Le donne di Caterina Notte: da prede ad affascinanti predatrici

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Donne, bende, sguardi, forza sono i capisaldi dell’opera artistica di Caterina Notte, vincitrice della prima Call for Proposal rivolta ad artisti di tutto il mondo, con l’obiettivo di proporre lavori di arte contemporanea tramite condivisioni di post così da creare un fil rouge tra artisti, gallerie e appassionati d’arte. Il suo progetto, Predator Ubiquity, è qualcosa che travalica il virtuale per calarsi nel sociale, esplorando la bellezza del corpo femminile, facendo leva sulla sua innata sessualità e la sua naturale fragilità. I suoi scatti prevedono un lavoro dietro le quinte molto intenso, pregno di studio, che non va a scalfire l’immediatezza delle sue opere, anzi le valorizza.

Bambine e donne sono protagoniste, coi volti coperti da bende bianche che lasciano però scoperte gli occhi, che lasciano libero il corpo di esprimere la sua procacità e lo sguardo di attanagliare lo spettatore, di ghermirlo e trasformarlo nella preda. Sicuramente le bende rievocano dolore, ma anche guarigione, e nei tempi che stiamo vivendo rimandano alle mascherine che indossiamo quotidianamente per proteggerci. Ma è davvero così? Davvero siamo prigionieri di un pezzo di stoffa bianco o siamo qualcosa di più? Osservando gli scatti di Caterina Notte, quello che emerge con estrema forza è che noi siamo potenza, una potenza insita specialmente nello sguardo e nel corpo delle donne. Noi, che siamo strumentalizzate, violate, giudicate, considerate per lo più oggetti decorativi, siamo in realtà soggetti consapevoli della nostra bellezza, della forza che deriva dalla fragilità di saperci abbandonare al dolore senza temere di essere considerate deboli. I nostri corpi mutano, si evolvono, da bambine piene di sogni, di aspettative, diventiamo algide, passionali presenze concrete, mai ferme nello spazio, estremamente piene. E tutto ciò emerge con estrema chiarezza e potenza negli scatti di Caterina Notte!

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E forse la bellezza delle sue opere sta anche nel fatto di essere assolutamente vicine alla quotidianità: è un’arte di certo concettuale, ma immediata, che ti scava dentro e ti induce a riflettere profondamente. Dopotutto l’arte contemporanea deve necessariamente calarsi nella realtà, non può pensare di astrarsi e trascendere da ciò che affligge i nostri tempi. Deve essere megafono e veicolo di messaggi che travalicano i confini così da aprirsi a maggiori sperimentazioni, conquistando platee sempre più vaste e non solo elitarie.

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Predator Ubiquity è un inno alla donna, al suo essere splendidamente imperfetta e per questo assolutamente perfetta. Siamo abituati alla perfezione come a una mancanza di difetti, ma cosa c’è di più perfetto di tante piccole smagliature dalle quali esce la luce? È dalle crepe che nascono le cose più belle, non dall’essere patinati, è dal dolore che nasce la bellezza, è dall’imperfezione che scaturisce la perfezione! E i corpi delle opere di Caterina Notte sono corpi non stereotipati, sono bellissimi proprio perchè possono ricordare le nostre figlie, le nostre madri. Sono corpi liberi di esprimere se stessi alla massima potenza. E sono sguardi….pieni di vita, di desiderio, di passione, di ferocia, di determinazione!

Queste fotografie sono un pugno nello stomaco e noi non dobbiamo far altro che lasciarci travolgere da questa magnifica marea chiamata vita!

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura 

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