Insight nell’arte: i collegamenti creativi aiutano a cambiare

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D’un tratto è tutto chiaro: due elementi che prima sembravano lontanissimi tra loro hanno ora qualcosa in comune. In psicologia, questa consapevolezza improvvisa si chiama insight. Lo psicologo tedesco Wolfgang Köhler, nel 1927, fece un esperimento: mise in una gabbia una scatola, un bastone e un casco di banane posizionato in alto e osservò uno scimpanzè dapprima ribaltare la scatola, agitare il bastone e, solo alla fine, lo vide utilizzare tutti gli strumenti per ottenere la lauta ricompensa. In base a cosa era riuscito, lo scimpanzè, dopo diverso tempo, a capire come collegare tutti gli elementi disponibili? Era stato l’istinto a suggerirglielo oppure la logica, dopo svariati tentativi ed errori? Una risposta univoca ancora non esiste, dunque per ora ci si limiterà a indagare la presenza dell’insight in quattro opere d’arte:

  • Insight e fuga: Bernini, “Apollo e Dafne” (1622-25)
Gian Lorenzo Bernini, “Apollo e Dafne”, 1622-25
Gian Lorenzo Bernini, “Apollo e Dafne”, 1922-25

In Apollo e Dafne di Bernini, il primo scultore a raffigurare le vicende narrate da Ovidio nelle Metamorfosi, si osserva un insight evocato dal disperato terrore e dal desiderio di fuga. D’improvviso la ninfa (con tutto il corpo prostrato in avanti per correre via, come testimoniano la curva dei fianchi, le braccia e l’espressione allucinata del viso; solo i capelli ricadono all’indietro scarmigliati) realizza che un modo per sfuggire al suo aguzzino c’è: farsi trasformare in una pianta d’alloro. E così avviene la metamorfosi, che Bernini testimonia attraverso il mutamento della morbida e candida pelle- il marmo pare alabastro- in uno strato di resistente corteccia. L’insight può portare a soluzioni efficaci in momenti complessi.

  • Insight e bellezza: Ingres, “Ritratto della contessa d’Haussonville” (1846)
Ingres, “Ritratto della contessa d’Haussonville” (1846), Frick Collection

L’insight è stato spesso citato quando si parla di creatività e pensiero laterale. Capita, infatti, che d’improvviso sovvengano idee innovative e originali, non raramente anche nella quotidianità. La contessa d’Haussonville Louise de Broglie ritratta dal pittore neoclassico Jean-Auguste-Dominique Ingres non ha ancora avuto l’insight, ma potrebbe averlo presto. La fanciulla, autrice di diversi scritti tra cui una biografia di Lord Byron, è infatti profondamente rapita dai suoi pensieri, come attestano gli occhi persi nel vuoto, le rosee labbra serrate e la mano sul mento, riflessa anche nello specchio. Tutto dei dettagli attorno a lei (lo scialle color ocra, gli ori degli arredi, i biglietti da visita sparsi sul caminetto) potrebbe suggerirle qualcosa da un momento all’altro, magari un’epifania di bellezza da sfoderare, insieme al nastro rosso, alla serata mondana che l’attende.

  • Insight e il rischio della solitudine: Waterhouse, “The Lady of Shalott” (1888)
Waterhouse, “The Lady of Shalott”, dettaglio (1888)

Anche nell’opera del padre dei Preraffaelliti William Waterhouse ricorre un mito, stavolta tratto dal ciclo arturiano. Lady Shalott viveva in una torre sull’isola di Shalott. La fanciulla s’era convinta di essere vittima di una maledizione: se avesse guardato direttamente Camelot sarebbe morta. Così si segregò nella torre, spiando l’esterno solo tramite uno specchio. Un giorno Lancillotto passò a cavallo nelle vicinanze, lei ne vide la fisionomia attraverso il vetro e se ne innamorò perdutamente. Si affacciò, lo guardò e poco dopo partì per Camelot con una barca, su cui incise il suo nome, ma lungo il tragitto iniziò a cantare sinfonie tristi perchè si rese conto che la morte s’avvicinava. L’insight è qui evidente nel dolore con cui Lady Shalott, ormai sulla barca, realizza quanto sia la solitudine che l’unione con l’altro siano impossibili da perseguire.

“E nel vicino palazzo illuminato
Si spense il suono degli applausi regali;
E si segnarono tutti, per paura,
Tutti i cavalieri di Camelot;
Ma Lancillotto rifletté per un attimo-
Disse: “Costei ha un viso grazioso;
Dio nella sua misericordia le conceda la grazia,
La Dama di Shalott”

(Alfred Tennyson, The lady of Shalott)

  • Insight ed erotismo: Klimt, “Danae” (1907-08)
Gustav Klimt, “Danae”, 1907-08

L’insight può essere un’illuminazione irrazionale. E’ il caso di Danae, capolavoro di Klimt del 1907-08. La figlia di Argo è sopita, rannicchiata su stessa, ma qualcosa sta sussultando nel suo sogno: è Giove, che tramite uno scroscio di turgide gocce d’oro sta penetrando dentro di lei. Danae se ne accorge, la bocca rosata si schiude leggermente, gli occhi sembrano seguire una trama immaginaria che le mani cercano di avvinghiare, mentre tutto il corpo intero si raduna coinvolto attorno all’evento. L’erotismo può essere considerato una forma di insight inconsapevole in cui la fanciulla, insieme ai drappi verdi, marroni e dorati (sono gli ultimi anni in cui Klimt userà l’oro, che scomparirà dal 1909) che la cullano armoniosamente, avverte quel che le sta accadendo in quel perturbante sogno di una notte di mezza estate.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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