Pompei: le ultime gestualità di uno schiavo e del suo padrone

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Un padrone tra i 30 e i 40 anni e uno schiavo tra i 18 e i 23 anni sono stati rinvenuti vicino al celebre parco archeologico di Pompei, nel criptoportico di una terrazza nella villa suburbana del Sauro Bardato. Gli scavi di Civita Giuliana confermano (nel 2017 erano stati recuperati tre cavalli) quanto sia grande l’emozione nel ritrovare dei testimoni del passato, ma con un’aggiunta: questa volta sono visibili anche i dettagli, dalle vene delle mani ai denti e le ossa del cranio del ragazzo fino alle impronte delle labbra, del mento, del naso e delle ginocchia piegate del padrone.

Dettaglio: vene della mano

Per arrivare a recuperare i dettagli s’è fatto ricorso a una pratica di per sè non nuova: risale infatti al 1863 la tecnica della colatura di gesso negli spazi vuoti, venutisi a creare per via della naturale decomposizione dovuta alla cenere. Luana Toniolo, direttrice dello scavo di Civita Giuliana, sottolinea che il gesso utilizzato oggi è idroscopico e dunque più raffinato e in grado di far riemergere molti più dettagli rispetto a una volta.

Per un corpo sono stati necessari 95 litri di gesso idroscopico e l’asciugatura ha richiesto 24 ore. Abbiamo notato con gran soddisfazione e grande emozione personale che la colata ha registrato tutti i dettagli, persino il naso e il mento. Grazie al laser con scanner digitali potremo realizzare anche dei modelli virtuali 3D dei due corpi (Luana Toniolo, direttrice dello scavo a Civita Giulia al Corriere della Sera)

Lo schiavo, piegato con la mano sull’addome e il braccio destro sul petto, e il padrone, avvolto in un mantello di lana pregiata, trasmettono con ogni gestualità più o meno infinitesimale gli ultimi istanti del dramma che si consumò il 24 ottobre del 79 d.C. alle nove di mattina. Furono almeno 1150 le vittime inghiottite dalla lava del Vesuvio. Come racconta René Guerdan in Pompei: la vita di una città prima della morte

Molti Pompeiani cercano di sfuggire alle ceneri e ai lapilli coprendosi la bocca con un cuscino; quelli che cercano rifugio scappando verso porta Ercolano trovano morte sicura, mentre la salvezza è più probabile per chi scappa attraverso porta Stabia e quindi via mare, anche se la spiaggia è battuta da onde, provocate dai continui terremoti, e le barche sono andate quasi tutte distrutte. A seguito degli scavi archeologici e con l’utilizzo della tecnica dei calchi è stato possibile ricomporre gli ultimi instanti di vita di alcune persone, come ad esempio quelli di una donna che portava con sé numerosi gioielli, accompagnata da una fanciulla quattordicenne con la testa avvolta in un lenzuolo, quelli di una coppia di sposi che si tiene per mano e quelli di un gruppo di schiavi ritrovati in una stanza di quattro metri quadrati con ossa spezzate, dopo aver cercato di fuggire tramite una scala dal tetto. Oltre ad esseri umani trovano la morte anche animali, come un cane che cerca di liberarsi dal guinzaglio (René Guerdan, Pompei: la vita di una città prima della morte, 1978)

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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