Giorgio Vasari, l’umanista/artista che coniò la “Maniera moderna”

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Personalità centrale del Cinquecento toscano, ma soprattutto italiano, è sicuramente Giorgio Vasari (Arezzo, 30 luglio 1511 – Firenze, 27 giugno 1574).

Giorgio Vasari, l'umanista/artista che coniò la "Maniera moderna"

Egli non solo fu un importante pittore e – grazie all’amico Michelangelo – architetto, ma svolse anche un ruolo di importanza capitale per la storia e la critica d’arte. Infatti, su suggerimento di Paolo Giovio, nel 1550 Giorgio Vasari pubblicò la prima edizione de Le vite a Firenze. Erano il frutto di anni passati non solo a viaggiare nelle più importanti città italiane, ma anche a lavorare per i più celebri committenti.

Diciotto anni dopo, nel 1568 pubblicò la seconda edizione arricchita (detta giuntina): Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti. Opera omnia dell’arte, soprattutto toscana, raccontava le biografia degli artisti da Cimabue a Giorgio Vasari stesso. Il “toscanocentrico” racconto lasciava nell’ombra le scuole regionali come la lombarda, l’emiliana, la napoletana e la siciliana. Persino la scuola veneziana venne quasi interamente tralasciata, se non per Tiziano. D’altra parte il suo ingombrante ruolo nel panorama artistico dell’epoca non poteva proprio venire ignorato. Edita a Firenze, l’opera venne dedicata al grande mecenate di Vasari, il duca Cosimo I de’ Medici. I legami tra la potente famiglia di banchieri fiorentini e l’umanista/artista aretino vanno ricercate già nell’adolescenza di Giorgio Vasari. Questi nel 1524 frequentava le lezioni del poeta Piero Valeriano per Ippolito e Alessandro de’ Medici. Contestualmente, studiava con Michelangelo, Andrea del Sarto e Baccio Brandinelli. Strinse inoltre amicizia con Francesco de’ Rossi “Il Salviati” e ad Arezzo nel 1527 conobbe Rosso Fiorentino.

Giorgio Vasari, l'umanista/artista che coniò la "Maniera moderna"
Allegoria della giustizia, olio su tela, 1545, Museo di Capodimonte, Napoli

Nel 1531 giunse a Roma. Lì, su convocazione dei papi Giulio II della Rovere, Leone X Medici e Clemente VII Medici, erano giunti i più importati artisti della maniera moderna (Michelangelo e Raffaello), che Vasari studiò oltre all’Antico. Nell’Urbe, fu assunto dal cardinale Ippolito de’ Medici per lavorare nel palazzo in Campomarzio. Tuttavia già tra il 1532 e il 1536 si trovava a Firenze al servizio di Ottaviano de’ Medici, che lo introdusse alla corte di Alessandro de’ Medici.

Iniziò così per Giorgio Vasari un lungo periodo di viaggi e di commissioni, che lo portò da Roma, nel 1537, a Venezia nel dicembre 1541. Lì nel 1542 realizzò le scenografie della commedia la Talanta e il soffitto del palazzo privato di Giovanni Corner. Quindi ritornò prima a Firenze e poi a Roma. In seguito, si spostò a Napoli dove lavorò nel refettorio del Convento di Monte Oliveto e alla pala Presentazione della Vergine al Tempio.

Nel 1546 a Roma per il cardinale Alessandro Farnese affrescò il salone del Palazzo della Cancelleria. L’impianto iconografico prevedeva scene inerenti Le imprese di papa Paolo III indicate dall’umanista Paolo Giovio. L’impresa è nota come il Salone dei cento giorni.

Vasari nel 1554 fu chiamato a stabilirsi permanentemente nella Firenze del duca Cosimo I de’ Medici, divenendo così un arbitrer delle arti in Toscana.

Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, Firenze

Nel 1555 ristrutturò e decorò Palazzo Vecchio con la collaborazione di diverse personalità. Al piano nobile realizzò l’opera celebrativa ed encomiastica della Casa Medici: Quartiere di Leone X, ultimato nel 1562,  e il Quartiere degli elementi.

Successivamente, nel 1560, fu impegnato nella fabbrica degli Uffizi, conclusasi solo nel 1580 grazie a Bernardo Buontalenti e Adolfo Santi. Nel 1563 si occupò degli affreschi del soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, probabilmente l’opera per cui Giorgio Vasari è famoso in tutto il mondo. Questo fu ultimato quasi totalmente intorno al 1565, anno in cui Vasari cominciò il Corridoio Vasariano, che congiungeva gli Uffizi con Palazzo Pitti passando sopra Ponte Vecchio. Nel 1568 il Vasari avrebbe decorato anche le pareti del Salone dei Cinquecento, concluse solo nel 1572.

E fin qui basti aver parlato di me, condotto con tante fatiche nella età d’anni cinquantacinque, e per vivere quanto piacerà a Dio con suo onore et in servizio sempre delli amici e quanto le mie forze potranno in uno commodo et augumento di queste nobilissime arti.

Eulalia Testri per MIfacciodiCultura

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