Il sonno che ci fa sognare e proteggere il nostro profondo Io

0 1.381

Il sonno viene come l’avanzare della marea.
Opporsi è impossibile. È un sonno così profondo che né lo squillo del telefono né il rumore delle auto che passano fuori mi arrivano all’orecchio.
Nessun dolore, nessuna tristezza laggiù: solo il mondo del sonno dove precipito con un tonfo.

B. Yoshimoto

Chi non è affascinato dal sonno? Chi almeno una volta nella vita non si è chiesto perché dormiamo e perché sogniamo? Il sonno attrae l’essere umano fin dall’antichità. Sono numerose le domande correlate al momento in cui siamo tra le braccia di Morfeo: perché dormiamo? A cosa servono i sogni? Nei sogni c’è la verità o l’illusione? L’interesse per ‘’attività onirica è continuato nel corso dei secoli e continua anche oggi dove, attraverso le più avanzate tecnologie, è possibile studiare empiricamente uno dei momenti maggiormente prediletti da tanti di noi, il sonno, perché ci dà la possibilità di staccare dalla solita routine quotidiana, dagli affanni e ansia che ci attanagliano durante il giorno.

Grazie a numerosi studi, ricerche scientifiche e psicologiche si può affermare con assoluta certezza che il sonno è una delle attività più importanti. Da una recente ricerca è emerso infatti che la limitazione cronica del sonno a 6 ore (o meno) a notte, ha prodotto dei deficit a livello di prestazioni cognitive che equivalgono a circa 2 notti di privazione totale del sonno. Cosa vuol dire? Che dormire 6 ore a notte, anche se a noi sembrano abbastanza, in realtà riduce sensibilmente le nostre prestazioni cognitive nello stato di veglia. Questo è un fattore di non poca importanza, per cui, bisogna pensare bene a che ora si va a dormire, specialmente se si è soliti fare le ore piccole frequentemente. D’altra parte è anche comprensibile che sia la sera il momento che abbiamo a disposizione per fare tutto quello che non riusciamo a fare durante il giorno: questo è un bel circolo vizioso che porta con sé implicazioni di natura sociale che tuttavia non saranno approfondite in questa sede.

Facciamo un salto nel passato. Nell’antichità e anche in molte popolazioni primitive contemporanee, il sonno è stato paragonato all’esperienza della veglia, anche se – come ovvio che sia – sussiste una differenza qualitativa. Ciò non toglie comunque che, tra la veglia e il sonno, esiste un discrimine particolarmente labile che attrae forse ancora di più dell’attività onirica in sé. L’aspetto interessante e comune nell’antichità circa il giudizio sul sonno, e più in particolare sui sogni, è che questi venivano considerati dei messaggi delle divinità. Questo emerge con forza dai poemi omerici in cui i sogni vengono interpretati come manifestazioni del divino, per cui considerati come realtà oggettive. Questo elemento può essere paragonato – con le dovute precauzioni e accortezze – a quanto sostiene Freud nella psicoanalisi: i sogni rappresentano messaggi del nostro Io interiore e comprenderli, ma soprattutto interpretarli, equivale a conoscerci e in qualche modo a proteggerci. Perché proteggerci? Perché non bisogna dimenticare che la consapevolezza di sé è il primo passo per capire cosa può ferirci e cosa può migliorarci.

Uno tra i filosofi antichi che più si sono interrogati sul sonno è Aristotele il quale, specialmente durante la prima produzione intellettuale, ha posto al centro delle proprie indagini l’attività onirica dei viventi soprattutto per quanto riguarda la relazione di anima e sonno. In particolare ciò che Aristotele sostiene è che, essendo sonno e veglia opposti, devono appartenere con certezza alla medesima parte del vivente. In questo modo, il sonno veniva considerato come una privazione della veglia e la veglia come una privazione del sonno. Questi due opposti vengono comunque ritenuti necessari allo stesso modo e in modo emblematico – e abbastanza lungimirante – il sonno viene considerato da Aristotele come una necessità per preservare la vita dell’essere vivente. Nelle varie riflessioni filosofiche sul sonno, Aristotele considera questo come una delle esperienze che più somiglia alla morte.

Ma non solo: il sonno rappresenta lo stato in cui l’anima si trova ad essere libera, avendo la possibilità di assumere la sua natura più profonda lontana dalle convenzioni sociali. Non è quello che in fondo proviamo noi quando andiamo la sera a letto? Oppure, se la nostra giornata è faticosa e sentiamo di separarci sempre più dal nostro Io, non sentiamo il bisogno di rifugiarsi nelle coperte, al riparo e lasciarci andare alle palpebre che si chiudono permettendoci di non avere nessun tipo di maschera che ci costringere ad essere ciò che non siamo?

Vanessa Romani per MIfacciodiCultura

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.