Emilio Salgari: un veronese tra tigri e corsari

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Emilio Salgari: un veronese tra tigri e corsari

image1 (1)Emilio Salgari è stato uno di maggiori autori di romanzi di avventura del secolo scorso. Nato a Verona il 21 agosto del 1862, questo scrittore ha fatto sognare generazioni e generazioni grazie alle sue avventure, nate dall’immaginazione di un ragazzo di ventun’anni con la passione per il mare.

Autore a tutti noto per romanzi come Il Corsaro Nero e Le Tigri di Mompracem, Salgari iniziò gli studi del Corso per Capitani di Lungo Corso, appassionato dall’idea di viaggiare per mare a caccia di avventure. Ma bocciato dopo i primi esami, decise che la sua strada non sarebbe stata quella. Mete esotiche, vascelli e nave con vele gonfie sarebbero rientrare nella sua vita in una forma ben differente: quella delle pagine dei romanzi.
Già dall’età di sedici anni, un Salgari molto giovane aveva deciso di prendere in mano la penna per comporre racconti dal carattere fantastico, alla ricerca dei segreti di luoghi sconosciuti, di terre esotiche, di percorsi mai battuti in compagnia di personaggi avvincenti.

Il successo giunge nel 1884, quando pubblica a puntate per la rivista La Nuova Arena di Verona, della quale era redattore, la storia che lo renderà famoso: La Tigre della Malesia. È con questo primo racconto sui pirati dei mari del Borneo che l’attenzione descrittiva e l’inventiva quasi teatrale di Salgari emergono, dando vita ad uno dei personaggi diventato leggenda della letteratura italiana, Sandokan.

image2 (1)È la ricerca di avventura ad ispirare la scrittura di Salgari che, attraverso la parola, esplora luoghi nascosti, ignoti, esotici vivendoli non da esterno osservatore ma entrandovi dentro grazie alle vicende ed al susseguirsi infinito e incalzante dei suoi personaggi. Sono proprio quest’ultimi a caratterizzare la narrativa salgariana: sono i soggetti che incollano il lettore alle pagine. Il segreto? «Narrare ciò che il lettore vorrebbe essere». Questo è il modus attraverso il quale Emilio Salgari sceglie i suoi attori, pronti a vivere nei suoi scenari quelle avvenute di pericoli, fughe e scontri che la sua mente creava.

Tra le sue idee vi era chiara quella per cui tutti vorrebbero essere un animale: non un animale domestico le cui caratteristiche sono spesso più umanizzate che altro, ma un animale feroce, privo di qualsiasi connotazione o sovrastruttura psicologica. È l’istinto a muovere con semplicità e linearità i comportamenti umani che si riversano tanto nelle trame quanto nello stile, da Sandokan, la tigre, a Tremal-Naik, il serpente.

Così i personaggi e le storie di Salgari rivangano quei personaggi della mitologia classica non inibiti dai sostrati sociali nell’obbligo dell’apprezzamento dei buoni sentimenti: crudeltà, ferinità, azione, forza, non vengono censurati nei romanzi dove inseguimenti, minacce e dialoghi serrati fanno di ogni personaggio, anche secondario, il protagonista della scena sempre caratterizzata dal chiaroscuro dello sfondo marittimo.
Se infatti gli uomini bestiali sono sotto i riflettori della narrazione, gli sfondi, dal saturo cromatismo descrittivo, non possono dirsi in un secondo piano, anzi risultano il perfetto luogo per ricreare quell’atmosfera magica, ludica e rituale che coglie i tratti più primitivi e spesso repressi dell’animo, senza condanne, senza eccessi, solo con una fascinazione per il dettaglio d’avventura di carattere ferino.

Sara Cusaro per MIfacciodiCultura

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