Josè Saramago: un grande scrittore, un grande uomo

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Josè Saramago: un grande scrittore, un grande uomo

È questo il difetto delle parole. Stabiliamo che non c’è altro mezzo d’intenderci e di spiegarci, e finiamo con lo scoprire che restiamo a metà della spiegazione e così lontani dal comprenderci che sarebbe stato molto meglio lasciare agli occhi e al gesto il loro peso di silenzio.

Josè Saramago – Di questo mondo e degli altri

Josè Saramago: un grande scrittore, un grande uomoÈ così che mi sento: incapace di spiegare chi sia stato davvero Josè Saramago. Chi sia stato nel corso della sua vita e chi sia ora per me. Potrei raccontare che Josè de Sousa Saramago nacque ad Azinhaga in Portogallo il 16 novembre 1922. Potrei dire che nacque in una famiglia umile, che insieme ai suoi si trasferì a Lisbona in cerca di un riscatto sociale che però non avvenne, tanto che il giovane Josè – a causa delle difficoltà economiche – fu costretto ad abbandonare gli studi all’istituto tecnico per cercare lavoro. Potrei parlare del suo matrimonio con Ida Reis celebrato nel 1944 e della nascita, nel 1947, della loro unica figlia Violante, o di quando nel 1998 sposò in seconde nozze Pilar del Rio, sua traduttrice e suo grande amore. Potrei raccontare della sua opposizione al regime e di quando si iscrisse clandestinamente al Partito Comunista Portoghese nel 1969.
Potrei, ma questo non ci darebbe alcuna definizione di Saramago.

Più che grandioso scrittore, padre, marito, attivista politico, Saramago fu un uomo che ha capito gli uomini. Ha capito i nostri lati più nascosti, le parti più oscure della nostra natura e le nostre paure più profonde, ma anche la capacità di amare, di sognare, le qualità che ci rendono grandi. Ha saputo descrivere quello che abbiamo dentro come nessuno è mai stato in grado di fare.
Scrisse il suo primo romanzo Terra del peccato nel 1947, ma poi lo ripudiò come spesso capita a chi raggiunge una maturità artistica tanto distante dalla forma delle prime produzioni. Dal 1974 in poi Saramago si dedicò totalmente alla scrittura, creando uno stile letterario unico e riconoscibile: lunghi periodi frammentati da tante virgole, ma pochi punti. Saramago non usa le virgolette per delimitare i dialoghi, né segna le domande con il punto interrogativo. Le lettere maiuscole sono riservate ai nomi propri, ma la maggior parte dei suoi personaggi non ha nome, non serve: il medico, il musicista, la ragazza… quelle persone siamo noi, tutti noi.
Le sue opere sono spesso state definite allegorie, perché partono da situazioni surreali che diventano pretesto per raccontare le infinite sfaccettature del comportamento umano.

Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone, bisogna aspettare, dar tempo al tempo, è il tempo che comanda, il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi, e ha in mano tutte le carte del mazzo, a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita, la nostra.

Cecità

saramago-nobelIl successo di pubblico giunse nel 1982 con Memoriale del convento. Seguirono L’anno della morte di Riccardo Reies e La zattera di pietra, che gli valsero numerosi riconoscimenti da parte della critica. A livello internazionale la fama arrivò negli anni Novanta con Storia dell’assedio di Lisbona, Cecità e il controverso Vangelo secondo Gesù Cristo, che dette vita ad una polemica mai sopita con la Chiesa Cattolica.
Nel 1998 gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «con parabole, sostenute dall’immaginazione, dalla compassione e dall’ironia ci permette continuamente di conoscere realtà difficili da interpretare».

Il talento di Saramago è unico: uno stile pulito, diretto, senza inutili orpelli, la capacità di arrivare al cuore delle cose, di esprimere concetti così profondi e difficili da raggiungere in un modo talmente lineare da lasciare il lettore ogni volta un po’ stupito. Perché nessuno di noi è mai riuscito a spiegarsi così.

Leggere un suo libro non è cosa da poco, ti cambia. Arrivi all’ultima pagina e poi resti a fissare il vuoto, sconvolto da quanto ha saputo raccontarti. A volte del mondo, a volte di te.
Saramago morì il 18 giugno 2010 nella sua residenza di Tias, nelle Isole Canarie.

La vita è breve, ma in essa entra più di quel che siamo in grado di vivere.

Di questo mondo e degli altri

Parabens Josè, obrigada por tudo.

Federica Caricilli per MIfacciodiCultura

1 Commento
  1. Giovanni dice

    Interessante articolo!

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