In viaggio alla scoperta delle Sette Meraviglie del mondo antico

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Viaggiare porta a scoprire bellezze uniche nel loro genere e celeberrime sono le Sette Meraviglie del mondo antico.
Un’idea che viene da molto lontano se si pensa che la datazione della lista delle meraviglie è da collocarsi nel III secolo a.C., dal momento che due delle sette sono il Faro d’Alessandria, costruito intorno al 300 a.C., e il Colosso di Rodi che crollò a causa di un terremoto nel 226 a.C.
Verso la fine del IV secolo a.C., con Alessandro Magno, la Grecia aveva conquistato gran parte dei popoli evoluti, fra cui Egizi, Babilonesi e Persiani. Rimasti sorpresi dalla maestosità degli edifici visitati, alcuni Greci iniziarono a registrare ciò che videro in quel mondo divenuto ormai un unico e grande “paese”. Nei primi scritti gli antichi Greci parlavano di Theamata, traducibili in “cose da vedere”, mentre la parola meraviglia viene successivamente. Il primo riferimento scritto alle Sette meraviglie è una poesia di Antipatro di Sidone del 140 a.C. che celebra le Sette Meraviglie per la loro bellezza, maestosità e infausto destino: infatti esse rimasero visibili contemporaneamente per soli 54 anni!

Mausoleo di Alicarnasso

Di queste Sette Meraviglie rimane ben poco e solo la Grande Piramide di Giza, la più antica fra tutte, è giunta sino a noi con una forma sostanzialmente simile a quella che doveva avere nell’antichità. Per oltre 3800 anni è stata la più alta struttura artificiale del mondo: infatti solamente nel 1300 d.C. è stata superata dalla Cattedrale di Lincoln in Inghilterra.
Terremoti ed incendi distrussero invece gli altri edifici, dei quali vennero spesso utilizzati i materiali per realizzare nuove costruzioni.

Dedicato alla dea Artemide, il Tempio si trovava ad Efeso, nell’attuale Turchia: distrutto in un incendio nel 356 a.C., fu ricostruito da Alessandro Magno e oggi ne rimangono solo pochi blocchi di pietra.

Il Faro di Alessandria è considerato una delle realizzazioni più avanzate dell’ingegneria ellenistica. Costruito sull’isola di Pharos, di fronte al porto di Alessandria, era alto circa 134 metri e rimase in funzione per sedici secoli fino a quando due terremoti lo danneggiarono irreparabilmente.

Colossi di Rodi

Realizzata in oro e avario, nella cosiddetta tecnica crisoelefantina, dallo scultore Fidia nel 436 a.C., la statua di Zeus Olimpio, alta 12 metri, era collocata nella navata centrale del Tempio di Zeus ad Olimpia: il dio, seduto su un trono di ebano, sorreggeva con la destra una Nike e con la sinistra lo scettro dell’aquila. Restò ad Olimpia per ottocento anni per poi entrare a far parte della collezione di opere d’arte di Lauso, che la pose nel proprio palazzo a Costantinopoli, il quale purtroppo andò distrutto nell’incendio della città nel 475 a.C.

Il Mausoleo di Alicarnasso era una tomba, fatta costruire dalla sovrana Artemisia per il marito – e fratello – Mausolo nell’attuale Bodrum, in Turchia. Purtroppo venne distrutto da un terremoto ed oggi ne rimangono solo alcune rovine, però il Mausoleo è rimasto lo stesso eterno: la tomba di Mausolo era talmente bella e imponente che il termine mausoleo sarà usato da quel momento in poi per indicare tutte le grandi tombe monumentali.

Giardini Pensili di Babilonia

Dedicato ad Helios, dio dell’astro solare, il Colosso di Rodi era enorme, essendo alto circa 32 metri. Si trovava nel porto di Rodi ed era una sorta di porta d’ingresso alla città attraverso il mare. Il terremoto del 226 a.C. lo fece però crollare in mare: qui rimase sdraiato per circa 800 anni, fino al 653 d.C. quando gli Arabi portarono via la statua tagliandola in un numero imprecisato di blocchi.

Infine i Giardini Pensili di Babilonia, vicino all’odierna Baghdad in Iraq, furono costruiti nel 590 a.C. dal re Nabucondosor II, anche se la tradizione attribuisce la loro costruzione alla regina assira Semiramide che vi raccoglieva rose fresche tutto l’anno nonostante il clima arido. Dovevano essere di una bellezza stupefacente, ma secondo alcuni studiosi non sarebbero mai esistiti….

Rosa Araneo per MIfacciodiCultura

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