Il gusto originale e rivoluzionario di Giovanni Fattori nell’Italia dell’Ottocento

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Nel panorama artistico italiano del XIX secolo il grande protagonista, in grado di confrontarsi con i più noti impressionisti, arrivava dalla Toscana: Giovanni Fattori (Livorno, 6 settembre 1825 – Firenze, 30 agosto 1908), leader dei Macchiaioli. Rivoluzionari nella vita e nell’arte il gruppo di patrioti ritraeva la natura e la realtà dal vero con macchie di colore sulla tela.

Giovanni Fattori
Autoritratto, 1854

La Toscana è la terra madre di tutto il movimento, con le sue campagne brulle, le spiagge bianche, le rocce impervie. Centro propulsore di questo “nuovo gusto” è il Caffè Michelangelo a Firenze, in cui si incontrano e si scambiano idee i giovani artisti italiani provenienti da contesti molto diversi tra loro. Nonostante la sua personalità introversa e taciturna il livornese Fattori è sempre presente e partecipa attivamente agli incontri del Caffè. Orgogliosamente toscano, umile artista con forti speranze unitarie -presto disilluse- crede nell’impegno sociale. La sua tavolozza esprime l’interesse per la realtà, per il “vero” e la riproduzione a macchia delle luci e delle ombre

In realtà il nome è dato dai critici del tempo in senso dispregiativo. Il colore sulla tela, senza alcun disegno preparatorio, era contrario ai principi accademici e rendeva il quadro semplice, simile ad uno schizzo e non ad un’opera finita. Pregiudizi che inizialmente il gruppo dei Macchiaioli dovette affrontare, in un clima in cui la macchia di colore era utilizzata come bozzetto, come prova di colore e di luce. Fattori l’adopera per esplorare i paesaggi, la realtà, dipingendo il vero “dal vero”. Nella macchie accostante c’è tutto ciò che osserva con estrema attenzione.

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Il campo italiano alla battaglia di Magenta, 1862

Leit motiv per molti macchiaioli sono i paesaggi aridi, selvaggi, la Maremma abitata da contadini, uomini umili e da lavoratori. I soggetti prediletti dall’accademia pittorica spariscono, non ci sono più pose classiche e statiche di soggetti letterari e mitologici, ma c’è l’attenzione alla realtà quotidiana, al lavoro e alla propria terra. Non c’è più alcuna descrizione dei dettagli più minuziosi, la forma viene sostituita dal colore e dalla luce.

Nell’Italia unita i protagonisti diventano i suoi cittadini, i suoi colori e i suoi paesaggi. Opere che immortalano un frammento di vita di suore, di soldati, di lavandaie e pescivendole, il popolo a passeggio e le signore sulle rotonde. Non dimentichiamoci degli animali! Giovanni Fattori si concentra  su ciò che vede dalla finestra del suo studio: soldati francesi che attraversano le distese delle Cascine. Il suo occhio attento è colpito subito dalle divise, rosse, bianche e blu, che riproduce fedelmente giustapponendo sulla tela macchie pure di colore.

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In vedetta, 1872

I contrasti cromatici sono l’essenza dell’opera dei macchiaioli, dove la luce e il colore bianco del paesaggio la fanno da padrona. I  combattenti però non hanno volto, identità o storia, sono uomini comuni in cui tutti possono anzi devono riconoscersi. I contadini sono macchie nere, rilegati in penombra. Così i veri protagonisti sono i colori che danno vita al paesaggio: il giallo, il rosso, il bianco e il blu che raccontano la Maremma toscana, maestosa e solitaria dell’Ottocento in cui l’artista amava rifugiarsi per ritrovar se stesso.

Alejandra Schettino per MIfacciodiCultura

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