Tsundoku: un neologismo per chi accumula libri che probabilmente non leggerà

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«La biblioteca era la mia porta per l’altrove»

Entrare in una libreria e non uscire senza aver comprato almeno un libro. Vi capita spesso? Avete una pila interminabile di libri che ancora dovete leggere e nonostante questo continuate a comprarli senza sosta? Se la risposta a tutte queste domande è “sì, sono io“, sappiate che c’è un neologismo, preso in prestito dal vocabolario giapponese, che indica proprio questa vostra “mania”: tsundoku. Tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, nella lingua giapponese, vediamo emergere questo termine che sta ad indicare proprio la passione nell’accumulare libri, nonostante ce ne siano ancora molti, negli angoli di casa, che dobbiamo leggere.

È interessante soffermarci sulla parola Tsundeoku, da cui deriva quella di nostro interesse. Tsundeoku significa letteralmente “accumulare per lasciar perdere“. Per un gioco di suoni, che avvicina la parte finale di questo termine oku al vocabolo doku con cui si intende il verbo leggere, arriviamo ad oggi, a sentire e utilizzare la parola tsundoku con cui letteralmente si intende “accumulare libri da lasciar perdere“.

Se il termine coniato per indicare questa passione smodata nell’accumulare libri che forse non leggeremo mai, ha origini abbastanza recenti, questa “pratica” la si ritrova già nel Medioevo. In quel periodo, ma anche successivamente, nel periodo dell’Illuminismo, non veniva però apprezzata. Il motivo? Prendere libri in quantità maggiore rispetto a quanti poi se ne leggevano effettivamente, impediva agli altri di accedere al sapere dal momento in cui si prendevano libri che non erano quindi più fruibili agli altri. Bisognerà aspettare il Novecento, con le biblioteche private, per vedere, nell’arte di accumulare libri, una pratica nobile, che indica ciò che realmente rappresenta: amore per la lettura e per il sapere.

È importante qui sottolineare una differenza tra la bibliomania e la bibliofilia. La prima indica una condizione patologica caratterizzata da un disturbo ossessivo-compulsivo che implica il possedere e accumulare libri a tal punto da compromettere le relazioni sociali. Senza scendere troppo nel dettaglio, la bibliomania non è una patologia a sé stante, ma fa parte di quelle patologie racchiuse nel termine di disposofobia, il disturbo da accumulo. La seconda invece, la bibliofilia è quella che in questo articolo stiamo definendo come tsundoku, ovvero l’amore per i libri, che ci spinge quindi a comprarne di nuovi quando ancora ne abbiamo tanti a casa che aspettano di essere letti.

I libri che possediamo e che ancora non abbiamo letto, prendendo in prestito un concetto aristotelico, sono delle “letture in potenza”, che magari non si trasformeranno mai in atto, non tutte perlomeno, ma che rappresentano l’immenso amore che ci lega alla lettura. Ma non solo: i libri, per loro natura, ci permettono di scavare nella nostra psiche, ci aiutano nella ricerca di chi siamo e di chi vorremmo essere. Quante volte vi è capitato infatti di sentirvi meno soli mentre eravate immersi nella lettura? Quante volte vi è capitato di entrare in libreria consapevoli che lì, all’interno di uno di quei tanti libri, avreste trovato le vostre risposte? Quante volte non siete riusciti a frenare l’impulso di comprare almeno uno di quei libri che vi ha colpito tra gli scaffali della vostra sezione preferita?

Tutte queste domande trovano risposte proprio nell’tsundoku. I libri sono in qualche modo delle promesse, sono la certezza che la nostra vita non potrà mai essere noiosa perché ci saranno sempre delle parole pronte a tirarci su il morale in una grigia giornata. I libri che abbiamo nelle nostre piccole librerie raccontano e conservano anche il periodo in cui li abbiamo comprati. Rappresentano la nostra voglia di guarire da un dolore e riprenderci da una disillusione.

La bibliofilia, quindi l’accumulare libri che rimarranno nuovi, senza che questo sfoci nel patologico, rappresenta quindi l’amore per la lettura, per il sapere e per noi stessi. E poi non è detto che non verranno mai letti, i libri trovano sempre il modo per farsi amare.

Vanessa Romani per ArtSpecialDay

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