Tulla Larsen, l’angelo nero nella “Danza della vita” di Munch

"Ogni forma d'arte, di letteratura, di musica deve nascere nel sangue del nostro cuore. L'arte è il sangue del nostro cuore"

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Giovedì 11 settembre 1902, Åsgårdstrand, casa di Edvard Munch: Tulla Larsen, “l’Angelo Nero della mia vita, che suscita disperazione, miseria, sofferenza e odio”, ha in mano una pistola. Dopo pochi istanti parte un colpo, non si capisce se per attacco o difesa. Il mattino successivo, con un dito insanguinato, il pittore di Christiania (attuale Oslo) si reca all’ospedale, dove dichiarerà di aver impugnato anch’egli il revolver senza sapere perchè. Come sono giunti, i due amanti, a quest’apogeo dannato? Perchè, Occhi negli occhi, Munch e Tulla si sono gettati addosso il loro- ultimo- disperato canto gemello?

Åsgårdstrand, casa di Munch

Munch conobbe Tulla nell’estate del 1898. Figlia di un ricco commerciante, per l’artista rappresentò la concretezza con cui ogni donna si fa al contempo fanciulla vergine (Due esseri umani soli, 1905), donna adulta e sensuale sirena (Vampiro, 1893-94) e poi anziana e triste conoscitrice delle vita umana e dei suoi conflitti (La danza della vita, 1899-1900, figura a destra). La donna in tre fasi (la Sfinge) (1894) racchiude le tre percezioni che Munch aveva dell’amante, “che sempre rimarrà un mistero per l’uomo, perchè è al contempo una santa, una puttana e un’amante infelice”:

Edvard Munch, “Due persone sole”, 1905
Edvard Munch, “La donna in tre fasi (La Sfinge)”, 1894

Munch e Tulla viaggiarono insieme per tre anni, visitando il Sud Europa e ammirando Michelangelo, ma la ragazza voleva sposarsi. A causa delle pressanti richieste, il sorriso su quel volto diafano contornato dai capelli vermigli finì per inquietare Munch, che era terrorizzato all’idea di legarsi. Aveva perso la madre e la sorella Sophie a causa delle TBC, poi il padre e il fratello Andreas (polmonite) mentre la sorella Laura passava da un sanatorio all’altro, e s’era convinto di essere l’ultimo ambasciatore della morte o della follia; non voleva in alcun modo delegare alla progenie questo ciclo infausto.

Soltanto lei aveva il diritto di amare…Quando qualcuno la baciava, diventava per lei un oggetto da usare- se egli si opponeva diventava un mascalzone meritevole di essere punito 

Edvard Munch, “Vampiro”, 1893-94

Con la sua bocca socchiusa e lo sguardo provocante, Tulla continuava a scrutarlo e lo sfiorava sensualmente con insistenza: voleva una risposta, e lui di rimando rigettava sulle tele colori sempre più cupi, tristi e neri. Munch finì per lasciarla quando comprese che quel fiore candido, quel miracolo d’avvicinamento emotivo, era divenuto un enorme e spaventoso fiore bruno, una Medusa pronta a irretirlo coi suoi capelli in un abbraccio mortale. Ma Tulla non l’accettò: per richiamare a sè l’amato, il 23 agosto 1902 gli fece giungere la notizia di un tentato suicidio. Munch accorse immediatamente sul posto ma capì di essere stato raggirato e se ne andò furibondo. Ecco spiegato quel che accadde pochi giorni dopo, quando in settembre i due si rividero per un confronto e dalle loro esasperazioni partì quel colpo che avrebbe interrotto per sempre una simbologia d’affetto che era durata anche troppo.

Edvard Munch, “La danza della vita”, 1899-1900

Le loro fantasticherie ingenue dovevano concludersi perchè Munch, allievo suo malgrado di Thanatos, aveva ormai fatto suo il precetto per cui l’amore non è altro che un’estasi fugace per esorcizzare la morte, destinata a confluire eternamente nell’unione di “Speranza e Dolore, inizio e fine, che insieme sorvegliano il prevedibile andamento della danza della vita”.

Tulla Larsen e Edvard Munch

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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