George Eliot, scrittrice dedita al realismo psicologico

1 2.064

George Eliot, scrittrice dedita al realismo psicologicoGeorge Eliot (pseudonimo di Marian Evans, Nuneaton, 22 novembre 1819 – Londra, 22 dicembre 1880) è una delle più importanti scrittrici inglesi del XIX secolo, la cui opera è rivolta all’indagine interiore dei suoi personaggi, come appare chiaramente in una delle sue opere più celebri, The Mill on the Floss (1860, Il mulino sulla Floss).

Nata nel sud dell’Inghilterra da una famiglia vicina alla corrente più riformata della Chiesa d’Inghilterra, suo padre investì molto nella sua istruzione, facendola educare prima presso tutori evangelici e, in seconda battuta, la giovane Marian ebbe accesso alla cultura e alla tradizione classica, che ebbe un segno indelebile nella sua opera (Stray 1998: 81, Karl 1995: 24-25, 52). Nonostante la sua formazione religiosa, la maggiore influenza su di lei fu quella esercitata dai dissenzienti, un gruppo molto attivo all’interno della Chiesa anglicana, che la portò alla traduzione, nel 1846, della Vita di Gesù di Strauss e che le attirò pesanti critiche da parte di settori conservatori della vita politica inglese (cfr. Dawes 2001: 77-79).

George Eliot, scrittrice dedita al realismo psicologicoNel 1854 Marian inizia la relazione con George Henry Lewes, un uomo già sposato il cui rapporto con la Eliot fece storcere il naso ai benpensanti vittoriani. Il suo realismo psicologico e l’attenzione all’empiria e alla datità si traducono nella sua prima opera, Scenes of Clerical Life (1858), dove l’autrice descrive lo scontro tra i vari gruppi della Chiesa anglicana, i dissenzienti e l’effetto dell’alcol e della violenza domestica nella campagna inglese (Earnshaw 2000:220, Lawson,Shakinovsky 2002: 61-84). Il suo capolavoro resta comunque The Mill on the Floss, i cui personaggi principali sono i fratelli Maggie e Tom Tulliver, che vivono nell’immaginaria cittadina di St. Oggs. Il fulcro della vicenda è rappresentato da Maggie e dalla sua crescita psicologica, divisa tra l’amore per Stephen Guest e lo storpio Philip Wakem  e i conflitti col fratello. L’elemento classico appare alla fine del romanzo, dove le immaginarie acque della Floss fungono da deus-ex-machina che riunisce, seppur nella morte, i due fratelli.
In Middlemarch (1871-1872) Eliot descriverà invece la realtà della comunità immaginaria di Middlemarch (corrispondente a Coventry, città familiare all’autrice), caratterizzando in modo particolare il personaggio di Dorothea Brooke, la protagonista di un vero e proprio romanzo di formazione, nel quale ella cerca il suo posto in una società maschilista e poco incline alla comprensione delle esigenze femminili (Ashton 1994: 4).

George Eliot ci lascia uno schizzo o, per utilizzare il titolo della sua prima opera, delle scene della società inglese ottocentesca e i suoi complessi meccanismi psicologici.

Andrea Di Carlo per MIfaccioDiCultura

Bibliografia:

Ashton, R (1994) George Eliot, Middlemarch, edited by Rosemary Ashton. London: Penguin.

Dawes, GW (2001) The Historical Jesus Question: The Challenge of History to Religious Authority. John Knox Press: Louisville.

Earnshaw, S (2000) The Pub in Literature: England’s Altered State. Manchester. Manchester University Press.

Karl, FR (1995) George Eliot: Voice of a Century. Nee York: Norton.

Lawson, K, Shakinovsky, L (2002) The Marked Body: Domestic Violence in Mid-Nineteenth Century. New York: SUNY Press.

Stray, C (1998) Classics Transformed: Schools, Universities, and Society in England 1830-1960. Clarendon Press: Oxford.

1 Commento
  1. Giovanni dice

    Articolo ben fatto!
    Complimenti!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.