Agatha Christie tra scrittura, mistero e archeologia

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Agatha Christie e il marito Max Mollowan

Di Agatha Christie conosciamo la sua grandiosa carriera letteraria: tradotta in più di cento lingue, è la scrittrice con il maggior numero di copie vendute di tutti i tempi, superata solo da Shakespeare tra gli autori e dalla Bibbia tra i libri. Dalla difficile vita della Prima Guerra Mondiale ha imparato l’arte dei farmaci e dei veleni, avendo lavorato per la Croce rossa; dalla fine del primo matrimonio, ha appreso l’arte di scambiare le identità. Ma il background storico e archeologico le derivò dalla frequentazione del secondo marito.

Infatti, dopo il divorzio traumatico e burrascoso dal primo marito, Agatha Christie decise di trascorrere un periodo in Iraq, raggiungendolo con il mitico Orient Express. Arrivata nella capitale irachena, organizzò un’escursione della città di Ur che le cambiò la vita per sempre. È qui che conobbe il suo secondo marito, l’archeologo Max Mollowan, più giovane di lei di circa 15 anni. Da allora, e a eccezione dell’intervallo imposto dalla Seconda Guerra Mondiale, Agatha Christie passò lunghi periodi dell’anno in Siria e in Iraq con il marito, partecipando attivamente alle varie spedizioni: restaurava pezzi di ceramica, inventariava reperti e fotografava oggetti. La vita austera e i disagi, tipici di ogni missione archeologica, non furono un ostacolo per la sua attività letteraria, che anzi si alimentava di esperienze lì vissute.

Monna Lisa di Nimrud

“Abbiamo trovato una donna! Una donna nel pozzo. E la portarono dentro, adagiata su un pezzo di tela di sacco e ricoperta di fango”. Così inizia la storia degli avori di Nimrud narrata da Agatha Christie, e il protagonista non è né l’arguto detective belga Hércules Poirot né l’astuta anziana che si dedica a risolvere enigmi, Miss Jane Marple. Il misterioso ritrovamento nel fondo di un pozzo non è quello di una donna in carne e ossa, ma una maschera femminile delicatamente scolpita in avorio e policromata, che successivamente verrà conosciuta come la “Monna Lisa di Nimrud” per il suo bel volto e l’enigmatico sorriso. La protagonista di questa storia è la stessa Agatha Christie, incaricata di pulire e recuperare il meraviglioso reperto orientale venuto alla luce nel 1952 nel sito archeologico dell’antica capitale assira di Kalhu o Nimrud.
Qualche anno prima, nel 1949, la coppia diresse uno dei progetti più importanti nella storia dell’archeologia mesopotamica assumendo la direzione degli scavi di Nimrud e scoprendo la collezione di avori assiri. I reperti, che all’epoca adornavano tavoli, sedie, troni o cassapanche, furono gettati in un pozzo da misteriosi nemici, probabilmente coloro che sconfissero l’impero assiro nel 612 a.C. Fu così che, involontariamente, li preservarono per i posteri. Tra i numerosi ritrovamenti, spiccava la collezione di avori, unica nel suo genere e composta da migliaia di frammenti. Molti degli avori, di una ricchezza e di un valore artistico inestimabili, presentavano in origine intarsi con pietre semipreziose e incisioni in oro, selezionati con cura per mettere in risalto la bellezza delle scene figurative e le decorazioni vegetali o geometriche. Se ancora oggi è possibile ammirare i magnifici reperti nelle sale del British Museum di Londra e nel Museo Nazionale di Baghdad, restaurato di recente, ciò si deve in gran parte al lavoro di conservazione realizzato da Agatha Christie nell’area degli scavi.

Sfinge alata

Nelle sue memorie, la scrittrice riferisce: “Ricordo che pulii molto, e come tutti i professionisti avevo i miei strumenti preferiti: un bastoncino d’arancio o un ago con la punto fine. Durante una spedizione usai uno strumento che mi aveva prestato, o meglio, regalato un dentista e un vasetto di crema per il viso che, a mio avviso, è molto utile per togliere la terra e la polvere dalle fessure senza danneggiare le fragili statue d’avorio. La realtà è che mi sono entusiasmata tanto a usarla, che nel giro di due settimane non ne è avanzata neanche un po’ per il mio povero viso.”

L’archeologia, la scrittura e Max furono senza dubbio i grandi amori di Agatha Christie, la quale, con il suo spiccato senso dello humour, arrivò ad affermare: “un archeologo è il miglior marito che una donna possa avere: più lei invecchia, più lui si interessa a lei”.

Rosa Araneo per ArtSpecialDay

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