Lezioni d’Arte – Alighiero e Boetti, ordine con un po’ di disordine, indispensabile

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Alighiero Boetti (Torino, 16 dicembre 1940 – Roma, 24 aprile 1994) artista concettuale, maestro indiscusso del pensiero ma soprattutto dell’arte estetica, ci ha lasciato moltissime opere d’arte, tanto che tutt’oggi si fa fatica a contarle e identificarle tutte.

Alighiero Boetti, 1974

Gli artisti concettuali non badavano molto all’estetica, si concentravano sul messaggio e sull’idea. Boetti rivoluzionò questo mondo, rendendo la bellezza nelle sue opere d’arte un aspetto primario ed essenziale. Il protagonista rimaneva sempre l’artista, il suo mondo interiore e la sua anima, ma l’estetica era fondamentale nei suoi racconti. Opere belle agli occhi, ordinate, eleganti e realizzate tutte con materiali ultra leggeri e semplici. Opere estremamente fragili come la sua poetica.

Tutto può essere utilizzato ai suoi occhi per fare dell’arte e tutti possono esserne in grado. Boetti è un artista così profondo da utilizzare l’ovvio come medium artistico. Tutti potrebbero realizzare i suoi stessi lavori, eppure nessuno lo fa. Nessuno presta attenzione al linguaggio, all’importanza e alla bellezza delle parole, del loro ordine visivo, alfabetico. Nessuno si concentra su questo tema essenziale: il linguaggio, la prima cosa che impariamo venuti al mondo. Tutti, indistintamente. Comunicare è un atto che ci unisce, che determina la nostra esistenza, la nostra personalità. L’artista Boetti ne percepisce l’importanza e scruta e studia la felicità visiva delle lettere. Il loro aspetto elegante, ordinato e logico è perfetto per la sua concezione artistica.

La mente è un misterioso meccanismo che unisce questi elementi visivi e ne trasmette il significato. Dall’insieme delle lettere nasce la parola, dall’insieme delle parole nasce un concetto. E così da un segno tanto elementare appare davanti ai nostri occhi tutto un immaginario, un racconto, una poesia, una sensazione che cerca nel disordine indispensabile della vita, di ordinare. L’uso e l’abuso del linguaggio, che solo un maestro indiscusso del pensiero come Alighiero Boetti poteva rivelare.

Mappa, 1973

In un quadrato, geometria perfetta e contenuta, inserisce le lettere che devono seguire un ordine ben preciso: da sinistra a destra e viceversa, dall’alto al basso. Poesie disegnate visivamente in ricami elegantissimi.

Agli inizi degli anni Settanta, dopo un viaggio in Oriente, Boetti torna a Roma con questa idea. Decide di inviare dei disegni con delle parole alle donne ricamatrici dell’Afghanistan e saranno loro a realizzare i preziosi ricami, tra le opere più caratteristiche dell’artista, insieme alle mappe. Un lavoro certosino che richiedeva molto tempo. Un tempo che Boetti non poteva permettersi, per non bloccare la sua attività creativa in piena esplosione, e che faceva impiegare ad altri. Negli anni Sessanta l’opera d’arte non dimentichiamoci che aveva subito proprio questo cambiamento: non più la condizione di unicum ma pensata in serie e realizzata manualmente da altri artigiani. Il pittore lanciava solo l’idea, il contenuto.

Non è una sorta di pigrizia ma una fortuna che l’artista vive.

A come Alighiero, B come Boetti, 1988

Boetti si concentra sull’elaborazione mentale, sul progetto e sull’idea. Relega l’esecuzione materiale ad anonimi e sconosciuti esecutori. È il massimo della bellezza per l’artista torinese, donare soltanto il concetto. Non scegliere altro. I testi ogni volta sono diversi, poesie, massime, pensieri isolati, estrapolati dal suo disordine artistico. Il codice di lettura è ben organizzato e ordinato, l’aspetto è elegante e forse è il motivo di tanto successo. L’intenzione è soffermarsi sulla parola e sul linguaggio. La bellezza di questi quadrati deriva dall’abilità di aver utilizzato i fili del ricamo come pennelli, per dar vita a sfumature cromatiche che sono combinazioni impossibili da prevedere, capaci ogni volta di sorprenderci e di scoprire un’opera nuova pur nella riproducibilità seriale.

Un artista variegato che racconta tutta la gamma cromatica possibile, che unisce l’Oriente e l’Occidente, ordine e disordine, nella sua poetica tutta originale che unisce il doppio e l’unicità. Alighiero e Boetti, come amava firmarsi.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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