò a Londra. Si fece chiamare James, sodalizzò con Giuseppe De Nittis, John Everett Millais e Lawrence Alma-Tadema ed ebbe numerosi committenti. Ne Il ponte dell’HMS Calcutta (Portsmouth), Tissot presenta un ufficiale di marina scozzese delle Highlands, spudoratamente sdraiato e ghignante tra le bottiglie di champagne, intento a scegliere tra due donne. Chiaramente il quadro fece scandalo, anche perchè seguì Il Tamigi, che già aveva suscitato polemiche.

James Tissot, “Il ponte dell’HMS Calcutta (Portsmouth)” (1876)

Tissot visse un vita abbastanza dissoluta ma tutto s’arrestò all’improvviso quando conobbe una giovane donna irlandese divorziata, Kathleen Newton. Se ne innamorò follemente e con lei si ritirò quasi dalla vita pubblica, salvo ogni tanto presenziare a qualche Colazione sull’erba.

Tissot, dettaglio “Le mogli degli artisti” (1885). La donna in primo piano è Kathleen Newton, moglie di Tissot
James Tissot, “ype of Beauty: Portrait of Mrs. Kathleen Newton in a red dress and black bonnet” (1880)

Ma Kathleen si ammalò di TBC e nel 1882, ad appena 28 anni, morì. I colori di Tissot s’incupirono, la tempesta coprì le tinte argentate con un’ombra scura e fangosa, tetra e priva di luce.

James Tissot, “A passing storm” (1876)

L’artista viaggiatore

Tornato in Francia, Tissot ritrasse diverse personalità femminili rinomate nella società, tra cui La più bella donna di Parigi. Dal 1886 e per i successivi 10 anni si dedicò interamente a dipingere temi religiosi tratti dalla Bibbia. E viaggiò, vagabondando in Medio Oriente e in Palestina, trasponendo sulle tele le scorribande nei porti, il frastuono sulle banchine ferroviarie e, in alcuni casi, anche il silenzio dei viaggiatori soli. Morì nel 1902, appena un anno dopo il grande successo della mostra di Parigi, dove erano state esposte più di 80 tele.

Tissot, “La più bella donna di Parigi” (1884)

Willard Misfeldt fu il primo, seguito da Michael Wentworth, a scrivere di Tissot, il quale saggiamente aveva racchiuso in alcuni registri la cronologia di tutte le sue opere. Molte mostre vennero organizzate in Francia (a Parigi, Besançon e poi nella natìa Nantes) a partire dal 1985, mentre in Italia l’ultima è stata a Roma, presso il Chiostro del Bramante, nel 2016. James Tissot resta uno degli artisti più sconosciuti del XIX secolo, forse proprio perché non scelse mai di aderire pienamente ad alcun movimento ufficiale ma perseguì imperterrito il suo stile, che profumava di Giappone ed eleganza e aveva creato commistioni inscindibili tra le linee occidentali e gli enigmi d’Oriente.

Per approfondimenti: Willard Misfeldt, Albums of James Tissot, University of Wisconsin Press, 2003

Isabella Garanzini per MiFacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.