Sedie famose: i “posti vuoti” di Van Gogh, Picasso e Munch

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L’ergonomia non era ancora di casa sullo sfiorire dell’Ottocento e l’inizio del XX secolo quando diversi artisti, tra cui Vincent Van Gogh, Pablo Picasso e Edvard Munch, utilizzarono l’arredamento per parlare di sè. Iniziarono dall’elemento più essenziale: la sedia.

  • Vincent Van Gogh: “La sedia di Vincent” e “La sedia di Gauguin” (1888)

A Van Gogh, l’idea di disegnare se stesso e Gauguin attraverso una sedia venne osservando il lavoro di Luke Fildes, il pittore inglese che aveva omaggiato Charles Dickens ritraendolo attraverso lo “spazio vuoto” che aveva lasciato.

Luke Fildes, “The empty chair” (1870)

Istintivamente, sento che Gauguin è un calcolatore […] Gli ho visto fare cose che nè tu nè io ci permetteremmo mai di fare, avendo una coscienza più sensibile […] Credo sia trascinato dall’immaginazione, forse dall’orgoglio, ma che sia molto irresponsabile (lettera di Van Gogh al fratello Theo, novembre 1888)

Vincent Van Gogh: “La sedia di Vincent” e “La sedia di Gauguin” (1888)
Vincent Van Gogh: “La sedia di Vincent”, dettaglio (1888)

Van Gogh stimava Gauguin e al contempo ne diffidava. L’aveva atteso per mesi nella Casa Gialla ad Arles eppure da quando era arrivato, nell’autunno del 1888, la serenità andava sfumando giorno dopo giorno. E al pari si dileguavano le tinte calde del “giallo meraviglioso, che rappresenta il sole” che avevano popolato La Camera e La sedia di Vincent. In quest’ultima opera, la serenità dell’animo di Van Gogh s’esprime nel giallo zinco della sedia di paglia, negli arancioni delle mattonelle, nell’azzurro che decora allegramente le pareti e, infine, nel brillio dei girasoli adagiati in una cesta da cui spicca il nome Vincent. Nella Sedia di Gauguin, disegnata in dicembre, il quadro s’incupisce. Dominano il verde petrolio, il blu siderale e il rosso scuro della sedia- più sofisticata di quella di paglia, con anche l’aggiunta dei braccioli. Sebbene la composizione appaia più ordinata, forse in rimando al Sintetismo del pittore di Pont-Aven, e bando alla linea nera che conferisce ordine, la personalità di Gauguin ha pochi lampi di luce, simboleggiati dal candelabro, dai libri gialli e dalle virgole bianco-ocra sul pavimento.

  • Pablo Picasso, “Natura morta con sedia impagliata” (1912)
Pablo Picasso, “Natura morta con sedia impagliata” (1912)

Era il periodo di tutte quelle nature morte, dei tavolini con il loro colore grigio, con le loro infinite varianti di grigio: si divertivano in tutte le maniere, collezionavano strumenti musicali, oggetti, pipe, tavolini con nappe, bicchieri, chiodi. Picasso cominciò a divertirsi facendo quadri con lamiera di zinco, latta, papier collé (Gertrude Stein)

Se le persone pervadono l’ambiente che le circonda coi loro stati umorali, quanta memoria c’è in ogni oggetto? Per Picasso, in Natura morta con sedia impagliata il colore mnestico dominante è il grigio, che imperversa negli oggetti contenuti entro l’ovale-corda. Il calice, il giornale JOU e il coltello variano per tinte e percezioni tattili, e sembra quasi di sfiorare la carta cerata che Picasso ha aggiunto per simboleggiare la sedia. Che poi forse non è una sedia ma un tavolo… La tua memoria che cosa ne pensa?

Interrompe il flusso di pensieri il lampo allegro di un limone giallo.

  • Edvard Munch, “Modella accanto alla sedia di paglia” (1919-21)
Edvard Munch, “Modella acanto alla sedia di paglia” (1919-21)

Dal 1916, Edvard Munch si recò nella tenuta di Ekely e interruppe i rapporti con tutti. Solo le modelle avevano accesso alla sua casa, e talvolta Munch le svegliava nel cuore della notte per ritrarle. La Modella accanto alla sedia di paglia è rinchiusa in una stanza troppo piccola, che a stento contiene l’effluvio dei suoi capelli neri e i prosperosi seni, turgidi ciliegie su pelle diafana; gli schizzi purpurei sulle guance corrono a dichiarare il disadattamento fisico-psichico e l’asfissia al manto che copre interamente una sedia impagliata. Qui trasmigrano i ghirigori fiammanti e gli schizzi di polveri nere dell’animo dell’artista, assuefatto dalla sua eccitata inquietudine. Ogni angolo della casa è un rigagnolo solitario, e forse i 1100 dipinti e le 18 000 stampe (alcune s’intravedono nella porta/specchio) nascosti in casa vorrebbero evadere dalla roccaforte emozionale in cui Munch li ha rinchiusi. Eppure, si sa, forse non sarà possibile. E’ sempre l’artista a decidere quali artefatti architettonici e quali no possano abbandonarlo per sempre per parlare di lui e quali invece, fino alla fine, rimarranno ad arredare la sua anima.

 

Altri proprietari e le loro “sedie famose”:

René Magritte, “L’homme au journal” (1928)

Edward Hopper, “Automat (tavola calda” (1927)

Glenn Gould, il musicista che portò sempre con sè, dal 1953 alla morte, la sua sedia

Giorgio de Chirico: nei Diari racconta il suo rapporto con “la mobilia umana”

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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