Elizabeth Siddal e D.G. Rossetti, gli amanti maledetti dei Preraffaelliti

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Elizabeth Siddal di mestiere faceva la modista in un negozio di sartoria, uno dei tanti in cui i tessuti rosa s’impregnavano subito del fumo proveniente dalle concitate workhouses. Le case per i poveri erano sbeffeggiate dai facoltosi signori imbellettati di ori e broccati azzurri, che dalle loro diligenze dispensavano retoriche d’altruismo ma nei fatti erano occupati, forse per noia, diletto o per stolto moralismo, a condannare l’amore di Oscar Wilde e il suicidio di chi non riusciva a reggere il peso opprimente e ipocrita della Londra vittoriana. Qui, in questo schizzo sporco, misero e triste, in cui le donne non erano nella società che una sottocategoria dell’ingranaggio, la giovane Lizzie, tramite il pittore Walter Howell Deverell, conobbe la sua magia e il tormento di una vita: Dante Gabriel Rossetti. Era il 1850.

  • Elizabeth Siddal, Amanti che ascoltano musica (1854)
Elizabeth Siddal, “Amanti che ascoltano musica” (1854)

Love kept my heart in a song of joy. My pulses quivered to the tune; The coldest blasts of winter blew upon it like sweet airs in June (Lizzie Siddal, Lovers listening to music, 1854)

Nel 1854 Lizzie Siddal dipinse, oltre all’Autoritratto e Lady Clare, l’opera Amanti che ascoltano la musica. I protagonisti sarebbero ispirati a vicende mitologiche, quelle ricche di magie antiche appartenenti a un mondo che oggi non c’è più, coi cavalieri, le dame e la sacralità gotica ad animare i cuori e gli istinti. Il fratello di Rossetti, lo scrittore e critico d’arte William Michael, disse invece che si trattava di Dante e Lizzie, in gita fuori porta presso il celebre Luogo degli amanti, vicino a Hastings. John Ruskin, il finanziatore dei Preraffaelliti, rimase colpito dal disegno: lo acquistò sul posto e promise a Elizabeth uno stipendio di 150 pound ogni 3 mesi. Le disse che non aveva nulla da invidiare a J.M.W. Turner e a G.F. Watts e che era perfino meglio del suo compagno, Rossetti. Insomma, doveva per forza mettere a frutto quel talento.

Lizzie, giorno dopo giorno, conobbe i Preraffaelliti, che si erano costituiti nel 1848 quasi per diletto ma che ora godevano di una loro fama. Anelavano a riportare in vita il Medioevo, ad aprire una finestra gotica sul periodo prima di Raffaello, intessuto di leggende dove gli istinti umani e le nature animate andavano contaminandosi a vicenda senza le regole della ragione.

Rossetti, “Elizabeth Siddal” (1854)

Il periodo prerinascimentale del ‘300 e del ‘400 venne ripreso da Rossetti attraverso una nuova proposta dello stilnovismo. Lui, unico italiano a non aver mai fatto un viaggio in Italia, s’appassionò a tal punto a Dante (più ancora che a Goethe, Shakespeare o Coleridge) da farsi chiamare come lui. C’erano poi John Millais e William Morris, amanti della sintonia tra dettagli policromi tipici delle Arts and Crafts, e William Hunt, il traduttore di John Keats; Ford Brown raccontava tematiche sociali e John Waterhouse dipingeva donne eroticamente androgine, fulminee fate maledette. Lizzie s’innamorò di questo piccolo mondo colorato che esplodeva come un quadrato luccicante nei grigiori di una Londra plumbea e austera. Le cose, però, iniziarono a guastarsi dopo che fece da modella per l’Ophelia di Millais.

  • John Everett Millais, Ophelia (1851-52)
John Everett Millais, “Ophelia” (1851-52)

Millais, anticipando gli Impressionisti e in contemporanea coi francesi della scuola di Barbizon, era solito trascorrere molto tempo en plen air per ritrasporre il vero. Su sua ammissione, era così pignolo da trascorrere anche 24 ore a decorare minuziosamente una superficie grande quanto una moneta di 5 scellini. Pertanto non stupisce sentire che per dipingere Ophelia, il personaggio shakespeariano che muore dopo aver scoperto che Amleto le ha ucciso il padre, chiese alla Siddal di posare per 4 mesi, distesa in una vasca col solo calore di una lampada a riscaldare l’acqua gelida. Un giorno dei tanti, la lampada si frantumò, Lizzie svenne e s’ammalò.

Da qui in poi la ragazza iniziò a far uso di laudano, un mix di oppiacei e alcool utilizzato allora come droga. Non si rimise mai perfettamente in salute dopo l’accaduto, e fu così che le campiture cromatiche dei Preraffaelliti, col simbolismo di viole, cardi e margherite, iniziarono a ricoprirsi di schizzi neri. L’ossessione per quell’estetica magica cominciò a stare molto stretta a Lizzie, e al bordo della tela colorata un papavero iniziò a impallidire.

Rossetti, “Elizabeth Siddal che legge” (1854)

Nonostante Rossetti persistesse nel ritrarla come un delicato fiore, sensuale e mistico al contempo, sacro e pagano, flebile ed erotico, Lizzie Siddal nascondeva ben altro oltre i tratti delicati, la pelle diafana e le labbra chiare. Dietro l’estetica che tanto attraeva le fantasie, che la vedevano come una venerabile creatura antica, lei stava implodendo. Il papavero rinsecchito sbiadì e si frantumò in mille petali grigi che popolarono l’animo di Lizzie, che sempre più eccitato dalla nevrosi non riusciva più a sopportare Rossetti che ogni volta trovava una scusa per rimandare il matrimonio. I due si sposarono solo nel 1860, complice la vivace opposizione della sorella Catherine (poetessa e protagonista di L’infanzia di Maria Vergine). Nel 1861 nacque una bimba morta e questo fu l’ultimo drammatico tassello che allontanò per sempre Lizzie da quei folli sognatori portavoci di sogni sopiti in ere antiche, trascinandola invece verso lo schizzo convulso di un epilogo inevitabile.

  • 11 febbraio 1862
Rossetti, “Elizabeth Siddal. Studio per “Delia” (1862)

L’11 febbraio 1862, lo stesso giorno in cui anche la poetessa inglese Sylvia Plath si tolse la vita, a 33 anni Lizzie Siddal ingerì una dose eccessiva di laudano. Il suo sudario di malinconia estinta fu rinvenuto da Rossetti, che in quel preciso istante si scordò di essere Dante e fu inesorabilmente Gabriel, solo e in preda a un panico viscerale. Rapidamente, consigliato dall’amico Brown, scelse di mistificare il suicidio perchè la società vittoriana non permetteva di dare sepoltura a coloro che si erano uccisi. Bruciò la lettera d’addio di lei e accanto al corpo depositò un quaderno di poesie. Da quel momento, nulla sarebbe più tornato alla normalità e il sognatore delle divinità rosse avrebbe convissuto al fianco del fantasma della moglie per tutta la vita.

  • Rossetti dopo Lizzie

Gli ultimi 20 anni di Rossetti furono un climax di dispersione, fisica ed emotiva. Invitò frequentemente modelle nel suo atelier, forse le spogliò, forse le amò. Ma nessuna di loro, nemmeno Fanny Cornforth o la Venus Verticordia con lo scandalo che suscitò per l’ambiguità sessuale, acquietò la mancanza della moglie. Ogni cosa, come scrisse a Ruskin nel 1865, era «incredibilmente bella perchè ritratta nel suo realismo eppure era al contempo sempre grossolana e spenta». Nel 1872 dipinse Lizzie, che ormai venerava alla follia, detestandola e amandola al punto da vederla con costanza nelle sue allucinazioni di alcool e droghe. Nel 1872 ingerì anch’egli una dose di laudano sperando gli fosse letale ma fu salvato dagli amici, e nel clangore delirante di quei giorni dipinse Beata Beatrix.

  • Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix (1872)
Dante Gabriel Rossetti, “Beata Beatrix” (1872)

Lizzie è in primo piano su un trono celeste, gli occhi sono serrati mentre un uccello, forse una fenice simbolo di resurrezione, le porta un papavero, il medesimo dell’Ophelia di Millais, simbolo del laudano e della morte. Dietro la fanciulla, nella Firenze simboleggiata dal ponte Vecchio, s’incontrano Dante e Beatrice, mentre in un’atmosfera purpurea-dorata una meridiana scandisce l’ora esatta della morte di Lizzie. Sembra un racconto di Poe, un’ossessione su tela. Non contento di far rivivere Lizzie solo attraverso il quadro, Rossetti decise di rinvenirne il corpo per pubblicare quel libro di poesie che 7 anni prima aveva seppellito accanto a lei. Su consiglio dell’amico Bram Stoker, la notte del 5 ottobre 1869 si recò al cimitero di Highgate a Londra.

“Ah! what is this that sighs in the frost?”
“A soul that’s lost as mine is lost,
Little brother!”
“O Mother, Mary Mother,
Lost, lost, all lost, between Hell and Heaven!” (Lizzie Siddal, Sister Helen, 1860)

  • 5 ottobre 1869: la leggenda del cimitero di Highgate

Insieme all’amico e agente Charles Augustus Howell, Rossetti disseppellì la salma, estrasse il quaderno e rimase scioccato. Si trovò dinanzi un corpo intatto, che non era invecchiato di un giorno. I folti capelli vermigli, poi, erano cresciuti a dismisura e rilucevano fiammanti nella notte senza stelle. Terrorizzato, il poeta italiano di nome Dante fuggì via. L’anno successivo pubblicò le poesie, che fecero scandalo perchè erotiche, ma non si dimenticò mai l’espressione triste di Lizzie, di cui parlò fino allo scadere del 52° anno di vita quando si spense, solo, in una contea del Kent.

Sognai le Potenze affini, che il cuore trova belle: Verità, con temute labbra, occhi levati al cielo, la Speranza; e Fama che accende, con ali sonore, le ceneri del passato in segnali di fuoco, ad atterrire il volo di Oblio; e Gioventù, con ancora qualche capello d’oro cadente sulla spalla dopo l’ultimo amplesso in cui due dolci braccia lo strinsero forte; e Vita, sempre a intrecciar fiori che vestiranno Morte (Dante Gabriel Rossetti)

Rossetti e Lizzie hanno trovato ordine, pace e colori senza ombre solo dopo la morte. Il poeta ispirò gli artisti del Simbolismo e il giovane dandy Preraffaellita Aubrey Beardsley, morto ad appena 26 anni di TBC dopo aver però illustrato libri di Poe, Alexander Pope e la Salomè dell’amico Oscar Wilde. Per quanto riguarda Lizzie Siddal, le sue poesie furono pubblicate in solitaria per la prima volta nel 1906 e tradotte in italiano nel 2006, grazie a Conny Stockhausen. La ricercatrice Serena Trowbridge ha svolto delle ricerche negli archivi dell’Ashmolean Museum di Oxford e ha rivelato quanto la Siddal, pur con il suo linguaggio imperfetto dovuto alla scarsa istruzione, fosse molto abile nel descrivere la condizione femminile nell’800. Il libro La musa ispiratrice dei Preraffaelliti riporta integralmente le parole di Elizabeth Siddal, senza i filtri e le idealizzazioni che per tutta la vita le furono affibbiati.

Altri libri su Elizabeth Siddal:

Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, con prefazione di Barbara Tomasino, Odoya, 2018

Iabella Garanzini per ArtSpecialDay

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