L’India di Hermann Hesse: un bisogno di vita

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L’India di Hermann Hesse: un bisogno di vita

Sin dalla tenera infanzia l’anima dell’India mi è risultata familiare: mio nonno, mia madre e mio padre erano tutti e tre vissuti a lungo in India, ne parlavano alcune lingue […], e a casa nostra vi erano molti oggetti indiani […]. In tal modo ho inconsciamente assimilato molto di quella cultura.

india-webEcco cosa scrive Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) in un suo saggio datato 1922. Questa influenza del mondo orientale è stata fondamentale per molti scritti del grande scrittore premio Nobel per la letteratura, tra cui è esemplare il famoso Siddhartha.

L’amore per posti come India e Cina si è rivelato per Hesse ben più di una semplice e comune attrazione per l’esotico. Si è trattato di un amore permeante, rintracciabile nelle righe – e tra le righe – di molte sue pagine, un sentimento di comunione e sintonia con quelle culture. Lo scrittore ha trovato nell’Est i suoi prediletti luoghi di evasione dalla realtà quotidiana, quella occidentale, che opprime e causa sofferenze e inquietudini esistenziali.
Le catene della realtà cittadina arrivano ad allentarsi in vista di un effettivo viaggio nell’India: il paese solo conosciuto attraverso ricordi e racconti dei suoi familiari diventa ora meta reale, speranza di individuare un toccasana spirituale. Nei suoi saggi, Hesse afferma di essersi dedicato per lungo tempo a studi su India e Cina, abituandosi a «respirare il profumo e il misticismo della poesia indiana e cinese». Nonostante tutto, compiendo il suo viaggio in India, dichiara di non essere comunque riuscito a trovare lo spirito di questa esotica terra. Siamo davanti a una sincera testimonianza di come quel luogo abbia avuto nella vita di Hesse una evidente dimensione esistenziale e non solamente culturale. Lo scrittore ha dovuto così continuare a cercare qualcosa che non faceva ancora parte di lui. E la stessa opera Siddhartha si inserisce in questo percorso di ricerca.

9780982499450Massimo Mila, nella nota introduttiva all’edizione Adelphi del testo in questione, ha sottolineato come la simpatia per la cultura orientale sia da sempre diffusa nell’area tedesca, evidenziando come le due realtà abbiano più punti in comune di quanto si possa credere (tra questi: la tendenza alla speculazione e alla contemplazione astratta). Siddhartha, perciò, si colloca su questa strada di congiunzione, proponendo un racconto tutto estrapolato da situazioni concrete e localizzate geograficamente. Il protagonista del libro compie un suo percorso interiore nel suo continuo relazionarsi con il mondo esteriore, scegliendo a proprie spese le vie più giuste da percorrere.

Da molti anni sono convinto che lo spirito europeo è in declino e ha bisogno di tornare alle fonti asiatiche.

Scrittori densi e profondi come lui sanno portare a galla tematiche e riflessioni che potremmo considerare intramontabili. Quanti di noi si sentono – oggi, nel 2016 – schiacciati da pensieri e ansie giornaliere? Pensieri che sovrastano il nostro raziocinio e prendono il sopravvento in ogni decisione. Cestiniamo allora l’etichetta di Hermann Hesse come scrittore noioso o troppo impegnativo. Proviamo a sfruttare penne straordinarie come la sua per trovare vie d’uscita dalla nebulosa routine. Non tutti possiamo permetterci di andare in India dall’oggi al domani per trovare il nostro percorso spirituale, ma possiamo leggere Siddhartha e cercare ispirazione dai passi del suo protagonista.

Sabrina Pessina per MIfacciodiCultura

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