Genio e sregolatezza: malattia mentale e musica

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Genio e sregolatezza: il detto che tutti conosciamo per “scusare”, in un certo senso, il carattere particolare di un artista o di una persona particolarmente creativa. In molti casi però non si tratta di semplice sregolatezza, ma di veri e propri disturbi mentali. Molti degli artisti che amiamo, del presente e del passato, ne sono (più o meno insospettabilmente) affetti. La follia è stata spesso il fulcro della creatività di questi artisti, un profondo disagio proiettabile solo nella musica, ma altre volte ha troncato di netto la loro vita combinandosi con pericolose dipendenze. Vediamone alcuni esempi:

  • Kurt Cobain: depressione e disturbo della personalità borderline

kurt cobainSi possono dire moltissime cose dell’amatissimo leader dei Nirvana, ma che fosse una persona stabile mentalmente proprio no. Fin da bambino, Kurt manifesta sindrome da deficit di attenzione con iperattività per la quale assume fin da subito dei farmaci. La separazione mal gestita dei genitori tuttavia aggrava la situazione: Cobain ha un vero e proprio trauma da questa esperienza che si trascinerà dietro per tutta la vita. Durante l’adolescenza, Kurt scopre l’uso delle droghe, è un giovane scapestrato, uno scappato di casa. La musica lo aiuta in parte a sfogare la sua rabbia, il suo immenso disagio nei confronti di un mondo al quale non si sentirà mai di appartenere. Ma la fama lo travolge come un’onda in mezzo al mare fa con chi non sa nuotare. La depressione diviene sposa e compagna per Kurt, dice di soffrire di forti dolori addominali che egli sostiene di poter curare solo con l’eroina, abusa grandemente di sostanze stupefacenti, è estremamente impulsivo e tenta diverse volte il suicidio. E tutto questo è ciò che comporta il disturbo della personalità borderline: deficit di autoregolazione del dolore, incapacità ci controllare le proprie emozioni, dolore cronico. Il male di vivere causato da queste malattie mentali unite alla dipendenza da analgesici e droghe, portarono Kurt al gesto estremo di liberazione, poiché la catarsi musicale non fu più abbastanza.

  • Jeff Buckley: il complesso di Edipo mai risolto e la depressione

jeff buckleyL’affascinantissima e breve storia di Jeff Buckley la conosciamo tutti quanti: figlio di Tim Buckley, cantautore degli anni ‘50/’60, l’artista riuscì contrariamente a quello che accade di solito nel suo caso, a diventare una stella più brillante di quanto non fosse suo padre. Tim se ne andò da lui e la madre praticamente da subito, sentendosi soffocare nel ruolo paterno. Jeff soffrirà moltissimo di questo abbandono, che sarà causa di una mancata identificazione con  una figura paterna stabile e di una conseguente sensazione di disorientamento e disagio che lo accompagnerà per tutta la vita. Tim morì a 28 anni, Jeff e la madre non furono nemmeno invitati al funerale. Trascorrendo un’esistenza senza radici, senza sicurezze, Jeff trova nella musica la sua ancora di salvezza e anche il suo più grande campo di confronto col famoso padre deceduto. Il giovane Buckley è straordinariamente talentuoso, più del padre, possiede un’ orecchio assoluto grazie al quale la sua capacità compositiva è più raffinata ma immediata del normale. La grande sfida per Jeff è Grace, l’unico album che compose, uscì nel 1994. Un disco che racconta tutta la sua sensibilità, un capolavoro di forte tensione emotiva ed intensità.  Il successo è straordinario, maggiore rispetto a quello del padre, ma Jeff ha un vuoto, che si trasforma in voragine nella sua anima e che alla fine lo inghiotte  in un tentativo estremo di ricongiungersi col genitore scomparso, il 29 maggio 1997. Jeff, come nella più romantica e struggente delle storie, all’età di 30 anni, scompare nel fiume Mississipi: completamente vestito avanza verso l’acqua, nella quale scomparirà per sempre unendosi almeno nella morte, almeno nel tragico destino a Tim.

  • Syd Barrett: la presunta sindrome di Asperger e la confermata schizofrenia

syd barrettSyd fin da piccolo manifestò una grande predisposizione per l’arte: imparò a disegnare, dipingere e successivamente anche a suonare la chitarra. L’artista fu una delle colonne portanti dei Pink Floyd e utilizzò, come tanti prima di lui, la musica come un canale di sfogo nel tentativo di confinarci tutta la sua malattia e mantenere un equilibrio più o meno stabile. Ma non funzionò. Il suo sguardo spesso era vacuo, assente, non sembrava essere partecipe della propria esistenza. Si isolava dagli altri componenti del gruppo, avendo comportamenti preoccupanti e apatici. Per questo motivo fu ipotizzata la sindrome di Asperger (lieve forma di autismo). Ma l’ipotesi fu presto sfatata, prendendo in considerazione anche l’abuso pesante da LSD come causa delle sue psicosi, e il suo bisogno di essere al centro dell’attenzione in diverse circostanze: comportamenti che contrastavano con questa diagnosi. Fu allora creduta più probabile la schizofrenia. Morì nel 2006 stroncato da un tumore al pancreas. Tra i suoi appunti, furono trovate notazioni sulla sua malattia, possiamo dunque intuire che fosse pienamente consapevole delle sue condizioni.

Isabella Poretti per ArtSpecialDay

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