Scorciatoie per guardarci nel profondo: test di Rorschach e TAT di Murray

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Creare storie è, per i bambini esattamente come per gli adulti, uno degli strumenti privilegiati per disvelare la struttura della personalità. Da Sandro Botticelli e Leonardo fino al medico tedesco Kerner nell’800, che scrisse un libro di poesie partendo da macchie d’inchiostro, da sempre osservare e raccontare sono vie privilegiate per guardarsi nel profondo.

Escher, “Mani che disegnano”, 1948

A partire dal 1921, la Psicologia ha validato dei test proiettivi. Ecco i principali:

  • TAT Test di appercezione tematica 

Ideato da Henry Murray nel 1935, è composto da 31 tavole (11 comuni, 20 divise per età e genere). Gli stimoli presentano un’eterogeneità di tematiche, accomunate da elementi di ambiguità e dai gradi confusi di strutturazione dell’immagine. Il paziente deve dire chi è il protagonista, cosa sta facendo, come è arrivato lì e come agirà dopo. Passato, presente e futuro rifletteranno un’immagine con cui si attuano, nel singolo, processi cognitivi e atteggiamenti, le confusioni e le chiarezze emotive. Ad es., voi cosa vedete in questo stimolo tematico?

Non c’è risposta giusta nè sbagliata in quanto ognuna ha una sua validità perchè rivela l’inconsapevole Io narrante. Il TAT viene frequentemente utilizzato in Psicologia Clinica o del Lavoro per valutare il bisogno di successo e la motivazione.  Esiste anche una versione per bambini (3-10 anni) chiamata CAT (Children Apperception Test), con le tavole di animali dalle quali partire per ideare mondi o piccole avventure. Quando si utilizza il TAT è fondamentale, secondo Vica Shentoub, distinguere in ogni tavola un contenuto manifesto (elementi oggettivi) da uno latente (interpretazioni soggettive). Esattamente come avviene nel sogno con le sue rêverie, anche dalle immagini proiettive emergono transizioni e ambizioni caratteriali, conflittualità interne e desideri segreti.

  • Test di Rorschach

Un altro test proiettivo con cui lo psicologo conosce il mondo interno del paziente e le sue rappresentazioni di Sè e della “realtà” è il Rorschach. Vengono mostrate 10 tavole con immagini simmetriche (5 monocromatiche, 2 bicolori e 3 con molteplici tinte) e la persona deve raccontare, ed eventualmente giudicare, quel che d’istinto le viene in mente. Allo psicologo spetta il compito di vedere quali elementi, nella formulazione a parole, emergono prima. Ad es., dire che una macchia sembra un pipistrello che vola non è la stessa cosa del dire di aver visto qualcosa che vola che pare un pipistrello. Nel primo caso, infatti, s’è dichiarato esplicitamente prima la forma (pipistrello) e poi il dinamismo (volo), nel secondo il contrario. L’ordine assume sempre un ruolo fondamentale e non è mai casuale.

Bilanciando i commenti che le persone fanno dinanzi alle 10 tavole è possibile dare un quadro generale della Sfera intellettiva, dell’Affettività e del Contatto Sociale. Il test viene utilizzato soprattutto in ambito clinico per rilevare un profilo di personalità e indagare eventuali traumi, inferendo quel che ancora sta turbando la psiche, oltre che in ambito criminologico. Il tempo di osservazione e di risposta, il linguaggio non verbale e la rotazione dell’immagine sono indicatori che già dicono moltissimo. Per un’interpretazione scientifica, visto che Rorschach morì dopo aver appena abbozzato il libro Psychodiagnostik (1921), ci si affida oggi a due approcci: il primo si rifà al manuale di Ewald Bohm ed è utilizzato in Europa, mentre negli Stati Uniti gode di maggior successo il Sistema comprensivo di John Exner.

Il tuo atteggiamento mentale dà alla tua intera personalità un potere d’attrazione che attrae le circostanze, le cose e la gente a cui pensi di più! (Napoleon Hill, scrittore statunitense)

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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