Intelligenza Artificiale, cosa resterà dell’umanità?

Intelligenza Artificiale in aumento massiccio, una tassa per per i colossi del cyber non sembra sufficiente

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Uno dei più grandi sogni dell’uomo era creare un’Intelligenza Artificiale in grado di attuare autonomamente. 

Possiamo programmare una macchina per svegliarci con l’aroma di caffè o pulire casa, avvalerci di ausili robotici sempre più sofisticati per interventi chirurgici, protesi bioniche che interagiscono tra circuiti elettrici e sistemi nervosi umani. Sfere rotanti sono giardinieri che tagliano ed irrigano i prati.

Le industrie militari cercano indistruttibili androidi ed animali robotizzati che combattano nei terreni più impervi, droni sorvolano i cieli. Computer dotati di ‘immaginazione’ (Generative adversarial network, Gan – Ecaae, Entangled Conditional Adversarial Autoencoder) possono diventare un valido strumento anche per accelerare la ricerca di nuovi farmaci e cure. Hanno perfino già progettato molecole utili ed efficaci mai viste in natura (Molecular Pharmaceutics).

Strumento utile all’uomo o sua stessa condanna a morte, tra film avveniristici e scenari drammatici,

le IA sono già realtà in questo presente. 

È diventato terribilmente ovvio che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità.

Albert Einstein

 

 

Secondo Kai-Fu Lee, ex dirigente di Microsoft e Google ed esperto di ricerca nell’ambito, il divario tra ricchi e poveri aumenterà.

 Solo pochi potranno davvero sfruttare il potenziale della rivoluzione robotica, occorrendo molto denaro, molti dati e molti scienziati specializzati. Chiunque abbia il controllo della tecnologia ha nelle mani il controllo del mondo: all’attualità, sembra che solo sette multinazionali al mondo siano in grado di investire e sviluppare sulle intelligenze artificiali (dal libro AI Superpowers: China, Silicon Valley, and the New World Order).

“Credo che l’AI esacerberà la ricchezza e l’iniquità … in fondo ci sono le persone, quelle i cui lavori saranno sostituiti perché lì farà un’AI, e così sarà raddoppiato l’effetto di dare più ricchezza ai ricchi e allo stesso tempo si creeranno dei magnati dell’AI che deruberanno i più poveri” (Kai Fu Lee)

Monopoli e poteri, che probabilmente non si attenueranno nemmeno con una tassa sui robot, suggerita da alcuni giganti del cyberspazio, come Bill Gates ed Elon Musk.

La convergenza tra Big Data e Intelligenza Artificiale sarà losviluppo più importante che plasmerà il mondo lavorativo, ne cambierà il valore di prodotti e potere di acquisto. Tempo impiegato e pregio del fatto a mano saranno un ricordo in bianco e nero, l’assetto sociale sarà rivoluzionato.

Preoccupa anche, però, la realizzazione di macchine mortali anziché utilizzarle come meri strumenti di ausilio e miglioramento delle condizioni di vita.

Significativa la scelta di rendere autonomi i robot per essere più efficienti e paradossalmente non più controllabili. D’altra parte, le capacità cognitive così come le emozioni sono in primis parte intrinseca dell’uomo, solo successivamente parzialmente tradotte in programmi.

La lotta con le macchine era già emersa nel film The Matrix (1999) ed in A.I. Artificial Intelligence (2001) tratto addirittura da un racconto del 1969 di Brian Aldiss, Supertoys Last All Summer Long.

Questa umanità si prende sempre meno cura dei suoi simili e dell’ambiente in cui è ospitato. Aumentano le specie animali estinte, il pianeta è un cumulo di spazzatura, cemento, intrugli chimici, tra fosfori e nucleare.

L’epoca cyborg incalza: da anni i grandi Paesi come Stati Uniti, Cina, Israele, Corea del Sud, Russia e Regno Unito stanno portando avanti la ricerca ed investono su armi letali del tutto autonome.

Missili e droni, aerei-robot in grado di colpire ovunque, droni sottomarini, navi robotizzate per l’attacco in superficie e la caccia ai sommergibili, carri armati automatici, soldati robot. Macchine da sterminio, più rapide e potenti della fanteria umana, destinata ad essere schiacciata senza pietà.

Le letal autonomous weapon sono l’ultima frontiera della tecnologia militare. L’incontro più avanzato e terribile tra l’intelligenza artificiale e gli eserciti. Prendono decisioni di vita e di morte, autonome in tutto, programmate anche per autorigenerarsi e cercare fonti di nutrimento a loro adatte.

Cestinate le Leggi della Robotica di Asimov, poco spazio rimane anche per le emozioni. Il nuovo romanticismo è quello di Her, in cui Joaquin Phoenix si innamora di un sistema operativo.

Negli anni ’80 si immaginavano robot inseriti nel contesto familiare: sentimenti ed interazione tra gli umani in Super Vicky, bambina robottina, Io e Caterina con Alberto Sordi, FuturamaDottor Slump & Arale. Fiabe di fantascienza che si infrangono in reali e solidi scatoloni inviati a casa tramite comode delivery. Piaceri sessuali e relazioni con un partner robotico sono già sdoganati da tempo. Le più recenti creazioni hanno anche il “dummy mode”, per lasciare facoltà di scelta all’androide.

La rivincita dell’amore e della vita umana di Bambola meccanica (1987) si contrappone inevitabilmente a Real Humans (2012) che narra l’indipendenza dei robot dagli umani.

Nei lavori premonitori del maestro Miyazaki troviamo la giungla tossica, uomini che si distruggono a

vicenda, guerre senza pietà che tolgono vita e colori, enormi robot indistruttibili rimasti a guardia di un’isola nel cielo.

 

La poesia e la speranza che le macchine ci re-insegnino amore e pace, sconfiggendo la cattiveria è tutta in un fiorellino rosa.

 

Il problema fondamentale è che la nostra civiltà, che è una civiltà della macchina, può insegnare all’uomo tutto ad eccezione di come essere uomo (André Malraux).

Fuck Pirlott, let’s rock

Lara Farinon per MifacciodiCultura

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