Edward Potthast, il pittore del mare nel girotondo colorato di Montale

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Il pittore tedesco Edward Henry Potthast (Höxter, 13 agosto 1824 – Leobschütz, 13 febbraio 1898) potrebbe  apparire irriverente visto il momento che stiamo passando: quasi tutte le sue opere ritraggono, elogiano e traducono con tinte calde il mare. Una famiglia raggruppata in un girotondo di abiti leggeri, una donna che passeggia con un ombrellino alla Monet, bimbi che giocano a pallone in abiti leggeri e vivaci, una delle quattro fanciulle che quel giorno corre con delle ballerine bianche e un cappello rosso: leggerezza e niente più di questo. Quasi una canzone di Baglioni o una poesia di Montale che profuma di limoni, o finanche un azzurro di proustiane memorie d’infanzia: la mente s’abbandona, la testa vortica tra un’onda e l’altra e l’estate è lunghissima.

[…] più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni

(Montale, Ossi di seppia)

Moonlight stroll

Ricordi di ieri, memorie eterne di percezioni è quel che evocano i quadri di Potthast. Studioso di letteratura, teologia e storia, trasmette il candore delle sfumature della crescita. Si è ingenui e inspiegabilmente vividi, visceralmente felici per un nonnulla di fresco durante i caldi agosti, ma ci si innamora tra le primule immaginarie di Moonlight scroll. Una passeggiata nella notte, quando la luna cosparge gli ultimi bianchi nell’indaco attorno, e a breve sarà buio totale. Ma che importa alla coppia di omini stilizzati in primo piano, che s’avvicinano l’uno all’altro pronti a rivelarsi chissà quale segreto? E poi, anche qui sospirando l’ebbrezza di un sogno, un po’ meno al clair de lune ma cosparse dalla luce dei tardi pomeriggi, due fanciulle diafane indicano qualcosa che le attrae.

 

[…] Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità

(Montale, Ossi di seppia)

Ricordano vagamente Berthe Morisot per i bianchi candidi degli abiti e delle calzature, e i fiocchi suggeriscono una nobiltà appena consapevole nelle giovani età. Entrambe hanno gli occhi rivolti verso qualcosa che non è dato conoscere allo spettatore, il quale non è realmente lì ma soprattutto non è più giovane, non ha più quell’età. Un po’ come Aschenbach nel magistrale La morte a Venezia di Thomas Mann, divorato da un cocktail di fantasia e passionale nostalgia per qualcosa che non potrà mai conoscere nè consumare. Un epilogo passionale o mortale attende chi, curioso, punta all’orizzonte verso un orizzonte inviolato. Pur consapevoli che, nonostante tutto, ciò che oggi è attrazione domani potrebbe essere solo un caldo, vivace oppur sbiadito ricordo.

Isabella Garanzini per MIfacciodiCultura

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