Lee Miller, l’allieva di Man Ray che fece il bagno nella vasca di Hitler

0 2.955

Elizabeth Miller fu amante di Man Ray, amica di Pablo Picasso, modella per Vogue e attrice con Jean Cocteau (interpretò una statua che prende vita nel film Le sang d’un poète). Viaggiò per il mondo e documentò, tra gli altri, il primo utilizzo del napalm, la liberazione di Parigi e l’orrore dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau. Fu una vita, la sua, che nel secolo scorso solo una donna coraggiosa poteva permettersi di sognare. E realizzare.

Infanzia negli Stati Uniti

Lee Miller

A 7 anni, Li-Li subisce uno strupro. L’uomo, forse un conoscente, non viene denunciato, mentre lei ne esce con la gonorrea e un trauma indelebile. Quando il padre Theodore, nel 1913, le chiede di posare nuda nella neve per imitare il dipinto Mattinata settembrina, che l’ha colpito perchè ha suscitato scalpore a New York, Li-Li accetta, ma decide che non appena ne avrà la possibilità diventerà indipendente e se ne andrà. L’occasione si presenta a 19 anni, paradossalmente quando sta per verificarsi un altro disastro: attraversa la strada, per poco viene investita ma un passante la salva. Si tratta di Condè Nast, celebre editore di Vogue e Vanity Fair. Grazie a quest’incontro fortuito, nel giro di pochi mesi Li-Li diventa una delle modelle più ricercate dai fotografi di moda americani, salvo poi venire tagliata fuori quando realizza una pubblicità con Edward Steichen. Il motivo? Sponsorizzavano assorbenti.

Parigi e i Surrealisti

Lee è una modella, bellissima ma anche molto intelligente. Decide di andare a Parigi e cambia definitivamente il nome in Lee, appellativo neutro e dunque avulso da pregiudizi di genere. Ad attenderla c’è il padre del Surrealismo, Man Ray. Lee diverrà dapprima modella e poi sua amante, e anche se non è lei la celebre femme fatale protagonista di Le violon d’Ingres o di Noire et Blanche, vive qui un periodo di estasi e forte ispirazione. Per conto di Ray, realizza lavori su commissione di Coco Chanel, osserva la nascita di grandi idee, riflessi frastagliati e filosofie destrutturate del mondo.

Man Ray e Lee Miller

Preferisco fare fotografia che essere una fotografia (Lee Miller)

A New York apre un suo studio di fotografia, allestisce una mostra personale e ritrae Joseph Cornell e le attrici Lilian Harvey, Gertrude Lawrence e la scrittrice Gertrude Stein. Nel 1934 conosce il facoltoso uomo d’affari egiziano Aziz Eloui Bey, con cui si sposa e vola al Cairo. Nascerà qui un servizio fotografico nel deserto in cui l’antico è il protagonista: dalla decappottabile, Lee immortala le enigmatiche sfingi e la piramide di Cheope a Giza. Neanche il tempo d’abituarsi ed è di nuovo in viaggio: ritorna dai suoi Surrealisti nella Ville Lumiére, conosce Eileen Agar, Paul Eluard, il collezionista d’arte e futuro marito Roland Penrose e, a Mougins, ritrae Pablo Picasso, che a sua volta dipinge Lee Miller, l’Arlesiana (1937).

Pablo Picasso and Lee Miller e Picasso, “Ritratto di Lee Miller l’Arlesiana” (1937)

Inviata di guerra

Tra il 1939 e il 1945, Lee sceglie autonomamente di fare l’inviata di guerra per Vogue e Condé Nast. Riprende il duro lavoro delle donne durante il conflitto, sviluppando le pellicole in una camera oscura completamente improvvisata nella sua stanza d’albergo.

Lee Miller, “Fire marks” (Londra, 1941)
Lee Miller, “Suicides in Town Hall, Leipzig”, (1945)

Insieme al fotografo e amico David Scherman, entra nei campi di concentramento di Buchenwald e di Dachau dopo la liberazione. Sarà Scherman a scattare la celebre foto di Lee nella vasca di Adolf Hitler, a Monaco di Baviera nel 1945. I due dormiranno anche tra quelle lenzuola del führer, firmate A.H.

David E. Scherman, “Lee Miller nella vasca da bagno di Hitler, in Prinzregentenplatz 16, Monaco, Germania” (1945)

Ho fatto uno strano bagno quando mi sono lavata lo sporco del campo di concentramento di Dachau nella stessa vasca da bagno di Hitler a Monaco (Lee Miller)

Lee Miller, “Released prisoners in striped prison dress” (1945)

Disturbo post traumatico da stress

Profondamente turbata dalle immagini dei campi di concentramento, Lee cade in depressione. Fino al 1977, anno della sua morte, trascorre il suo tempo presso la Farley Farm House nell’East Sussex, acquistata dai Penrose, alternando momenti di crisi ad altri di ripresa. Morirà a 70 anni per via del cancro e sarà il figlio Anthony a pubblicare diverse fotografie mai rese note al grande pubblico. Lee Miller rimane una donna coraggiosa che, con la sua inseparabile Rolleiflex, ha saputo catturare quel mondo di ieri “in bilico sul burrone della storia”. 

Lee Miller

Per approfondimenti:

Serena Dandini, Le mille vite di Lee Miller, Io Donna-Donne nella storia, dicembre 2020

Serena Dandini, La vasca del führer, 2020 (edizione Einaudi)

Anthony Penrose, The Lives of Lee Miller, 1985 (edizione italiana: Milano, Archinto 2009)

Lee Miller (a cura di Anthony Penrose e David Scherman), Lee Miller’s war, 1992

Richard Calvocorresi, Lee Miller, Portraits from a life, 2002

Su Youtube:
in Le sang d’un poète, 1930, Jean Cocteau

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.