Il sistema cinesico in Munch: corpo, volto e sguardo non mentono mai

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Il sistema cinesico comprende i movimenti del corpo, del volto e degli occhi. Quando ci relazioniamo con il mondo, le nostre gestualità così come le espressioni rispondono con noi.

  • Sorriso: ingenuamente si pensa che esprima un’emozione (es. gioia) mentre il più delle volte funge da regolatore dei rapporti sociali e relazionali. La frequenza e l’intensità dei sorrisi influenzano l’andamento della conversazione
  • Sguardo: è un indicatore fondamentale in ogni fase. Mantenere il contatto diretto, specie all’inizio di una conoscenza, crea la sensazione di essere ascoltati e accettati. Fissare però per un tempo eccessivo viene inteso, nelle culture occidentali e dell’Estremo Oriente, come un attacco alla privacy
  • Gesti: queste azioni motorie hanno un significato preciso, volontariamente espresso all’interlocutore. Esistono i gesti iconici, le pantomime, i gesti deittici, i gesti simbolici e i gesti motori

Chi pensa che le opere d’arte siano dei meri artefatti silenziosi non conosce Edvard Munch. Su sua ammissione, l’arte, come la letteratura e la musica, “deve nascere nel sangue del nostro cuore. L’arte è il sangue del nostro cuore”. All’artista norvegese non bastavano più le suggestioni Impressioniste che catturavano la luce e il riflesso en plein air, perchè lui anelava a trasmettere i moti emozionali del singolo dinanzi a questi scenari. Aveva dato avvio a un idealismo sovversivo, e per questo fu tanto amato dai suoi maestri del Nord Christian Krohg e Frits Thaulow e poi Parigi che era il cuore dell’arte moderna e a Berlino (la sua mostra del 1892 fece scandalo, e fu il punto d’avvio per la Secessione berlinese, che seguì quella di Monaco e anticipò quella di Vienna). Non esiste un’opera di Munch in cui il corpo, il volto e lo sguardo non siano portavoci dei moti interni. Ecco alcuni esempi:

  • Occhi chiusi e bacio: massima intesa
Edvard Munch, “Il bacio”, 1897

In entrambe le versioni le distanze sono azzerate e i corpi (vestiti o nudi, a colori o monocromatici) esprimono attaccamento. Gli occhi non si vedono, probabilmente perchè chiusi e, al pari delle mani che circondano il corpo e con leggiadria i capelli, sono in armonia col desiderio. Per Munch, come dimostra la travagliata relazione con Tulla Larsen, questo momento d’unione non è che una fugace transizione di complicità emotiva, destinata a conludersi rapidamente.

  • Mani nei capelli: disperazione e primo isolamento

Complice la sua visione catastrofica per cui si considerava l’ultimo ambasciatore della malattia o della pazzia (aveva perso la madre e la sorella Sophie per la TBC, poi il padre e il fratello Andreas, mentre la sorella soffriva di problemi psichici), Munch era convinto che l’amore non potesse- e non dovesse- perdurare. Non appena consumato l’atto e condiviso quel breve periodo d’intimità, il legame si sarebbe interrotto. Questo è simbolizzato in Ceneri (dopo la caduta) del 1894: i colori tetri tipicamente espressionisti (quasi come se si volesse raschiar via la tela) circondano la donna al centro e l’uomo rannicchiato sulla sinistra. Lei ha le mani nei capelli e un’espressione (sopracciglia aggrottate, occhi sconvolti e labbra serrate) che si concilia con la confusione del candido vestito bianco interrotto dal triangolo rosso della perdizione. L’uomo, gemello dello stato emozionale di lei, nemmeno la guarda e anzi, si richiude su se stesso: mani nei capelli, occhi non visibili (non c’è via d’uscita se non in se stessi), pelle olivastra (per il volto, Munch usò solo grigio e nero, non il bianco).

  • Capelli e braccia attorno al corpo dell’amante: possesso
Edvard Munch, “Vampiro”, 1893-94

In Vampiro (1893-94) si raggiunge l’apice allucinatorio della paura di legarsi. L’abbraccio non trasmette serenità (come nel Bacio) ma estrema angoscia. La donna Medusa (sopracciglia rivolte verso il basso, braccia e capelli che circondano e ghermiscono interamente il corpo dell’uomo, mentre la bocca non si vede ma s’immagina stia per morderlo) sta cercando di intrappolare un’emozione fugace e l’anima dell’uomo. Lui le si sdraia sulle ginocchia ma nel suo profondo è già sfumata via (gli occhi s’intravedono appena, simbolizzando una castrazione emotiva e simbolica).

  • Mani che tengono un fiore bianco o nero: disillusione 
FIORE BIANCO: Edvard Munch, “La Danza della vita”, 1899-1900
FIORE NERO: Edvard Munch, “Gli occhi negli occhi”, 1894

Il bouquet, o il singolo fiore, di colore bianco, compare in più opere ed è sempre nelle mani di una ragazza, dalle pelle diafana vestita con colori chiari. Altrettanto spesso, anche nella stessa tela, vi è un fiore nero o rosso pervaso da tinte brune che rimanda allo sfiorire di un’illusione emotiva. In Danza della vita (1899-1900), il fiore candido sfugge dalle mani della figura femminile sulla sinistra, che con gli occhi imbronciati lo guarda cadere. Nell’opera Gli occhi negli occhi (1894), il fiore nero compare dietro al giovane, che anche se è appena uno studente già ha il destino segnato dalla Separazione. Difatti, nonostante il titolo del dipinto, i due si guardano ma i particolari degli occhi non si vedono, perchè sfuggono ad ogni trasmissione duratura di emozionalità.

Nulla di quel che facciamo o riproduciamo è mai casuale.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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