Simbologia delle creature fantastiche, dal grifone alla sfinge

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Quando nel 1749 Diderot e d’Alembert scrissero l’Encyclopèdie e Georges Leclerc conte di Buffon pubblicò l’Histoire Naturelle, le conoscenze dell’uomo cominciarono a consolidarsi in un apparente ordine. Il rischio però, come sottolinea Stefano Zuffi nella collana Losapevi dell’arte, era che andasse “la misteriosa e magica comunione, la commistione tra creature aperte all’imprevedibile, al fantasioso, al mostruoso”. Si sarebbe conservata la primigenia commozione con cui si assiste alla bellezza di un fiore che sboccia, ergendosi a maître de l’énigme, come nel quadro di Khnopff?

Fernand Khnopff, “Le maître de l’énigme”, 1891

Fortunatamente, il fascino delle creature mitologiche non andò perdendosi o riducendosi nella sua straordinaria suggestione. Ecco alcuni esempi e le loro simbologie:

  • Sfinge
Grande sfinge di Giza
Gustave Moreau, “Edipo e la sfinge”, 1864

Ha radici antichissime. Se viene raffigurata vicino a un corso d’acqua, richiama al Nilo (una delle sfingi più celebri si trova a Giza). In merito all’origine, già Esiodo ne parlava, e poi Sofocle, ed entrambi richiamano l’enigma. La leggenda narra che Era, per vendicarsi dei tebani, inviò il mostro alle porte della città, il quale pose questo indovinello: “Quale animale cammina con quattro gambe a mattino, due al pomeriggio e tre alla sera? Chi non risponderà correttamente verrà gettato in un burrone”. L’unico a trovare la risposta fu Edipo, che rispose che è l’uomo che dapprima gattona, in età adulta sta in piedi correttamente e da vecchio necessita di un bastone che lo aiuti. L’enigma è un tema ripreso soprattutto nell’800 e nel ‘900, cioè quando il Romanticismo e il Simbolismo cominciarono a dubitare della realtà, penetrandola con le metafore e le allegorie della natura.

  • Unicorno
Allegoria della vista, episodio dei sei arazzi franco-fiamminghi della “Dama con l’unicorno” (1502)

Fino all’800 si pensava che l’animale esistesse realmente. Il primo a documentarne le tracce fu lo storico greco Ctisia (V-IV sec. a.C.) quando parlò di un animale selvatico- probabilmente il rinoceronte indiano- con un lungo corno dalle proprietà terapeutiche. Nella religione cristiana, l’unicorno è associato al candore e alla purezza, e si pensava che il corno fosse l’antidoto ad ogni veleno. Catturare l’animale era impossibile, a meno che non lo si attraesse con l’inganno: una fanciulla vergine era posta nuda nel bosco, e lì attendeva finchè l’animale non le si addormentava in grembo. L’unicorno compare spesso nei dipinti e sugli arazzi matrimoniali, a rappresentare verginità e la fedeltà (ad es. in Allegoria della vista, episodio dei sei arazzi franco-fiamminghi della Dama con l’unicorno, la fanciulla giace su un giardino all’italiana ben curato, che richiama visioni di Borges, mentre un leone e un unicorno vegliano su di lei per salvaguardarne la purezza).

  • Grifone
Grifone nell’affresco “Throne Room” al palazzo di Cnosso

Creatura sacra ad Apollo e associata a Nemesi, il grifone è stato per lungo tempo considerato una figura demoniaca. La Chiesa l’ha poi riconsiderato in quanto simboleggia la duplice natura di Gesù, da un lato vicino alla terra e dall’altro appartenente al cielo. Il grifone, che sintetizza l’unione tra aquila, che evoca vigore e libertà, e leone (coraggio), compare sovente nell’architettura gotica.

Per approfondimenti; Stefano Zuffi, “I Dizionari dell’Arte. La natura e i suoi simboli vol.II”, Mondadori Electa S.p.A., 2004

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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