Il Maestro di Hartford: il pittore che non esiste

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Maestro di Hartford e Carlo Saraceni, Allegoria della Primavera

Il pittore che non esiste. Perché il suo nome è stato pensato convenzionalmente dagli storici dell’arte riferendosi alla città americana in cui è conservato il suo capolavoro Vasi di fiori e frutta su tavolo (immagine di copertina). Ha avuto una, nessuna e centomila identità: le sue opere sono state attribuite a diversi artisti, lui stesso identificato con il giovane Caravaggio.

Chi è realmente il Maestro di Hartford? Sappiamo che è tra i fautori della nascita della natura morta come genere pittorico di inizio Seicento. Lavorò a Roma dove, in questi anni, si produssero tele straordinarie, reduce della lezione caravaggesca.

La difficile attribuzione è dovuta proprio al fatto che la natura morta era un genere sottovalutato, considerato come una sorta di allenamento tecnico e per questo molti dipinti non venivano neanche firmati. In questo fervente clima culturale romano però, dopo il passaggio di Caravaggio e della sua Canestra, all’interno della cerchia del Cavalier d’Arpino il Maestro di Hartford assunse un ruolo fondamentale nella ribalta del nuovo soggetto pittorico. Le quattro tele riunite in mostra a Roma, che appartenevano proprio al Cavaliere, mostrano una particolare abilità naturalistica del Maestro, del tutto personale ma all’interno di una strada già tracciata da Michelangelo Merisi.

Maestro di Hartford, Vaso di fiori, alzatina con fichi, cesta con uva

L’intaglio perfetto della canestra di frutta e gli acini d’uva tondi e perfetti sono molto simili e ci fanno pensare ad un contatto diretto tra i due artisti. La lezione di Caravaggio è stata perfettamente percepita dal nostro autore che ne apprende tecniche e dettagli aggiungendoli poi ad uno stile innovativo e per nulla secondario. 

Del Maestro di Hartford si nota la sensibilità nelle composizioni vivide dei fiori e nella delicatezza delle farfalle, l’unico elemento vivo che appare più volte e ritorna come tratto distintivo del pittore.

I particolari sono realizzati con una tecnica più attenta ed elegante, così come gli spazi vengono concepiti diversamente rispetto al Caravaggio: una visione più ampia e lontana che lo avvicina ai fiamminghi. Un punto di vista rialzato e arretrato rispetto al bordo della tavola che il pittore ricopre con una tovaglia bianca sopra un tappeto a motivi geometrici. I passaggi chiaroscurali poi, non possono assolutamente confondersi con quelli del Merisi, ci appaiono più graduali e fiochi e accompagnano l’occhio dello spettatore da una parte all’altra del tavolo. Non avendo una documentazione certa è difficile stilare una cronologia per le tele del Maestro, la più accreditata le pensa prodotte nei primissimi del Seicento.

Alzatina con fichi, pesche e uva, vaso di fiori e frutta

Il Maestro di Hartford realizza una vera e proprio crescita all’interno del genere pittorico, da una natura morta all’altra si nota un respiro sempre più profondo. I fiori e i frutti sono disposti in armonia fra loro, sono così belli e naturali che attraggono lo spettatore e convivono felicemente in un trionfo di natura con piccoli animali quali mosche, lumache e qualche uccellino.

Chiunque esso sia, il misterioso Maestro di Hartford ha portato avanti una lezione fondamentale d’arte dando dignità alle cose naturali e agli oggetti al pari di un qualsiasi soggetto sacro o mitologico. Ma cosa più rilevante ha assorbito gli insegnamenti di una figura prorompente come il Caravaggio senza mai cadere nella mera imitazione.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura 

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