Look down: l’artista Jago ci invita alla riflessione attraverso la sua arte

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«L’arte deve confortare il disturbato
e disturbare il comodo.»

L’artista di fama internazionale Jacopo Cardillo, meglio conosciuto come Jago, all’inizio di novembre ha fatto svegliare la piazza Plebiscito a Napoli, con una sua nuova opera: Look down. Questa scultura rappresenta un feto di un bambino rannicchiato in se stesso il cui cordone ombelicale è rappresentato da una catena. L’opera, installata dall’artista in collaborazione con la Fondazione di Comunità San Gennaro, ha un titolo davvero emblematico: Look down. Si potrebbe facilmente confondere con il termine che ormai fa parte delle nostre vite lock down, ma invece il titolo di quest’opera rappresenta, al contrario, un movimento, quello di guardare in basso.

L’artista Jago non vuole veicolare l’interpretazione della sua opera, il suo pensiero sull’arte in generale è quello infatti di lasciare l’interpretazione ad ognuno. L’arte è libertà e come tale anche l’interpretazione deve essere lasciata libera. Nonostante questo, il messaggio di questa nuova opera è abbastanza chiaro, soprattutto dal titolo foneticamente vicino al lock down. Guardare in basso, dunque, a chi, a cosa? A tutti i problemi che colpiscono la nostra società e alla paura che colpisce soprattutto i più fragili a causa della pandemia.

L’opera vale un milione di euro e rimarrà nella piazza Plebiscito fino a gennaio inoltrato. È un invito alla riflessione, un invito a guardare in basso, proprio lì dove c’è chi ha più bisogno di noi, perché la pandemia ha colpito tutti, ma c’è chi ne è stato colpito di più. C’è chi ha bisogno di più aiuto, di empatia per rialzarsi, c’è chi, con le sue sole forze non può riuscire a riprendersi da questa difficile situazione. L’arte ha la possibilità di modificare dinamiche sociali e Jago, nonostante non sappia «bene cosa voglia dire arte», sa benissimo che può essere un indotto. Come un effetto domino attraverso le opere d’arte si può parlare al cuore delle persone, si può comunicare con la loro mente. L’arte è uno strumento potentissimo, invita alla riflessione e questa, specie nella realtà che stiamo vivendo è ciò che può farci davvero rialzarci e riscoprirci noi.

Non solo, quello che Jago vuole fare attraverso la sua arte, è rivalutare. Costruire un museo, collocare un’opera d’arte in un luogo dove prima di quel momento non c’era nulla, spinge la gente ad andare lì per osservare la novità. In questo modo quel luogo, fino a poco prima abbandonato, viene rivalutato. Chi ad esempio possiede dei locali nei dintorni, può beneficiare degli effetti di chi, con la scusa di andare a vedere l’opera d’arte, si ferma a bere un caffè. Per quanto ci ostiniamo a vivere come se fossimo entità separate, siamo tutti intimamente collegati. In un nostro singolo e indipendente gesto si possono nascondere conseguenze meravigliose, dobbiamo solo rifletterci e soprattutto smettere di vivere come se fossimo gli unici a farlo.

Il Figlio velato, Jago

Look down non è la prima opera di Jago che viene collocata a Napoli. Nel rione Sanità si trova infatti, da quasi un anno, l’opera Figlio Velato che non rappresenta un’immagine religiosa, come erroneamente si può inizialmente pensare. Creata a New York, ma ospitata ora a Napoli, questa sua opera rappresenta un bambino vittima della nostra inconsapevolezza e anche brutalità. Attraverso questa opera, l’artista Jago, rappresenta infatti una realtà contemporanea, quella fatta di stragi, di criminalità, di guerre, di immigrazione e a rimetterci sono gli innocenti, soprattutto i bambini. Sono molti infatti quelli che in questo mondo lacerato dall’egoismo perdono la vita, o, se non perdono questa, perdono l’innocenza di un mondo che dovrebbe offrire loro solo protezione.

Look Down, Jago

La nuova opera che ora dimora a Napoli, Look down, non è stata risparmiata da questo egoismo e questa cattiveria che alberga nei cuori degli esseri umani. Dei ragazzi infatti hanno preso a calci – filmando il tutto e condividendolo sui social – l’opera fatta da Jago. Il motivo? Nessuno, e anche se ne esistesse uno, un gesto del genere non potrebbe essere comunque giustificato, la violenza, sotto ogni forma, non può essere giustificata. Ma ancora una volta l’arte, e in questo caso l’artista che si fa portavoce di essa, è superiore e invita questi ragazzi nel proprio studio per vedere con i propri occhi cosa c’è dietro una scultura e la sua realizzazione, con la certezza che questi stessi ragazzi siano capaci di gesti meravigliosi.

Forse l’arte è lo strumento giusto per scoprirci autori di gesti meravigliosi?

Vanessa Romani per ArtSpecialDay

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