Banksy in mostra a Roma: l’amore come rivoluzione e l’arte come provocazione

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«If you want someone to be ignored,
then build a life-size bronze statue of them
and stick it in the middle of town.»

Fino all’11 aprile 2021, a Roma, presso il Chiostro del Bramante, dopo l’emergenza Covid, sarà di nuovo possibile ammirare la mostra – Visual Protest – interamente dedicata al writer inglese (s)conosciuto come Banksy. Suddivisa per sezioni, la mostra, non include nessun tipo di opera dell’artista Banksy realizzata sui muri. Il motivo? Sono opere nate per strada e che hanno quindi il diritto di vivere lì senza essere legate alle solite convenzioni. Sono state invece selezionate alcune tra quelle più importanti destinate dall’artista stesso alla vendita o alla promozione.

Ratti in quarantena, Banksy

Sono poche le informazioni legate alla vita dell’artista Banksy. Nato agli inizi degli anni Settanta a Bristol, si colloca oggi tra gli artisti più influenti nel panorama dell’arte. Ma non solo, perché la sua arte non è fine a sé stessa. Potremo quasi azzardarci e dire che la sua arte è filosofia. Pensiamo infatti alla primissima opera che ci troviamo ad ammirare appena entrati nel Chiostro del Bramante: Girl with balloon. Siamo a Londra, nel 2002. Compare lì per la prima volta, questa bambina e il famosissimo palloncino a forma di cuore. Questa stessa opera viene poi utilizzata nel 2014 per la campagna “Stand with Syria” volta a sensibilizzare il mondo tutto e aiutare il popolo siriano colpito dalla guerra.

I soggetti sono due. Una bambina senza tempo che trattiene, o lascia andare il palloncino. Attraverso questo semplice istante, Banksy ci racconta un mondo. La bambina potrebbe rappresentare la fragilità dei sentimenti, ma al contempo ne racconta la purezza. Il palloncino che vola può rappresentare il lasciare andare dei sogni al fine di realizzarli, o il trattenerli per paura che nel mondo – consumista – questi possano perdersi. È forse l’opera più famosa e discussa del writer anonimo. Nel 2018 fu infatti oggetto di grande dibattito. Sempre a Londra, durante l’asta di Sotheby’s, dopo che quest’opera venne battuta per più di un milione di sterline, un trita documenti dietro il quadro, la distrugge in mille pezzi. L’uomo senza volto che ribalta gli schemi, lo ha fatto di nuovo.

Tra i vari “personaggi” e temi che Banksy veicola attraverso la sua arte, un posto importante risiede negli animali. Topi, scimmie, elefanti, mosche e altri, sono portavoce di molti messaggi. A volte assumono le sembianze umane come a voler indicare la perdita di umanità degli esseri umani che procedono inesorabilmente verso l’involuzione, come Monkey Parliament. In questa litografia le figure dei deputati vengono infatti sostituite dalle scimmie. Tra gli animali più iconici ci sono i ratti che possono essere paragonati agli street artist. Banksy a tal proposito dice infatti che:

«Esistono senza permesso. Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure, sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà.»

Altro messaggio che veicola attraverso la rappresentazione degli animali, è una denuncia contro la tratta illegale di essi e il loro sfruttamento. A questo segue quindi una ribellione degli animali e a una loro liberazione. È il caso dell’opera Barcode dove un leopardo si libera dalla gabbia che lo trasporta senza il suo consenso. Come accade con tutte le opere di Banksy, anche in questo caso l’interpretazione non è unica. La gabbia da cui si libera l’animale è rappresentata come un codice a barre che nasconde un duplice significato: il simbolo del consumismo moderno in cui tutti noi siamo ingabbiati, e il fatto che l’essere umano dà un prezzo ad ogni cosa.

La terza sezione della mostra contiene le immagini più irriverenti di Banksy, che rende l’arte alla portata di tutti e fa riflettere in un modo nuovo su temi della vita quotidiana. Troviamo opere che sono state elaborate partendo da fotografie o elementi cinematografici, modi di dire e vengono stravolte per dare un significato differente e provocatorio. Have a nice day, espressione utilizzata, specie negli Stati Uniti, per augurare una buona giornata, è rappresentata da Banksy come una schiera di soldati e un carro armato, tutti con uno smile al posto del volto. Non è l’unica opera che utilizza lo smile per ritrarre figure che usano la paura come mezzo di controllo. Le opere a stencil di Grin Reaper e lo slogan Wrong War hanno infatti uno smile a sostituzione al volto del mietitore. Anche nel titolo vediamo lo stravolgimento del luogo comune: in inglese, mietitore si dice Grim Reaper. Banksy sostituisce Grim con Grin che significa “sorriso”.

Troviamo in questa sezione anche l’opera Napalm ispirata alla fotografia del 1972 di Nick Ut che rappresenta una bambina vietnamita vittima della guerra e dei bombardamenti. Nell’opera di Banksy viene tenuta per mano da Mickey Mouse e Ronald McDonald. C’è poi Christ with shopping bags che riprende l’iconografia della crocifissione di Gesù Cristo dove al posto dei chiodi, viene sorretto da alcune borse della spesa che contengono regali. Entrambe le opere parlano da sé, di innumerevoli temi e denunce. La guerra in ossimoro con la leggerezza di un mondo che è egoista, il consumismo che riduce ogni valore in superficialità. Pensiamo a Sale ends today, realizzata nel 2006 in occasione della mostra Barely Legal dove tutte le braccia sono tese verso il cartello che indica la fine dei saldi.

Sono molte altre le opere che compongono questa mostra, opere che ci spingono a interrogarci su molti temi, che ci mettono in guardia sui particolari della vita quotidiana perché è nella normalità che si manifesta qualcosa che non va, come nell’opera Bomb middle england. Nell’ultima sezione si trovano soprattutto opere di denuncia contro la guerra. Un invito alla pace è la famosa Flower Thrower, dove un uomo, in posa minacciosa e il volto coperto, sta lanciando invece un mazzo di fiori, simbolo di amore.

L’amore infatti, secondo Banksy, rappresenta la possibilità, forse l’unica, di abbattere il regime di capitalismo, consumismo e guerra nel quale siamo immersi.

Banksy A Visual Protest
Chiostro del Bramante, Roma
fino all’11 aprile 2021

(quando si ripotrà andare a visitare i musei, naturamente)

Vanessa Romani per ArtSpecialDay

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