Italo Calvino: un viaggiatore in armonia con la disarmonia del mondo

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Può un libro cambiare una vita?

Italo.Calvino.se_.una_.notte_.d.inverno.un_.viaggiatore.ebook_-226x300Una o infinite volte. Una o più vite. Perché in fondo, noi lettori, quante vite viviamo ogni volta che leggiamo? In quante vite ci immergiamo e lasciamo andare totalmente? Nelle storie che leggiamo ci rifugiamo, talvolta alla ricerca di noi stessi fra le righe di uno sconosciuto. E cosa succede quando un libro non è un solo libro, ma contiene il libro stesso dieci vite differenti? Quando il protagonista è il Lettore e cerca invano di identificarsi in qualcuno, cerca incessantemente una storia, una fine e non per modo di dire? Quello che avviene leggendo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino è la dimostrazione di come «ogni libro nasce in presenza d’altri libri, in rapporto e confronto ad altri libri», dice l’autore.

Calvino definisce la sua opera come «un romanzo sul piacere di leggere romanzi; protagonista è il lettore che per dieci volte comincia a leggere un libro che per varie vicissitudini non riesce a finire». Si tratta in realtà di un metaromanzo, una rara combinazione di romanzo in un romanzo, in questo caso ben più di uno. Sono ben dieci incipit di libri differenti, ordinati come semplici capitoli di un unico volume, collegati fra loro unicamente dai singoli titoli che alla fine compongono quello effettivo, sino alla domanda «quale storia laggiù attende la fine? – chiede, ansioso d’ascoltare il racconto».

Definire Calvino geniale è riduttivo, ha avuto la capacità di immedesimarsi perfettamente nei panni di un lettore qualsiasi e fare leva sulle sue emozioni, sulla sua curiosità. Un romanzo fatto di inizi non è altro che il sogno di una vita fatta di inizi! Il destinatario dell’opera, il Lettore, è il protagonista, un protagonista doppio perché si divide in un Lettore e in una Lettrice, una lettrice come Ludmilla, che legge per passione, lettrice di più libri alla volta «per non lasciarsi sorprendere dalla delusione che può riservarle ogni storia, tende a portare avanti insieme anche altre storie». Fa di un personaggio esterno, che non conosce, l’elemento principale.

CALVINODa lettrice comune, quale sono, mi limito ad affrontare le sensazioni suscitate dal libro, senza insistere nel disperato tentativo di descrivere la struttura, minuziosamente studiata dall’autore e non messa a caso, si parlerebbe di uno schema circolare dove «la prima riga della prima pagina d’ogni romanzo rimanda a qualcosa che è già successo fuori dal libro». Si apre con una ricerca di pace, dove dal primo momento è protagonista chi legge e il piacere del farlo:

Stai per cominciare a leggere un nuovo romanzo. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto.

Poco dopo non sappiamo più dove siamo, non ci sentiamo più i protagonisti del libro, ci ritroviamo in una stazione ferroviaria, i fischi dei treni, l’odore di stazione, ritardi, partenze… il volume è rilegato male, tante copie dello stesso sedicesimo. Continua così per più pagine e ci si ritrova ad essere lettori improvvisamente scaraventati da una stazione ferroviaria ad un’università, quella di Ludmilla con Uzzi-Tuzii. Ed eccoci poco dopo nel pieno di un romanzo politico-esistenziale dove ci si sente «in armonia con la disarmonia degli altri e di me stesso e del mondo». In fondo chi ha deciso che ogni storia debba avere un principio e una fine? «Come stabilire il momento esatto in cui comincia una storia? Tutto è sempre cominciato già da prima».

stazioneferroviariaAlla fine ci si chiede soltanto cosa effettivamente si stia leggendo, non si può parlare di una storia, di personaggi, perché ci si rende conto che sono solo infiniti nomi, innumerevoli mondi nei quali si passa da stati d’animo, luoghi immaginari, luoghi comuni come una biblioteca, un’università, a luoghi senza tempo, ad «assaporare la libertà come non accadeva da anni» in un giorno qualsiasi; si passa dallo stare a letto insieme al ritrovarsi in un mondo nuovo, dove si inizia man mano a rinunciare a tutte le cose che sembravano essenziali. Calvino riesce letteralmente a creare «uno spazio pieno di storie che forse non è altro che il tempo della mia vita…trovando sempre storie che per raccontarle bisognerebbe prima raccontarne delle altre». È soltanto alla fine che si comprende che nelle piccole cose, nei dettagli di ogni paragrafo, in impercettibili citazioni si coglie il senso che potrà collegare ogni storia. Sembra quasi di essere catapultati in uno stato trasognato fra essere e non essere, realtà e irrealtà, di ritrovarsi nel sogno di qualcuno, da qualsiasi parte del mondo.

E il tempo non ha forma, lo spazio non esiste, non c’è un ordine, così come non lo si può trovare nel sovrapporre i romanzi. Ciò che resta alla fine siamo noi, i lettori, che da protagonisti ci ritroviamo a vivere più vite contemporaneamente. Leggere è trovarsi, trovarsi è sentirsi vivi, vivi e meno soli. Anche se “la lettura è solitudine” e si legge da soli anche quando si è in due, la conclusione è questa. Nasce da una serie di cancellazioni dove alla fine, come in un romanzo apocalittico, dopo aver spogliato «il mondo come artificio, finzione, malinteso, menzogna», resta il nulla che ha ormai occupato tutta la terra. E tu non sei stanco di leggere?

«Ancora un momento. Sto per finire Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino».

Un libro che non finirà mai, che probabilmente non è mai iniziato.

Giusy Esposito per ArtSpecialDay

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