1888-1890: l’ultimo Van Gogh, tra i soli di Arles e i presagi ad Auvers

"La gente dice che non è facile conoscere se stessi. Ma non è facile nemmeno dipingere se stessi"

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vista di parigi da Vincent`s Stanza rue lepic, 1887 di Vincent Van Gogh (1853-1890, Netherlands) | Stampe Di Qualità Del Museo Vincent Van Gogh | WahooArt.com
Van Gogh, “Veduta di Parigi dalla camera di Vincent in Rue Lepic” (1887)

Vincent nacque a Zundert il 30 marzo 1853 e prese il nome dal fratello scomparso un anno prima, stesso giorno e stesso mese. Crebbe con gli insegnamenti del padre, che faceva il predicatore, e fino a 27 anni non toccò una tela. Diffuse il Vangelo tra i minatori olandesi e solo nel 1880 iniziò a disegnare in bianco e nero, ritraendo la sacralità dei contadini laboriosi nelle campagne. Imitò Millet e Monticelli e ritrasse en plein air come i membri della Scuola dell’Aja e i Barbizonniers francesi. I colori permarranno stabilmente solo dal 1886, col trasferimento a Parigi. Ospite del fratello Theo in Rue Lepic 54 a Montmartre, Vincent visitò l’ottava e ultima mostra Impressionista (luglio ’86), conoscendo Lautrec, Signac (i suoi cipressi si ritrovano pari pari nella Notte Stellata) e il Neoimpressionista Seurat. Fu con la comparsa dei colori, gioiosi ad Arles e sempre più lividi fino all’epilogo giallo-blu nel Campo di grano (1890), che Vincent diventerà Van Gogh.

Che cosa strana il vento, il tocco del pennello, esposti all’aria, al sole. Lavorando all’esterno, nella grande caduta del giorno, mi trovo magnificamente. E’ un caldo secco, limpido, diafano, il colore qui è veramente bellissimo. […] Questo insieme di colori è per me nuovo e mi esalta al massimo. Di essere stanchi non se ne parla neppure! Questa sera stessa farò un quadro e lo finirò! (Van Gogh)

  • Arles (1888): la Casa Gialla
La casa gialla di Van Gogh: analisi
Van Gogh, “Casa Gialla” (1888)

Dal febbraio 1888, Van Gogh scrisse numerose lettere a Theo, alla sorella e all’amico Emile Bernard, confidandogli che avrebbe dovuto scoprire prima l’incanto di Arles: qui i gialli esplodono in tutte le tonalità, brillanti di giorno e scure la notte, quasi fossero “piccoli errori” i rigagnoli intermittenti davanti alla Terrazza del caffè. Persino la Casa in cui dimorò, che sperava divenisse “lo studio del Sud” per pittori avanguardisti, era Gialla. Nella Stanza di Vincent ad Arles si respira serenità, grazie al rosso vivo della coperta e al celeste delle due porte, del medesimo colore della linea che separa terra e cielo in Salici al tramonto. Con questo stato d’animo trascorsero i mesi di Van Gogh ad Arles e Saintes-Maries-de-la-Mer, aspettando Gauguin.

Gauguin, “Due donne tahitiane” (1891) e Van Gogh, “La Berceuse” (1889)

La quiete andò sfumando con l’arrivo del pittore di Pont-Aven, nell’autunno 1889. Nonostante Van Gogh lo considerasse “un calcolatore”, imparò le peculiarità del suo Cloisonnisme (le linee nere marcate presenziano in La Berceuse, nelle due versioni de L’arlesiana e in Spettatori nell’arena) e, quando l’amico annunciò di volersene andare, reagì con una crisi di follia. Il 23 dicembre 1889, bevuto un bicchiere d’assenzio, Van Gogh impugnò un’accetta e si amputò il lobo dell’orecchio sinistro, che incartò e regalò alla prostituta Rachel. Mesi dopo si farà volontariamente internare nel manicomio di Saint-Rémy.

  • Saint-Rémy (maggio 1889-maggio 1890): Notte Stellata

So che il tempo non ritorna e nel mio caso una crisi violenta può distruggere per sempre il mio modo di dipingere. Anche Delacroix aveva trovato la pittura quando non aveva nè denti nè fiato (Van Gogh)

Nonostante si sentisse solo, tra le urla degli alienati e talvolta senza poter uscire dal manicomio, Van Gogh dipinse dal suo piccolo studio 150 opere, tra cui Iris, Lillà e Autoritratto con l’orecchio bendato. La Notte Stellata, primo esempio di en plein air notturno della storia dell’arte, verrà dipinta poco prima dell’alba del 19 giugno 1889. Van Gogh, posizionate due candele sopra il cappello per farsi luce, catturò il gioco di ombre dei cipressi, quegli “obelischi egiziani” che lo porteranno via coi pensieri da Saint-Rémy.

Van Gogh, passione e tormento - Arte Svelata | Blog di Giuseppe Nifosì
Van Gogh, “Notte stellata” dettaglio (1889), dipinta a Saint-Rémy
Realtà aumentata e spazi 3D: un viaggio ai confini della "Notte Stellata"
Van Gogh, “Notte stellata” dettaglio (1889), dipinta a Saint-Rémy
  • Auvers-sur-Oise (1890): 70 giorni e l’epilogo Blu

Nel maggio 1890, Van Gogh lasciò Saint-Rémy per recarsi a Auvers-sur-Oise. Qui, a 30 km da Parigi, dapprima col medico Paul Gachet e poi da solo alla locanda Auberge Ravoux, realizzò 70 opere (più di una al giorno). Il presagio della fine non si respira tanto nei Casolari con il tetto di paglia a Cordeville ma si palesa violento nel Campo di papaveri, che schizzano vermigli come sangue nel verde ammuffito dell’erba medica. Quasi urlano le perentorie linee azzurrine verticali di Campo di grano con la pioggia e i vortici bianchi non lasciano scampo alle figurine in miniatura che s’incamminano nel Sentiero di notte in Provenza. Il blu più scuro è penetrato ormai dentro la Chiesa di Auvers e l’epilogo è imminente: il 27 luglio 1890 Van Gogh fa colazione, esce a dipingere e, poco dopo l’ora di pranzo, posa la tela e si spara nel Campo di grano. Morirà tra la notte del 28 e il 29, con il fratello Theo al suo fianco.

"Sentiero di notte", Provenza vista da Vincent Van Gogh
Van Gogh, “Sentiero di notte in Provenza”, dettaglio (1890)
Campo di grano con volo di corvi - Wikipedia
Van Gogh, “Campo di grano” (1890), dipinto pochi giorni prima del suicidio

Come disse Helene Kröller-Müller, principale collezionista dell’artista olandese (il Kröller-Müller Museum a Otterlo ospita 88 dipinti e 180 disegni) e protagonista del docu-film Tra il grano e il cielo disponibile su Amazon prime Video, probabilmente Van Gogh trovò Dio. Non il feticcio di cartapesta venerato dalla massa, ma individuò la sua aureola sacra nel sole di Arles, “oltre le nuvole grigie, tra l’erica ammuffita e il cielo infinito”. E forse, ammirandola, sorrise.

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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