Il Natale nell’arte: auguri da Caravaggio, Botticelli e Matisse

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Il Natale è stato rappresentato da numerosi artisti, che hanno scelto di utilizzare stili conformi al proprio tempo, con predilezione di forme concrete tendenti al realismo estremo oppure optando per figurazioni più semplificate, quasi astratte. Da Botticelli a Caravaggio, da Chagall a Matisse, ecco alcune opere ritraenti la Natività:

Fa bene a momenti tornar bambini, e più che mai a Natale, ch’è una festa istituita da Dio fattosi anch’egli bambino.
(Charles Dickens)

  • Sandro Botticelli, “Natività mistica” (1500-1501)
Sandro Botticelli, “Natività mistica” (1500-1501)

Questo dipinto sulla fine dell’anno 1500, durante i torbidi d’Italia, secondi ‘XI di san Giovanni nel secondo dolore dell’Apocalisse, nella liberazione di tre anni e mezzo dal Diavolo; poi sarà incatenato nel XII e lo vedremo precipitato come nel presepe dipinto

Queste furono le parole che Botticelli scrisse in greco nella parte alta del dipinto. Natività mistica si configura dunque non solo come un omaggio alla nascita di Gesù quanto piuttosto una riflessione su quello che Firenze, ma in generale tutta l’Italia, stava passando per via dell’invasione francese, delle mire espansionistiche di Cesare e Borgia e per la morte di Lorenzo il Magnifico, dopo il quale, citando Machiavelli “cominciarono a nascere quelli cattivi semi, i quali non dopo molto tempo, non sendo vivo chi li sapesse spegnere, rovinarono, ed ancora rovinano, l’Italia”.

  • Caravaggio, “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” (1600)
Caravaggio, “Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi” (1600)

Si tratta di un’opera che rientra nella lista mondiale dei 10 capolavori rubati più importanti. Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi fu trafugata durante la notte del 17 ottobre 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo e varrebbe oggi circa 20 milioni di dollari. In quest’opera Caravaggio, uno dei maestri delle luci, sembra quasi scattare un’istantanea, con San Giuseppe che dà le spalle all’osservatore e, come la Madonna (la modella sarebbe la medesima di Giuditta e Oloferne) è chino a terra interno ad osservare Gesù. La Natività di Michelangelo Merisi è composta da persone povere, quelle che il pittore scelse di rappresentare per tutta la vita.

  • Marc Chagall, “Natività” (1941)
    Marc Chagall, “Natività” (1941)

    Marc Chagall, il maestro dei voli onirici e delle emozioni, sceglie di utilizzare il candido nero per popolare i cieli della notte, forse quelli dell’originaria città natale di Vitebsk, mentre uno spruzzo di bianco al centro indica il nome dell’artista e, a sinistra, col medesimo colore compare Gesù crocifisso. A destra, la Madonna in verde avvolge tra le braccia un bambino, mentre sopra i tetti della Natività non volano angeli ma una figura che spesso compare nei quadri di Chagall, quella di un uomo alato, che vola sopra i tetti e i tramonti delicati della natura, riflette sulla spiritualità e analizza il tempo, che incessante detta le sue regole (la pendola, sulla sinistra del dipinto, non si ferma mai col suo tic-tac). Tra l’inizio e la fine, tra la nascita e la morte, il gallo alato illuminato dal candelabro scoppia di energia vitale e irradia nella notte un effluvio di energia.

Quand’ero bambino, erano la luce dell’albero di Natale, la musica della messa di mezzanotte, la dolcezza dei sorrisi a far risplendere il regalo di Natale che ricevevo.
(Antoine de Saint-Exupéry)

  • Henri Matisse, “Madonna col bambino” (1951)
Henri Matisse, “Madonna col bambino” (1951)

Matisse non fu soltanto tinte accese, colori vispi che vorticano nella Danza o s’addormentano insieme alla protagonista nella vertiginosa Stanza Rossa. Nella Natività, la silhouette è circondata da un manto immaginario di bianco. Le due figure raccontano un’unione intuibile attraverso pochissime gestualità: le espressioni del viso e le braccia della Madonna che avvolgono il figlio parlano un linguaggio silenzioso che tutti riconosciamo. Più o meno consapevolmente, attraverso le semplici tinte nere rievochiamo quei momenti di sconfinato affetto in cui, da piccoli, ci siamo sentiti al sicuro. Ed è in questa semplicità cromatica e diretta che Matisse racconta un dialogo universale, e ci fa rendere conto che, a Natale più che mai, vorremmo tutti essere sempre bambini.

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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