L’importanza di leggere per contribuire con il proprio verso

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«Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia e ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita”: parlava così il professor Keating, protagonista del celebre film L’attimo fuggente, diretto nel 1989 da Peter Weir. Ognuno di noi ha il compito di contribuire con un verso ma, per capire quale, occorre innanzitutto comprendere la realtà in cui siamo immersi. Perchè è da lì che impariamo, giorno dopo giorno attraverso parole d’inchiostro, a crearci la nostra visione del mondo.

Steven Spurrier “Study of Gertrude Spurrier reading with her sons, Christopher and Benison” (1919)
Steven Spurrier, “The artist’s son reading”

Leggere: scorrere con gli occhi sopra un testo scritto o stampato, per riconoscere i segni grafici corrispondenti a determinati suoni, e formare così, mentalmente o pronunciandole, le parole e le frasi che compongono il testo stesso

Pablo Picasso, “La lettura” (1931-32)

Pian piano ci accorgiamo però che le innumerevoli parole deI vocabolario non sono semplicemente lettere asettiche combinate tra loro ma esercitano su di noi un potere enorme: ci fanno provare emozioni. Crescendo, recuperiamo i testi del passato e anche se sono trascorsi secoli riusciamo a riconoscerci nelle parole di chi ci ha preceduto, rendendoci conto che forse non siamo poi tanto diversi.

Oltre a creare un fil rouge con l’immortalità dei sentimenti fintamente sopiti, leggere è fondamentale anche per interpretare la realtà in cui ci troviamo ora, quell’hic et nunc che ci sembra plasmato entro certe fattezze ma che di fondo, proprio come noi, non è altro che un castello di cartapesta in perpetuo disequilibrio. 

Identità sociale: il “noi” espressione di un concetto di sè; la parte della risposta alla domanda “chi sono?” che deriva dall’appartenere al gruppo (Myers in “Psicologia sociale”, 2013)

Decifrando il mondo che ci circonda, attraverso discorsi diretti che diventano poi sempre più impliciti, viene a costituirsi l’identità sociale. Si creano delle norme che vanno a consolidare l’ingroup (“noi”, un gruppo di persone che condivide un’identità comune e dei valori) e l’outgroup (“loro”, quel gruppo di persone percepito fortemente diverso o distante). Spontaneamente si definisce quel che è “normale” e ciò che non lo è, l’accettabile e il limite oltre cui non è più lecito spingersi. Nasce, dunque, una lettura ufficiale.

Pablo Picasso, “Reading at a Table” (1934)

Ma arriva poi un momento fondamentale: quello della messa in discussione. Di se stessi in primis, e poi del mondo. Quante volte i libri proibiti sono stati dati alle fiamme perchè il loro contenuto non era considerato coerente con il pensiero unico? Il bispensiero orwelliano sintetizza perfettamente questo, ma la volontà umana è sempre stata bramosa di ciò che le è vietato ed è così che, crescendo, finisce per orientarsi verso luoghi e persone che percepisce affini, a prescindere dal fatto che questi rientrino nelle “letture ufficiali” prescritte dalla società. Gli interessi orientano spesso ai contenuti proibiti.

Toulouse-Lautrec, “Woman reading magazine”

Arriva poi un’ultima fase in cui leggere è fondamentale: quando si guarda indietro. Emblematici sono Gli archeologi dipinti da Giorgio de Chirico, il pittore di Volos che nelle mani dei suoi manichini mise cariatidi, liuti, manuali, soli e persino spruzzi di mare. Ogni cosa che viviamo rimane per sempre parte di noi e ci accompagna, consapevolmente o meno, durante tutto il corso della vita. Arriverà un giorno, alla fine della storia, in cui ci adageremo in poltrona, prenderemo un libro e apporremo la parola fine. Consapevoli e sereni che, col nostro unico e inimitabile linguaggio, avremo contribuito con un verso autentico a questo vasto e concitato repertorio del mondo.

Forse per comprendere quanto leggere sia essenziale per conoscere la realtà, di ieri, oggi e domani, basterebbero le parole di una grande donna, che è stata quasi uccisa per aver espresso il suo pensiero:

Prendiamo in mano i nostri libri e le nostre penne. Sono le nostre armi più potenti (Malala Yousafzai, premio Nobel per la pace nel 2014)

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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