Giovanni Verga, l’uomo del Vero e della Sicilia rurale

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«Illustre amico, sono stato al Municipio per avere la data precisa che desidera conoscere: 31 agosto 1840, Catania. Io invece credevo fosse il 2, oppure l’8 settembre dello stesso anno. Eccomi dunque più vecchio di una settimana, ma sempre con grande stima ed affetto per Lei». Scrive così Giovanni Verga, nel marzo del 1915 a Benedetto Croce, riguardo la sua data di nascita. Ancora oggi, infatti, non ci sono notizie certe relativamente al luogo e alla data di nascita del celebre scrittore e drammaturgo italiano.

Giovanni Verga, l'uomo del Vero e della Sicilia rurale

Sebbene all’anagrafe la venuta al mondo di Verga sia registrata a Catania il 2 settembre 1840, ci sono buone possibilità che il piccolo Giovanni, nato prematuro di sette mesi, sia in realtà stato dato alla luce in un paesino di campagna denominato Vizzini, e che la nascita sia avvenuta proprio qui, tra il 29 e il 31 agosto del 1840. La località era, infatti, stata scelta come rifugio dalla città di Catania, poiché all’epoca si era diffusa un’epidemia di colera che avrebbe potuto infettare la madre e il nascituro. Il fatto che, agli atti, la data di nascita sia stata posticipata,dipende dall’inevitabile spostamento che i genitori hanno dovuto affrontare da Vizzini a Catania subito dopo la nascita del bambino.

Il piccolo Giovanni Verga cresce in quel di Catania, e compie i suoi studi presso la scuola di don Antonino Abate, fervente patriota e repubblicano dal quale apprende il gusto letterario romantico e il significato di patriottismo. Proprio sulle orme delle nozioni apprese nel suo percorso di studi, a soli sedici anni compone il suo primo romanzo d’ispirazione risorgimentale intitolato Amore e Patria che, però, non verrà mai pubblicato, poiché fu considerata un’opera immatura.

Ad oggi noi tutti conosciamo Verga per essere, insieme al suo amico Luigi Capuana, uno dei massimi esponenti  della corrente letteraria del Verismo. Fu proprio Capuana, infatti, ad introdurlo nel panorama letterario milanese, grazie al quale, a partire dal 1872, entrerà in contatto con l’ambiente degli scapigliati e il secondo romanticismo lombardo. Questo periodo sarà fondamentale per la crescita e per la produzione letteraria di Verga: si tratterrà, infatti, a Milano fino al 1893.

Il primo a parlare di Verismo era stato Gennaro Antonio Anastasio, attraverso la teorizzazione della “poesia del vero”. Verga, che fino a quel momento poteva essere collocato tra i tardoromatici, inizia così una produzione interamente votata al Verismo, che aveva come scopo ultimo quello di descrivere le condizioni socio-culturali tipiche delle realtà meridionali, attraverso una narrazione impersonale, di modo che il lettore non potesse essere influenzato in maniera alcuna, ma potesse, bensì, conoscere la realtà così come veniva descritta. Proprio il profondo realismo con cui vengono illustrate le realtà contadine, è dato dall’utilizzo di un linguaggio non colto e privo di segni grammaticali.

Giovanni Verga, l'uomo del Vero e della Sicilia rurale

Tra le principali opere veriste di Verga troviamo: Nedda (1874 – opera anticipatamente verista), Vita dei Campi (1880 – una raccolta di novelle ispirate alle sue esperienze adolescenziali trascorse nella campagna siciliana), I Malavoglia (1881), Novelle Rusticane (1882 – racconti sempre legati all’ambiente rurale siciliano), Per le vie (1883 – un’opera che riprende le tematiche delle Novelle Rusticane cambiando l’ambientazione, che stavolta è cittadina), Mastro Don Gesualdo (1889).

Ovviamente la produzione di Verga, durante l’arco di tutta la sua vita, sarà vastissima, ma sicuramente si può attribuire alle opere sopracitate una maggiore fama e rilevanza in fatto di innovazione letteraria.

Giovanni Verga muore a Catania il 27 gennaio 1922 a causa di un’emorragia cerebrale seguita ad un ictus sopraggiunto 3 giorni prima. Lascia in eredità una vasta produzione letteraria e l’accurata e delicata descrizione verista della sua amata Sicilia e di quelle campagne che lo hanno cresciuto.

Lucia Giannini per MIfacciodiCultura

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