La Fondazione Ragghianti di Lucca dedica una mostra a Cioni Carpi e Gianni Melotti

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Durante la conferenza stampa di presentazione della mostra L’avventura dell’arte nuova -anni 60-80 – Cioni Carpi e Gianni Melotti , il direttore di Fondazione Ragghianti, Paolo Bolpagni, ha esordito con un emozionante discorso sull’importanza della cultura e dell’arte, oggi più che mai. Non si sa se “La bellezza salverà il mondo” come diceva Dostoevskij, ma sicuramente, in una situazione delicata come quella che ha contraddistinto tutto il 2020, abbiamo tutti bisogno di una valvola di sfogo, di una stanza entro la quale rifugiarci; e chi trova rifugio nell’arte, trova senza dubbio più sopportabile il mondo che ci circonda.

Cioni Carpi, Ritratto d’artista come presenza/assenza

Questa è la sostanziale premessa al nuovo progetto espositivo che vede protagonista la Fondazione Ragghianti di Lucca, un complesso culturale nel cuore della città toscana, nata nel 1981 per volontà dei coniugi Carlo Ludovico Ragghianti e Licia Collobi ; Carlo Ludovico, conosciuto fin dagli anni ’40 come noto antifascista tra i fondatori del Partito dell’Azione, ha fondato nel 1935 la rivista “Critica d’Arte”, le cui pubblicazioni sono ripartite a partire dallo scorso anno. La Fondazione, visitabile tutti i giorni , si compone di una Biblioteca che contiene ben ottanta mila volumi, ottocento riviste (prevalentemente dedicate ad arte ed architettura) ed innumerevoli cataloghi d’arte; un’interessantissima sezione dedicata all’attività interattiva per ragazzi (di età compresa tra i 3 ed i 19 anni) che prevede laboratori creativi per avvicinare i giovani all’arte e incentivarne la creatività; ed infine uno spazio espositivo dedicato a mostre periodiche, che in questo 2020 ospita le più importanti opere di Cioni Carpi (Milano, 1923-2011) e Gianni Melotti (Firenze, 1953).

Gianni Melotti, “Ritratti nella rete”

Le due mostre sono curate da due curatori differenti; Angela Madesani per Carpi e Paolo Emilio Antognoli per Melotti, firme anche dei rispettivi cataloghi. Le opere esposte, consentono di fare un tuffo negli anni del benessere economico, visti in parte con gli occhi intellettuali del fotografo milanese, ed in parte decisamente più pop del fotografo toscano.

Gianni Melotti presenta quello che è l’emblema della libertà di culto, del rock ‘n’ roll e del divertimento (soprattuto made in Usa) degli anni ’80; non mancano polaroid, esperimenti alla Andy Warhol e copertine storiche, come quelle di L’Espresso che ritraggono Mao Zethong e consorte, oppure quelle di Soho News con Yoko Ono. Ci sono poi foto d’archivio utilizzate per dei reportage , ma quello su cui è più facile soffermarsi sono i progetti fotografici come Iconografia ed iconoclastia oppure Autoritratto in doppia esposizione , nei quali l’artista/fotografo sperimenta un nuovo modo di concepire l’immagine, ma anche una nuova tecnica, quella della foto ai sali d’argento.

Cioni Carpi, Ritratto dell’artista come ombra sul. muro

La mostra dedicata a Cioni Carpi invece punta tutto sull’intellettualismo; la prevalenza di foto in stile black and White ci porta indietro nel tempo, ma l’attualità del messaggio e l’abilità di comunicare qualcosa che va oltre l’immagine, rende il fotografo meneghino quanto mai attuale. Particolarmente “poetiche” le foto Ritratto d’artista come presenza assente Ritratto d’artista come ombra sul muro, foto-copertina anche del catalogo a lui dedicato.

La mostra sarà visitabile fino al 6 gennaio (salvo restrizioni da ordinanza Covid): al momento, per chi lo desidera, è possibile fare visita alla Fondazione ed alla mostra, in piena sicurezza, ovviamente muniti di mascherina.

Ilenia Carbonara per MIfacciodicultura

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