Polifonia, multiculturalità ed esistenzialismo: l’arte di Saul Bellow

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Polifonia, multiculturalità ed esistenzialismo: Saul Bellow (Lachine, 10 giugno 1915 – Brookline, 5 aprile 2005) riassumerebbe così i tratti essenziali della sua biografia e della sua opera, che gli è valsa il Nobel per la letteratura nel 1976 per le sue analisi dell’umanità e della cultura contemporanea.

Saul Bellow

Polifonico e multiculturale è il contesto in cui nacque l’autore: nato Solomon Bellows da una famiglia ebraico-lituana arrivata a Montréal da San Pietroburgo nel 1913, parlava inglese e yiddish con i fratelli, sentiva i genitori parlare il russo ed apprese anche il francese. Questa eterogeneità multietnica e plurilinguistica, unita alle difficili condizioni di salute (Bellow soffrì di polmonite e peritonite) confluiranno nel suo macrotesto esistenzialista, venato da continue riflessioni sul senso della vitaTransnazionale e multiculturale fu anche la sua rete di conoscenze: da Alberto Moravia e Ignazio Silone fino a Maurice Merleau-Ponty, Albert Camus, Dylan Thomas e Stephen Spender. L’occhio indagatore sull’instabilità della vita e dell’esistenza deriva inoltre dalla sua formazione di antropologo, un percorso accademico che l’autore riuscì a portare a termine nonostante le sue molte difficoltà economiche e personali.

 

Lo scrittore esordisce così con il suo primo romanzo nel 1944 con Dangling Man (L’uomo in bilico). L’opera si configura come diario filosofico del disoccupato Joseph e delle sue frustrazioni personali prodotte dalle relazioni familiari e interpersonali. Paradossalmente, a porre fine al suo travaglio interiore è la chiamata al fronte per la Seconda Guerra Mondiale. È d’uopo riflettere su questo punto: soltanto un’esperienza annichilente come quella bellica riesce ad alleviare la tensione di un uomo tormentato.

A completamento de L’uomo in bilico esce nel 1947 il romanzo The Victim (La vittima). Il protagonista è ancora un ebreo di nome Asa Leventhal, che resta vittima di quello che Freud definì come il perturbante, cioè una sua vecchia conoscenza di nome Kirby Allbee. Kirby accusa Asa di avergli distrutto l’esistenza: a causa sua ha perso il lavoro e la moglie, sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico e questo fatto lo ha spinto a cercare conforto nell’alcolismo. Ciò porta Asa a quella che si potrebbe definire un’epifania catartica, riuscendo a comprendere che quello che veramente conta nella vita è l’amore e l’amicizia. Il romanzo frappone così due personalità opposte, il pragmatico Asa e il filosofico Kirby, in una sorta di romanzo di formazione e di liberazione per il primo.

Saul Bellow
L’uomo in bilico

Uno dei romanzi più celebri di Saul Bellow è indubbiamente Henderson the Rain King (1959, Il re della pioggia). Il testo si configura come ribaltamento di uno dei miti dell’ideologia statunitense, il sogno americano. Eugene Henderson, il protagonista e poi re eponimo, capisce che non può realizzare al meglio le sue potenzialità in America, ma soltanto in Africa. Sarà in Africa che potrà finalmente affrontare questioni spirituali e filosofiche, via dalla pazza folla del brulicante continente americano. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un romanzo di formazione con tinte romantiche, in quanto a essere in gioco sono le passioni e i desideri di Eugene, realizzabili soltanto lontano da casa. La situazione di Eugene fa pensare al bel film del 2010 Mangia prega ama diretto da Ryan Murphy, dove Elizabeth Gilbert (interpretata da Julia Robertsintraprende un simile cammino di riscoperta personale lontano da casa.

 

Il testo più autobiografico della produzione di Bellow è Herzog (1964), dove l’insoddisfatto accademico ebreo Moses Herzog passa in rassegna la sua esistenza attraverso una serie di flashback. Herzog è in cerca di se stesso, come sostiene più volte:

Io sono così e così e continuerò a esserlo. E perché combattere contro questa realtà? Il mio equilibrio deriva dall’instabilità.

Sfruttando il titolo di un saggio recentemente uscito, Platone è meglio del Prozac di Lou Marinoff, si potrebbe credere che la filosofia e le grandi menti del passato potrebbero offrire un appiglio epistemologico al protagonista. Ma non è così:

La luce della verità non è mai lontana e nessun essere umano è troppo trascurabile o corrotto per giungere ad essa.

Non servono i filosofi: chiunque può scoprire la verità perché alla fine è accessibile a tutti. Saul Bellow è il contraltare della società liquida e della sua certezza, il quale ci invita a riscoprirci senza mai arrenderci o abbatterci.

Andrea Di Carlo per MIfacciodiCultura

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