Loving Vincent, il film su Van Gogh: 800 opere e solo una venduta in vita

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Il film d’animazione britannico-polacco Loving Vincent, diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman e distribuito da Adler Entertainment e Nexo Digital nel 2017, prende avvio un anno dopo la morte di Van Gogh. Il postino Joseph Roulin, “il gigante del Sud in cui alberga l’animo di Dostoevskij”, chiede al figlio Armand (Douglas Booth) di recapitare un’ultima lettera che l’artista olandese (Robert Gulaczkyk) avrebbe scritto al fratello Theo (Cezary Lukaszewicz). Roulin parte per Parigi e rivive, attraverso diverse testimonianze, la vita di Van Gogh.

L’attore Chris O’Dowd nei panni di Joseph Roulin
L’attore Douglas Booth nei panni di Armand Roulin

Roulin scopre che l’artista olandese iniziò ad utilizzare i colori solo dal 1880. Quando raggiunse Parigi nell’86, Monet lo definì “astro nascente d’irriverenza” e Camille Pissarro scrisse “o diventerà pazzo o ci farà mangiare la polvere, a tutti quanti”. Dalla frenesia della Ville Lumiére, Van Gogh si spostò ad Arles, un piccolo paesino nel sud della Francia. Qui, nella Casa Gialla, trascorse le sue giornate, ritraendo le tinte calde dei soli, i riverberi luminosi tra i tronchi degli Alyscamps, il vermiglio della coperta nella sua Stanza e i cieli brillanti sopra i campi del Seminatore. Ma poi, con l’arrivo di Gauguin, tutto precipitò: il 23 dicembre 1889 Van Gogh si tagliò un orecchio e lo donò a una prostituta. Pochi mesi dopo, nel maggio 1889, si fece internare nel manicomio di Saint-Rémy, dove dipinse 150 opere tra cui Notte stellata. Una volta uscito, si recò ad Auver-sur-Oise per guarire “dalla malattia del Sud” e ritrovare una parvenza di serenità.

Robert Gulaczyk nel film Loving Vincent - ParlandoSparlando
L’attore Robert Gulaczyk/ Van Gogh nel film “Loving Vincent”, 2017

 C’è qualcosa di sbagliato in una vita spenta per uno stupido incidente (Gachet, il medico che assistette Van Gogh nel 1890 ad Auver-sur-Oise)

Armand Rouline raggiunge Auver per incontrare il medico Paul Gachet e la figlia Marguerite, che nel 1890 curarono Van Gogh fino al tragico epilogo che si consumò il 27 luglio 1890, quando Vincent andò in un campo di grano e si sparò nello stomaco. Nonostante le supposizioni (alcuni dubitano del suicidio, visto che una persona non può spararsi da sola in quel punto, a meno che il colpo non parta dall’alluce!), i Gachet insistono su quanto nessuno abbia mai fatto nulla per sostenere Vincent quand’era in vita: tutti l’avevano relegato ad essere l’ultimo tra gli ultimi (viveva grazie ai soldi di Theo, il quale necessitava di denaro per curarsi dalla sifilide, e degli 800 quadri realizzati ne aveva venduto solo uno). Era arrivato a sentirsi completamente solo.

Loving Vincent parla di empatia, quella che Van Gogh provò al cospetto della sua Natura con le sue Stelle, contrapposta alle chiacchiere puerili. Alla fine del film ci si domanda:

Forse c’è un nesso tra la sua morte e la mia vita?

Il film Loving Vincent è disponibile gratuitamente su Amazon Prime Video.

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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