Emily Brontë: la passione e il cupo desiderio dell’era vittoriana

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Emily Brontë: la passione e il cupo desiderio dell’era vittoriana

E credi che la tua gentilezza mi ha indotto ad amarti più profondamente di quanto farei se meritassi il tuo amore: e sebbene non potrei e non posso fare a meno di mostrarti la mia natura, me ne rammarico e me ne pento; e me ne pentirò e rammaricherò fino alla morte.

Cime tempestoseIn questa frase è riassunta la figura di Heathcliff, protagonista tormentato e misterioso di Cime tempestose, romanzo scritto da Emily Brontë nel 1847, riconosciuto in tutto il mondo come uno dei migliori esempi di letteratura inglese del XIX secolo. Si tratta anche dell’unico libro mai pubblicato dalla scrittrice.

La storia di Emily Brontë (nota anche come Ellis Bell, Thornton, 30 luglio 1818 – Haworth, 19 dicembre 1848) si lega immancabilmente a quella delle sue sorelle Charlotte, autrice di Jane Eyre, e Anne, autrice di Agnes Grey. Gli aspetti in comune tra le tre donne sono molti: per prima cosa, tutti i loro primi romanzi uscirono nel 1847, raggiungendo un grande successo di pubblico mentre esse erano ancora in vita oppure negli anni successivi. Secondo, tutte firmarono i loro racconti con degli pseudonimi maschili, temendo i pregiudizi del tempo nei confronti del mondo femminile: Currer Bell per Charlotte, Acton Bell per Anne e Ellis Bell per Emily. Infine, esse furono purtroppo anche legate da un destino comune, una morte precoce, sopraggiunta per tutte prima dei 40 anni. Emily morì di tubercolosi nel dicembre del 1847, a 30 anni; Anne fu colpita dalla stessa malattia e spirò nel maggio dell’anno dopo, a 29 anni; Charlotte invece subì le complicazioni legate alla gravidanza, che non riuscì a portare a termine, e si spense a 38 anni nel Marzo del 1855. Nelle sue lettere Emily attribuisce la causa della salute cagionevole di tutta la famiglia Brontë alle cattive condizioni sanitarie in cui vivevano, aggravate dal difficile clima inglese.

Sorelle Bronte (Emily è la seconda)La carriera di Emily, benché breve, fu comunque molto brillante, e cominciò nel 1846, quando pubblicò, insieme a Charlotte ed Anne, una raccolta di poesie, intitolata Poems by Currer, Ellis, and Acton Bell. Il libro non vendette molto, anzi, in diversi mesi furono acquistate solo due copie, ma questo non scoraggiò le Brontë. Fu quindi con l’uscita, l’anno successivo, di Cime Tempestose che il pubblicò conobbe veramente il nome di Emily Brontë (o, perlomeno, del suo pseudonimo Ellis Bell). La critica non adorò il romanzo, che ricevette buone e cattive recensioni, anche perché la sua inusuale struttura narrativa creò qualche confusione iniziale; la passione e la tensione sessuale presenti nella narrazione, però, convinsero i lettori che l’autore non poteva che essere un uomo. Fu considerato un esperimento molto controverso per il tempo, anche a causa della cruda rappresentazione della crudeltà fisica e mentale, che al tempo non era tipica. L’Examiner, ad esempio, scrisse che «…è uno strano libro. Ci sono segni di un grande potere di scrittura, ma nell’insieme è violento, confuso, incoerente e improbabile». Fu inoltre accusato di immoralità, in quanto il mancato pentimento di Heathcliff per le sue azioni era considerato inammissibile. Questa visione cambiò radicalmente in poco meno di un decennio, quando venne riconosciuto come uno dei più importanti romanzi del XIX secolo.

Capire Emily Brontë è difficile. La scrittrice conduceva una vita abbastanza ritirata e solitaria, per cui ogni testimonianza su di lei arriva dalla sorella Charlotte, che non può essere considerata una fonte neutrale. Ciononostante, ella riversava tutti i suoi sentimenti e passioni nella scrittura, rivelando un carattere attento ai comportamenti altrui, capace di riconoscere le tensioni e i cupi desideri di chi era intorno a lei, senza paura di trascriverli poi sulla carta. Ed è proprio questo coraggio ad aver lasciato il segno nella storia della letteratura, tanto da essere stata celebrata ed eletta a modello da molti scrittori contemporanei e posteri, una fra tutte Virginia Woolf, che così commentava il romanzo della Brontë:

Cime tempestose è un libro più difficile da capire di Jane Eyre, perché Emily era più poeta di Charlotte. Scrivendo, Charlotte diceva con eloquenza e splendore e passione «io amo», «io odio», «io soffro». La sua esperienza, anche se più intensa, è allo stesso livello della nostra. Ma invece non c’è “io” in Cime tempestose. Non ci sono istitutrici. Non ci sono padroni. C’è l’amore, ma non è l’amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L’impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro. (…) Il suo è il più raro dei doni. Sapeva liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti; con pochi tocchi indicare lo spirito di una faccia che non aveva più bisogno di un corpo; parlando della brughiera far parlare il vento e ruggire il tuono.

Eleonora Rustici per MIfacciodiCultura

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