Ricordiamo oggi la madre di Frankenstein: Mary Shelley

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 Nasceva oggi, 30 agosto 1797, Mary Shelley, scrittrice, saggista e biografa inglese, celebre in tutto il mondo per il suo romanzo gotico più famoso: Frankenstein.

Mary Shelley, la sua vita e le sue opere riflettono appieno la tensione percepita alla fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, periodo di rivoluzioni scientifiche, lacerazioni sociali e mutamenti nello stile di vita. Nata a Londra nel 1797 da una famiglia intellettualmente molto impegnata, figlia di due filosofi, le venne fornita una ricca educazione e le fu permesso di portare sempre avanti i suoi ideali politici. La madre morì quando aveva solo 12 anni e il compito di crescerla spettò al padre, William Godwin, che si risposò con una matrigna non molto apprezzata da Mary. Fu una ragazza molto fortunata dato che la famiglia la portò spesso in viaggi d’istruzione e le permise di assistere a visite di intellettuali importanti come Samuel Taylor Coleridge, inoltre ebbe una governante, un tutore e libero accesso alla libreria di casa. Nel 1814 fuggì in Francia con il suo amante, il poeta e filosofo radicale Percy Bisshe Shelley dal quale abbe una figlia che morì, però, dopo il parto. Questo fatto trascinò la scrittrice in una grave depressione e iniziò ad essere ossessionata dall’immagine della bambina, ma, fortunatamente, qualche anno più tardi riuscirono ad avere un figlio, William.

478px-Frankenstein's_monster_(Boris_Karloff)Il romanzo Frankenstein, o il Prometeo Moderno nacque nel 1816, durante una vacanza estiva al lago di Ginevra presso la casa del poeta Lord Byron. Mary e Percy in quel periodo discutevano con gli altri intellettuali di tematiche come la rianimazione di materia morta e la possibilità di ricomporre un essere umano e dargli vita. Fu proprio Byron a proporre un nuovo gioco: ognuno avrebbe dovuto scrivere una storia di fantasmi ed è proprio da qui che scaturì l’opera più famosa di Mary Shelley. Nato inizialmente come romanzo breve, divenne un vero e proprio romanzo su suggerimento di Percy Shelley e venne pubblicato anonimo nel 1818, momento in cui Mary dichiarò di sentirsi finalmente un’adulta. Il capolavoro venne poi ripubblicato nel 1831, rivelando al mondo chi ne era l’autrice. L’immagine del mostro presentata dalla Shelley può essere ricondotta alla paura per il processo tecnologico che stava attanagliando gli uomini di quel tempo e l’ispirazione per questa tematica è stata influenzata dal Galvinismo e dagli esperimenti fatti sui cadaveri. Un romanzo come questo non poteva non attirare l’attenzione cinematografica che, a partire dal 1910, sfornò una serie di film, parodie, musical e tanto altro ancora.

La sua opera continua a vivere nel tempo anche grazie a produzioni televisive, fumetti e cartoni animati, nessuno si sarebbe mai immaginato che un romanzo considerato gotico, nato da un gioco di storie di fantasmi, avrebbe potuto ottenere un successo così grande e così duraturo. Mary Shelly morì nel 1851 per quello che venne definito un tumore al cervello ma la sua opera le sopravvisse e, anzi, vive ancora oggi.

Mary Shelley è nata ed è vissuta nel sangue, e se è possibile usare una metafora squisitamente romantica, ha scritto con il sangue. Non il flusso vitale e furioso della vita, ma piuttosto un rivolo scuro, raggrumato, il rivolo che scivola via dal corpo e che conduce verso la morte.

Elena Digonzelli per 9ArtCorsoComo9

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