Al mattino stringi forte i desideri: Natascha Lusenti e il potere delle parole

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«Devi volere bene ai tuoi pensieri […]. Non è vero che non hai senso dell’orientamento. Ce l’hai. È solo che cerchi strade diverse da quelle percorse dalla maggior parte delle persone. È per questo che hai avuto spesso l’impressione di perderti. Ma non ti eri persa. hai fatto dei giri molto lunghi.»

Emilia è il nome della protagonista del romanzo di esordio Al mattino stringi forte i desideri della giornalista e conduttrice Natascha Lusenti. Emilia ha i capelli neri, una frangia lunga che le copre gli occhi come se così ci si possa proteggere dal mondo, come se così il mondo non si accorga che in fondo non smettiamo mai di desiderare, anche quando perdiamo tutto.

Emilia ha perso. Ha perso il lavoro, ha perso la strada e ha perso anche se stessa. «La ragazza è ferma, con i piedi leggermente rivolti verso l’interno: sembrano indicare due strade che stanno per incrociarsi per separarsi subito dopo.» Emilia, con i suoi due gatti, sta davanti il portone di un condominio guardandolo come chi, di fronte all’oblio, si chiede se ricominciare a sognare o smettere per sempre di provare. Una sua amica è partita per lavoro e per quell’anno di affitto pagato, Emilia si occuperà di quell’alloggio in attesa che riprenda in mano le redini della propria vita, che riprenda in mano le proprie emozioni.

Nel perdere se stessa, infatti, Emilia ha perso la direzione delle emozioni, o meglio, ha perso la capacità di dare loro un equilibrio, un nome, una stanza. In quella casa, che diventerà momentaneamente la sua casa, Emilia non riempie gli spazi. L’unica cosa che fa è attaccare sulla porta di ogni stanza, un foglio con un colore scritto sopra. Così forse le emozioni cominceranno a trovare la strada, a trovare il loro colore.

Emilia, così come quella casa, sente un vuoto dentro di sé. Si sente sola in un mondo troppo veloce che non ascolta i sentimenti, che non guarda gli occhi al di là dei capelli che coprono la luce dei sogni. Questo senso di vuoto e di malinconia, una mattina cerca di essere arginato attraverso le parole. Emilia inizia a prendere dei fogli bianchi e ci scrive dentro pensieri, emozioni, momenti di vita, domande, che pone a lei e a tutti quelli che la leggeranno. Non rivela la sua identità: le speranze e i desideri hanno il volto di tutti e le parole dei più coraggiosi.

Il primo fra tutti i fogli bianchi che riempie, il cui incipit si ripeterà poi in tutti gli altri, parla della felicità, per sapere se anche gli altri, come lei, fatichino a trovare quella dimensione. «Questa mattina mi sono svegliata e mi è venuta voglia di chiedervi quand’è stata l’ultima volta in cui siete stati felici. Per capire se a voi viene più facile che a me.»
Scende giù, velocemente, e attacca il foglio sulla bacheca del condominio.
E, lentamente, aspetta.

«Lui si è fatto l’idea che il tempo sia un nemico degli adulti. Gli adulti, quando li osserva, stanno sempre combattendo contro il tempo. Guardano l’orologio o guardano l’ora sullo schermo del cellulare o dicono “sono in ritardo”. Non hanno mai tempo per giocare con lui o per fare delle cose che li facciano stare bene.»

È un bambino che vive in quel condominio il primo che leggerà con attenzione queste pagine non più bianche. Lo fa non capendo la fretta che appartiene a quel mondo adulto, che visto dai suoi occhi è così insensato. Che poi a pensarci bene lo è davvero. Gli adulti smettono di inseguire i propri desideri, impiegano il loro tempo con cose che li rendono triste e sempre più spenti. Hanno perso l’entusiasmo per l’abitudine, come se l’abitudine fosse dannosa, quando invece è ciò che cura il cuore. Gli adulti devono correre sempre senza poi avere davvero una direzione. È come se la vita, nel mondo adulto, fosse una corsa frenetica ad accumulare ritardi e pentimenti.

Emilia sembra non essere così. Il bambino l’osserva, un giorno in lavanderia. È un’adulta diversa, è un’adulta che non corre, che si ferma a salutare e a pensare. Sembra essere padrona del suo tempo, come in fondo dovremo esserlo tutti. È un’adulta che chiede come stai e poi si interessa davvero alla risposta. È un’adulta che ascolta, che osserva e che non lascia indietro nessuno, emozioni comprese.

Questo bambino non sarà però l’unico a leggere quei fogli pieni di parole che parlano ai cuori di tutti. A poco a poco Emilia, nascosta dietro quei lunghi capelli neri, si renderà conto che quelle parole, le sue parole, fanno compagnia a molte persone in quel condominio, ma che spesso la paura dell’essere giudicati, ci fa stare un passo indietro rispetto i nostri desideri e la nostra voglia di esserci.

Conoscerà Gina, la signora del quarto piano, con la quale instaurerà una sintonia che solo i cuori che hanno perso davvero un proprio pezzo sanno creare. Perché è proprio così: i cuori si riconoscono tra loro, i cuori si parlano, sanno ognuno del dolore dell’altro e con il tempo sapranno colmare quei vuoti con più amore. E piano piano Emilia riuscirà a parlare a sempre più cuori, soprattutto al suo, che ha cercato di proteggere dai propri desideri troppo a lungo, ma arriva un giorno in cui bisogna ricominciare.

Per Emilia quel giorno è arrivato, è arrivato sotto forma di foglio bianco, che aspetta solo le nostre paure e i nostri desideri per essere riempito. Arriva un giorno in cui tutti quei vuoti vanno colmati, perché i desideri non vanno d’accordo con il vuoto e la nostra vita non può andare d’accordo con noi senza desideri.

«Allora mi sono detta che non va bene. Tutto quel vuoto. Senza confini. Non ho dove nascondere i desideri […]. E se ci pensate, non si può rimanere vivi senza stringere forte i desideri.»

Vanessa Romani per ArtSpecialDay

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