“Narciso e Boccadoro” di Hermann Hesse, l’eterna lotta tra natura e spirito

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Approfondire tematiche e al contempo smascherarne le ipocrisie, i limiti, i processi mistificanti, è un’indagine meticolosa da sostenere, estremamente complessa. Ora, verrebbe da dire: se non Hermann Hesse, chi allora? Il Premio Nobel per la letteratura nel 1946, nonché uno degli autori più influenti del XX secolo, nelle sue opere ha raccontato l’inconciliabilità del mondo e la precarietà dell’esistenza umana. Tra queste, ne è un esempio Narciso e Boccadoro (1930), un romanzo che oltre a descrivere la storia di un’amicizia emotivamente coinvolgente, traccia una linea di demarcazione netta tra due tipi di autenticità, due modi di essere protagonisti della propria vita.

Tu sei un artista, io un pensatore. Tu dormi sul petto della madre, io veglio nel deserto.

Si svolge nel Medioevo monastico la storia dell’amicizia tra Narciso, un giovane monaco solerte, e Boccadoro, un artista creativo e vagabondo, tormentato dalla figura della madre perduta. Il loro incontro avviene nel convento di Mariabronn dove Narciso svolge le sue funzioni mentre Boccadoro viene inviato in quel luogo dal padre con la speranza che anch’egli possa avvicinarsi alla vita ascetica. I loro percorsi, diversi eppure così complementari, si fondono nello scopo di fare luce sulle zone d’ombra della propria essenza. Sarà proprio il giovane monaco, abile conoscitore di anime, ad indirizzare il suo allievo verso i sentieri della meditazione e della verità.

Non è il nostro compito quello di avvicinarci, così come non si avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra méta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparar a vedere ed a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

Narciso e Boccadoro

Profondo e raffinato, cinico e romantico, Narciso e Boccadoro anestetizza ogni tipo di paura, denuncia la troppa confusione che attanaglia l’uomo e le sue scelte. Hesse torna a rivelare il tema principale della sua lirica, l’eterno duello tra natura e spirito. L’opera presenta uno stile composto, condizionato da un simbolismo poetico. La narrazione è lenta, ricca di riflessioni, ma non per questo noiosa. Ogni descrizione, ogni attesa è magistralmente plasmata dalla penna eclettica dello scrittore tedesco naturalizzato svizzero; persino i dialoghi, intimi e scorrevoli, sono regolati sapientemente da una scrittura mistica, metaforica, a tratti forgiata dalla fantasia orientale, cultura tanto cara all’autore e tanto descritta in altre sue opere (Siddharta, Il lupo della steppa).

Ancora una volta: il livore percepibile di Hermann Hesse contro i compromessi che assillano i momenti significativi dell’esistenza, è una dichiarazione d’amore, di amicizia, decisa e urlante. Un’amicizia che ha permesso ai protagonisti di riscoprirsi con occhi nuovi, cuori più leggeri, corpi resilienti. Leggete Narciso e Boccadoroma non per essere felici, ma per capirci qualcosa su questo gioco, chiamato vita, che ci soffoca quotidianamente. Leggete Narciso e Boccadoro per imparare a scegliere, ma soprattutto a scegliersi.

Luigi Affabile per MIfacciodiCultura

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