Il rosso di Henri Matisse: “La stanza rossa” (Armonia) e “La musica”

0 1.368

Nessun colore è identico a un altro e soprattutto non esiste tinta brillante che eliciti le medesime sensazioni o gli stati d’animo di una cupa. Alcuni colori inducono al rilassamento e altri all’azione, e questo già lo intuì Henri Matisse quando, pur non avendo alcuna nozione di neuroestetica, scelse la potenza vermiglia per animare La stanza rossa (Armonia) (1908), sostituendola al verde inizialmente pensato.

I colori dell’esterno sono in prevalenza verdi e freddi, quasi notturni, ma i dettagli dei petali che esplodono come lampi gialli e le fronde bianche degli alberi infondono una serenità calda. All’interno della stanza rossa esplodono invece i colori caldi, che sembrano voler dichiarare l’Armonia saporita, sensuale e sensoriale che si respira su quel tavolino agghindato di mele, arance, limoni, mimose, fiori color verde arlecchino ombrato, vasi e fiori variopinti. Questo è il quadro che si presenta alla donna pensierosa, adagiata su una sedia vermiglia a lato della composizione.

Il contrasto tra colori complementari ritorna in La musica (1910): due anni dopo aver dipinto La stanza rossa (Armonia), il verde e il rosso, insieme al blu, tornano ad essere i protagonisti che scandiscono la scena. Il dinamismo è dettato dalle espressioni dei musicisti e dai loro corpi nudi del color alizarina, tutti simili fra loro. Le linee verdi ondulate sullo sfondo si fanno ambasciatrici della diffusione del canto magico tutt’intono. Anche ne La danza (1909-10) le cinque donne protagoniste ballano tenendosi per mano, mentre formano un cerchio e si sforzano di tenerlo unito. I ritmi di ognuna tendono a sbilanciare disarmonicamente il ballo, ma nondimeno si viene trascinati dentro il vortice silenzioso di movimenti primordiali che, grazie alla fusione complice di blu, verde e rosso, trascina in un’estasi di complicità.

Per chi volesse entrare ancor più dentro la rete cromatica ideata dal maggior esponente del Fauvismo, a Nizza c’è il Musée Matisse interamente dedicato all’artista. Ci si renderà conto di quanto l’armonia, per quanto nasca spesso dall’esigenza di esteriorizzare la complessità, derivi dal raccontare i grovigli psichici e ambientali in parole, colori e gestualità semplici.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.