Allen Ginsberg & Jack Kerouac, siamo tutti figli della Beat Generation. O quasi

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Allen Ginsberg (Newark, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997) è entrato nella mia vita, come in quella di molti, grazie al lavoro di Fernanda Pivano, della quale recuperai nella libreria di famiglia Poesia degli ultimi americani e per dire il vero feci allora conoscenza anche con altre icone della beat generation come Lawrence Ferlinghetti, Peter Orlovski, Neal Cassady (presumo quello di Neal e i tre Stooges), Jack Kerouac, William Burroughs, e li lessi davvero un sacco per poi capire alla fine che non era proprio necessario leggerli ma fatta eccezione per due tre cose bastava ricordarsi i nomi e citarli non troppo a sproposito sempre ammesso che ti capitasse mai una conversazione sulla Beat Generation cosa che non è così frequente poi.

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Gregory Corso bisogna leggerlo perché ha scritto BOMB e l’ha scritto in forma di fungo atomico, cosa che oggi può sembrare una cosa da bambini visto che ci sono i libretti con le poesiole scritte a forma di carota e di elefante, ma per quella volta era una cosa davvero dirompente e bastava per fare assurgere la poesia a manifesto programmatico contro le guerre e contro quella atomica in particolare, che poi io trovo assai più efficace il Dottor Stranamore, sia il libro di Peter George che il film di Kubrick ma questo è un altro discorso.

Ma insomma all’epoca era tutto un gran bel melting pot, addirittura un melting pot trascendente se pensiamo che Ginsberg nato il 3 giugno del ’26 inizia il suo rapporto con la poesia leggendo Walt Whitman che poi sarà una delle pietre miliari della Pivano e poi la cosa va così, una conoscenza tira l’altra a partire da quando sei matricola alla Columbia University durante il maccartismo, conosci Kerouac e hai una infatuazione per Cassady, e incontri Corso appena uscito di prigione e vivi e frequenti il Greenwich, ma poi già nel ’54 ti innamori di Peter Orlovski che sarà il tuo compagno per la vita, incontri la San Francisco Renaissance e inizia un mondo fatto di poesie e poeti e letture pubbliche e si inizia davvero alla grande con la lettura pubblica di Howl, cioè Urlo, che resta forse la poesia più famosa di Ginsberg ed è notevole perché il poeta visse fino al 1997. Ma l’Urlo può davvero ricordare Munch in un certo senso, pare che gli urli siano tutti comunque e sempre associati al disagio mentale, dato poi che il riferimento qui è a Carl Solomon, scrittore dadaista conosciuto nel periodo di reclusione al manicomio di Rockland e l’inizio è sicuramente la parte più famosa della poesia ed è stata estrapolata e snaturata e resa spesso quasi una barzelletta e usata in senso ironico, perché fa «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche…» e sappiamo tutti com’è andata a finire. Io ad esempio ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dal cartone animato di Heidi, altra che usava sostanze psicotrope, e dall’edonismo reaganiano.

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In ogni caso, la pazzia è un tema ricorrente del lavoro di Ginsberg e della Beat Generation, anche perché le droghe che si calavano i ragazzi erano di tutti i tipi, dagli acidi fino al mitico peyote e le sue varianti mescalina-based (Howl pare fu scritto proprio sotto l’influenza del pane degli Dei) che influenzerà un bel po’ il non-beat ma sostanzialmente coevo Castaneda, mentre quelle allegre sostanze servono anche ad ottenere ispirazione, vedi Lucy in the Sky with diamonds amico, chi ha mai pensato che si potesse scrivere una canzone come quella senza acidi, né che Ken Kesey potesse buttar già Qualcuno volò sul nido del cuculo senza qualche aiutino.

Intanto però l’idea che esistesse una cosa come la Beat Generation si era diffusa e per assurdo beat era diventato una specie di marchio di fabbrica, un logo quasi, quello che è successo a Naomi Klein con No Logo, Ginsberg vive in Marocco e poi a Parigi e dove si installa diventa, guarda caso, il Beat Hotel, manco fosse Batman, e il termine beat viene applicato ad una pletora di artisti e poeti, nasce di tutto anche i fumetti beatnik come i Fabulous Furry Freak Brothers, tutto sempre all’insegna dell’osceno, della critica alla società oppressiva/opprimente, del linguaggio crudo ed esplicito, e intanto fa amicizia con Bob Dylan e aiuta Burroughs a scrivere uno dei romanzi fondamentali della beat generation, ossia il Pasto Nudo.

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Ginsberg e Kerouac

Ci sono letture a Londra davanti a 7000 persone che influenzano la poesia britannica, poi venne il buddismo, il khrishanismo, le visioni spontanee l’insoddisfazione di tanti per l’identificazione di Ginsberg come leader del movimento beat, anche se mai Ginsberg disse ciò, il ponte col movimento hippy il modernismo le cadenze jazz un certo retroterra culturale ebraico, le anfetamine, Plutonian Ode contro il nucleare, una finale per il Pulitzer per Cosmopolitan Greetings, il National Book Award per The Fall, insomma Ginsberg ha influenzato e contribuito ad influenzare, se ne possono trovare tracce anche dove non ve ne sono, e comunque ha liberato menti e poeti, disgregando tematiche e versi, sì che oggi tutto può essere, per tematica e rima e lunghezza del verso e lessico, poesia.

Anche se non è vero.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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