Il filosofo del Medioevo: Tommaso d’Aquino

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La sistematizzazione della teologia e dell’ortoprassi cattolica romana la si deve a Tommaso d’Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274), maggior esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus. È stato canonizzato nel 1323 da Giovanni XXII, è patrono dei teologi, degli accademici, dei librai e degli studenti e dall’11 aprile 1567 è assurto a dottore della Chiesa grazie alla bolla Mirabilis Deus di Pio V. La riflessione filosofica di Tommaso è senz’altro una delle più importanti di tutto il Medioevo, dal momento che si impegna nella ricerca di un compromesso tra teologia e la filosofia di Socrate, Platone e Aristotele.

Tommaso d'Aquino
Tommaso d’Aquino

L’ingresso nella vita monastica avviene nel 1244, quando diventa frate domenicano; a partire dal 1252, è invece professore a Parigi, su suggerimento del suo maestro, Alberto Magno. Il periodo di studi parigini è particolarmente fecondo per l’Aquinate in quanto inizia a dedicarsi a uno studio filologico del corpus aristotelico. Sintetizza Tommaso che lo Stagirita non può essere trattato come un’autorità infallibile: la sua opera deve essere vagliata secondo ragione e soltanto in quel modo devono essere selezionati i passi che più si avvicinano alla sensibilità cristiana.

La sua riflessione teologica è contenuta nella sua opera più celebre, quella Summa theologia (1265-1274) dove Tommaso d’Aquino espone le celebri cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio. Vi è un’importante differenza rispetto al percorso epidemico scelto da Anselmo da Aosta: mentre il primo puntava a dimostrare l’esistenza di Dio a priori, l’Aquinate segue il procedimento opposto, cioè a posteriori. A mio giudizio è significativo rimarcare questa differenza di approccio gnoseologico: Tommaso sintetizza che è l’esperienza che ci permette di dedurre l’esistenza divina, un procedimento razionale che contraddistinguerà gli esiti della tarda Scolastica e della sua crisi, in modo particolare in Ockham e nel suo celebre rasoio.

Il ragionamento tomistico parte da una presa di posizione molto semplice:

Dunque bisogna concludere all’esistenza di un essere che sia di per sé necessario e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri.

Summa Theologiae

Non esistono sofismi o ragionamenti complessi: Tommaso d’Aquino ammette, apertis verbis, che il Creato è tale perché esiste una causa prima che ha fatto sì che esso si sviluppasse.

È dunque evidente che questa causa prima sia inevitabilmente Dio:

dunque bisogna concludere all’esistenza di un essere che sia di per sé necessario e non tragga da altri la propria necessità, ma sia causa di necessità agli altri. E questo tutti dicono Dio. 

Alasdair McIntyre

Dio è dunque la sostanza incausata, quel motore immobile di aristotelica memoria da cui tutte le cose e tutti gli esseri hanno tratto origine. Il tomismo non si limita soltanto a una feconda e nuova (per l’epoca) riflessione religiosa: significative sono le risposte a una questione a lungo discussa nella cristianità occidentale prima della Riforma, cioè il libero arbitrio. Tommaso si pone in contraddizione con Agostino, il quale era giunto alla conclusione che l’uomo fosse irrimediabilmente corrotto  dopo il Peccato Originale e intravedeva nella grazia l’unico modo per giungere alla salvazione. L’Aquinate, tuttavia, è dell’avviso opposto: l’essere umano può ancora esercitare il libero arbitrio in quanto compos sui, padrone e giudice di se stesso.

Il mondo cattolico romano, ma anche protestante, ha risentito dell’influenza del tomismo. Josef Ratzinger, durante il suo pontificato, ha più volte richiamato al rapporto tomista tra fede e ragione, mentre il filosofo scozzese Alasdair McIntyre ha lodato lo sforzo di Tommaso d’Aquino di sintetizzare pensiero greco e teologia cristiana.

Pur non essendo un ammiratore di Tommaso e della Scolastica, sarei intellettualmente disonesto se non gli riconoscessi il superamento di certi sofismi e l’apprezzabile impegno nello studio filologico di Aristotele, nel tentativo di non cristianizzare un pensatore non cristiano.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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